martedì 13 ottobre 2009

Il papà di Giovanna

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2008, Pupi Avati.

Bologna, 1938. Giovanna è una ragazza con qualche problema psicologico, nemmeno troppo grave ma causa di costante e continua attenzione da parte del padre, professore nella stessa scuola frequentata dalla figlia. La madre è rassegnata invece nei suoi confronti, mentre il padre fa di tutto per consentire a Giovanna una vita il più normale possibile.

Un fatto tragico interverrà come un fulmine. Giovanna, in un impeto di gelosia, ucciderà proprio quella che era la sua migliore amica. Solo l'abilità di un ottimo avvocato le permetterà di evitare il carcere in un manicomio penale, a Reggio Emilia. Il padre, che si sente il solo responsabile della situazione, la seguirà, ogni giorno sarà da lei, si trasferirà a Reggio per starle più vicino, fino alla fine della guerra quando torneranno insieme a Bologna, loro due. E la madre? Che fine ha fatto?

Bellissimo ritratto di un padre devotissimo alla figlia. Non si possono emotivamente ignorare le sue sofferenze, ansie nei confronti della figlia.
Perfetto il ritratto "dei tempi", nei minimi dettagli, nei piccoli episodi, tutto estremamente funzionale alla trama.
Splendide, da incorniciare, anche le scene drammatiche dei fatti di guerra: c'è un tram, in un paesaggio devastato, che è poesia pura; il recupero dei corpi dopo un bombardamento.

Un Pupi Avati in grandissima forma. Silvio Orlando al solito bravissimo ed un Ezio Greggio che stupisce anche se non dovrebbe. Francesca Neri brava nell'interpretazione rispolvera i tempi migliori, quando era richiestissima nel cinema d'autore, peccato le storpiature chirurgiche subite dai suoi lineamenti in tempi recenti.

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