martedì 9 aprile 2013

Quattro passi fra le nuvole

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1942, Alessandro Blasetti.

Lui (Paolo Bianchi, l'uomo qualunque per antonomasia, come suggerisce il nome) dovrà fingere di essere il novello sposo di Lei ( Maria) che aspetta un bambino da un altro sconosciuto e il padre (Don Luca, interpretato da Aldo Silvani ) un burbero uomo di campagna, non potrebbe sopportare un disonore del genere. No, Lui non è Keanu Reeves, ma Gino Cervi e Lei è l'angelica Adriana Benetti. Non stiamo certo parlando de Il profumo del mosto selvatico, remake di questa pellicola.

La storia che Alessandro Blasetti ci mostra, scritta assieme a Cesare Zavattini, Aldo De Benedetti e Piero Tellini si può dividere in due parti. La prima descrive il viaggio di Paolo, un rappresentante di dolciumi alle prese con un mondo in cui il regime fascista ha potuto fare ben poco; i treni sono già affollatissimi e ben lungi dall'arrivare in orario, c'è sempre chi come Maria si siede un po' dove gli pare e se non ha il biglietto la colpa è del controllore, che non capisce. Si vuol far entrare a tutti i costi questo film nell'ambito del neorealismo – che non è una scuola definita, ma un insieme di artisti uniti da comuni interessi – in realtà in questa prima parte Paolo fa un viaggio fuori dalla realtà. Si trova senza biglietto a dover prendere una corriera, che seppur esaltando in commedia i difetti dell'italiano medio, trascina ancor più nel surreale il protagonista. Le scene di festa all'interno – dove Paolo incontra di nuovo Maria – con uno che si mette pure a suonare la tromba ed il conducente, neo padre, che guida all'impazzata fanno dimostrare alla pellicola diversi decenni di meno.

Nella seconda parte abbiamo l'incontro col mondo rurale. Il gioco di Paolo e Maria verrà presto scoperto, ma in fondo Don Luca dovrà riconoscere che se non altro il finto genero non è un mascalzone, non si approfitta affatto della situazione, passando addirittura la notte in un pagliericcio. Alla fine riuscirà a convincere il padre che non sempre l'onore è una cosa positiva, spesso serve solo a perdere le persone che si amano davvero. Anche Paolo sarà segnato da questa esperienza, tanto che al ritorno – nella realtà – sviene, come sveniva Maria a causa della gravidanza. Evidentemente anche lui serba in sé una nuova vita.

Gino Cervi si dimostra senz'altro un fuori classe, per quanto Adriana Benetti non sia meno, anzi, se questo film può definirsi neorealista si deve proprio alla recitazione dei protagonisti. Anche a chi guarda viene il magone, persino in scene che dovrebbero far ridere. Blasetti riesce a creare questi effetti combinando sapientemente colonna sonora e scene. Anche le interpretazioni di Aldo Silvani e Giacinto Molteni (Sor Matteo, nonno di Maria) sono degne di menzione.

Un film magico che ci mostra il lato positivo del fato, cosa non da poco nel '42. Considerando poi la critica feroce del sistema, ben lungi dall'essere stato domato dal regime; il tema affrontato delle ragazze madri; la critica del concetto di onore; questa pellicola risulta di grande modernità.

Giovanni Pili



6 commenti:

  1. finalmente il grande Blasetti in questo blog! grazie Giovanni...

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  2. era comparso solo in questa rece di un altro capolavoro italiano: Le recensioni di Robydick: Bellissima
    come attore però

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  3. a volte in giro c'è scritto "fra le nuvole", a volte "tra le nuvole"...

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  4. Quello del "tra" e "fra" è stato un vecchio dibattito al quale partecipò persino il Manzoni.

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  5. Sui manifesti originali c'è scritto "fra",quindi così è corretto.

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  6. "Tra" o "Fra" permettendo, resta un capolavoro. Non sarebbe stato lo stesso senza la prestazione degli attori principali. Poi la scena del viaggio in corriera si proietta molto avanti.

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