venerdì 16 ottobre 2009

Il Segreto del Bosco Vecchio

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1993, Ermanno Olmi

Il colonnello Procolo si congeda e una volta in pensione va ad amministrare, per conto del nipote Benvenuto, una terra di montagna dove si trova un bosco molto amato dalla gente del luogo, chiamato il Bosco Vecchio. Nonostante diverse "avvisaglie" che dovrebbero fargli capire che non si trova di fronte ad un luogo qualsiasi, il colonnello parte determinato col volerne sfruttare tutte le ricchezze che può fornire, in primis il legname. E' talmente deciso ed avido da tramare per disfarsi della presenza di Benedetto e potersi appropriare di tutta la tenuta...

Film "Olmiano" all'apogeo, bellissimo per amanti incondizionati di Olmi come il sottoscritto, certamente lungo e fin stucchevole per gli altri. Per me, ripeto, pur a una certa distanza dall'Albero degli zoccoli, questo film è bellissimo.

La pietas di Olmi qui abbraccia tutto, essere animati e non, senzienti e non. Tutti parlano e si esprimono, vivono nella fiaba. Gli animali e gli insetti, il vento, le ombre. Gli alberi non lo fanno direttamente, ma tramite i "geni" che vivono con essi e in essi. Procolo viene lentamente assorbito in questo mondo dove qualcuno o qualcosa ti vede e ti sente sempre e dove si percepisce una totale compenetrazione di tutto l'ambiente e di tutte le sue componenti.
Gli immobili e vivissimi alberi sono i protagonisti occulti di ogni scena, il simbolo di tutta la magia che pervade la zona. Forse, al di là dei "geni" citati, è l'aspetto meno fiabesco e più legato alla realtà di quanto non si pensi. Fin dai tempi antichi in molti luoghi, proprio dell'Italia, dove gli alberi hanno avuto ed hanno grande importanza, non è raro trovare nei loro confronti, in alcune tradizioni popolari o credenze vere e proprie leggi di vita che li riguardano. Per fare un esempio illustre, pare che Stradivari esigeva che il legno dei suoi violini, oltre che a provenire dal trentino, venisse tagliato tra il 20 ed il 21 di Maggio quando, diceva, tutti i boschi si mettono a cantare di concerto ed il legno è più adatto a suonare ma si possono fare mille altri esempi, legati alla produzione di qualunque manufatto col legno o sulla scelta degli alberi più adatti a star vicino a luoghi come chiese, cimiteri, piazze. Basta leggersi un po' di libri che narrano la tradizione contadina e boscaiola del nostro paese. Sicuramente sia Buzzati che Olmi non ignorano queste antiche sapienze, sempre in bilico tra realtà e leggenda, sempre legate a ragioni culturali e sociali e in qualche modo importanti a mantenere, per l'ambiente, il giusto rispetto.

Non ci può essere miglior interprete di Olmi dei romanzi di Dino Buzzati, a mio parere.
Perfetto Paolo Villaggio nell'interpretare il colonnello.

4 commenti:

  1. Salve, mi permetto di darti del tu come consuetudine tra "blogghers"! ;-)
    Sono capitato sul tuo blog tramite la ricerca di notizie su Yasujiro Ozu, questo regista così affasciante, a quanto pare.. Eh sì, perchè in realtà di lui non conosco praticamente nulla. Ma, dopo aver divorato il libro "L'eleganza del riccio", sono mostruosamente curioso di conoscere l'opera di questo maestro! Premetto che amo il senso estetico giapponese, la loro cultura, l'approccio zen e minimalista verso l'arte e la vita. Quindi credo di essere un buon potenziale estimatore, o no? ;->
    Ho quindi pensato di scriverti qui, sul tuo ultimo post (certo che leggerai di sicuro questo commento), per porti una domanda da un milione di euro: da quale opera di Ozu cominciare? Come detto, sono un novello (del cinema di Ozu e nipponico in generale).. Comincio con il ringraziarti comunque dell'attenzione e, chissà, magari della risposta!
    A presto!

    P.S: Non sai che piacere vedere qui la recensione di un film che amo - e di cui ho amato anche il libro: "Il segreto del bosco vecchio".. Pensa che dico sempre alla mia compagna: Se mi fossi disegnato io, mi sarei fatto come "il Bernardi"!

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  2. Ciao Lu, certo che si usa il tu fra bloggers! :-)
    Scusa se rispondo solo ora ma la mail di avviso m'è arrivata solo stamane.

    Guarda, anch'io sono "vittima" del libro che citi, e da come ti descrivi non potrai non amare Ozu. Io sto andando più o meno in ordine sparso, ma se uno ha intenzione di farsi una rassegna personale, l'ordine cronologico lo ritengo sempre il migliore. Ne ho guardato qualcuno tanto per valutare il reale valore (quelli citati nel libro) e poi sono ripartito dal primo film, muto, che ho trovato.

    Grande piacere di averti conosciuto. Scrivimi per email se vuoi dritte dove "procurarti" i film.

    Ciao

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  3. Ciao Roby,
    il piacere è mio! Grazie per la gentilezza e la celerità nel rispondermi. La risposta è saggia, e intelligente come mi aspettavo. Credo proprio che farò come mi consigli.. Vedrò se riuscirò a trovare qualcosa nelle cineteche - in più la cugina della mia compagna è assolutamente giapponofila, quindi chissà. Altrimenti scriverò a te per le dritte!
    Con il tuo permesso, parlerò di te e del tuo blog in un prossimo post!
    A presto,
    Lu.

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  4. Permesso, ovviamente, più che accordato.
    Ciao.

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