domenica 17 ottobre 2010

Un uomo da bruciare

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1962, Valentino Orsini, Paolo e Vittorio Taviani.

Esordio subito vincente dei fratelli Taviani - miglior opera prima a Venezia e riconoscimenti della critica - insieme ad un altro regista politicamente sensibile ed impegnato, Valentino Orsini. Una storia drammatica liberamente ispirata alla vita di Salvatore Carnevale.

Dopo una breve permanenza a Roma, Salvatore tornò a Sciara, paese d'origine in provincia di Palermo, ed operò in prima linea come sindacalista e contadino per ottenere le terre del feudo che la riforma agraria aveva appena dato loro diritto di utilizzare ed alla cui distribuzione, manco a dirlo, personaggi che Salvatore già chiamava Mafia si opponevano. Devo proseguire col racconto della trama?

Purtroppo è un copione che noi italiani conosciamo bene e che in ogni caso, proprio in quanto italiani, dovremmo ripassare e ripassare e ripassare. Bianco e nero poetico e carico di emozione (ci sono delle scene in campo aperto spettacolari), col solito Volonté per il quale non ci sono aggettivi, attore che ha onorato la nostra cinematografia.

Non ho molto da dire se non che è una storia forte, intensa e d'esempio. La solitudine di Salvatore in certi momenti mi ha molto ricordato un altro eccellente personaggio, Peppino Impastato, splendidamente ritratto nel film I Cento Passi. Anche qua, come nel film di Giordana, non siamo di fronte ad un'opera da interpretare o discutere più di tanto in termini cinefili: va dritto al punto e senza scorciatoie o compromessi. Il miglior commento "cinefilo" che si può fare è: grazie regista, hai reso onore ad un grande personaggio con un'opera degna, con l'Arte, e non facendo della fetida fiction retorico-celebrativa.

C'è stato un breve momento che mi ha proprio scosso!, quando si rivolge alla madre dicendo semplicemente "ma che sono io? che faccio?" spiegando come meglio non poteva, con una domanda, che la sua vita non aveva senso se non lottava per i suoi ideali di giustiza, e la risposta della madre, laconica e conservativa, fu "fai quello che fanno gli altri! ti credi d'essere Gesù Cristo?". Un piccolo scambio il cui valore e senso, poco prima della fine del film, è carico di tutta la storia che lo precede e non lascia indifferenti.

Proprio una piccola meraviglia del Cinema Italiano.

3 commenti:

  1. I fratelli Taviani! Mai abbastanza valorizzati!

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  2. Sono questi i film che dovrebbereo essere trasmessi in televisione, altro che preti, papi, sbirri e carabinieri.

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  3. cari Adriano e Harmonica... sono daccordissimo con entrambi!

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