venerdì 19 novembre 2010

Idi i smotri - Va' e vedi

21
1985, Elem Klimov.

628 villaggi bielorussi bruciati con tutti i loro abitanti. Mentre stanno per partire i titoli di coda, dopo aver visto le ultime immagini del film con in sottofondo il Requiem di Mozart, questa è la sola notizia storica che ci viene fornita.

Ho letto che il titolo del film è una citazione dell'Apocalisse di Giovanni, cap. 6, e dal cap. 6 all'11 si parla di "... l'invio della serie dei flagelli, con i quattro cavalieri dell'Apocalisse (carestia, guerra, pestilenza e morte)". Titolo perfetto, i 4 cavalieri hanno proprio fatto del loro meglio in questo caso.

Si può rappresentare in molti modi l'orrore della guerra, tali e tanti sono episodi e modalità che è solo questione di scelta e "fantasia". Qua si parla del tentato (e in parte riuscito) genocidio operato dai nazisti in Bielorussia nel 1943. Klimov lo fa imperniando la trama su 2 giovani adolescenti: Florya, un ragazzo che si unirà ai partigiani nonostante le resistenze della madre; Glasha, una ragazza che vuol far sopravvivere a tutti i costi il suo desiderio d'amore.

La prima parte è tutta bielorussa, ci presenta la vita nei villaggi e nei boschi dove si stanno radunando i partigiani, un contesto che si prepara ad affrontare il nemico, chi affrontandolo direttamente, chi pensando d'indurlo a pietà quando arriverà. Quasi surreale, di primo acchito sembra un film "sbagliato" ma bastano una serie di scene e soprattutto primi piani, con la camera che pare un confessionale a cui di tanto in tanto rivolgersi, per apprezzare la modalità fisica e carnale che, grazie anche ad una musica ed effetti sonori azzeccatissimi, fa salire lentamente il panico, il terrore, tra i personaggi ed allo spettatore, insieme alla necessità ineluttabile di lottare contro un nemico che non fa prigionieri.

L'adolescenza conserva ancora in parte le migliori caratteristiche dell'infanzia, come la spontaneità immediata che senza ritardi esprime nel viso e nell'animo la gioia e il dolore, e qualsiasi altro sentimento. L'indurirsi della pelle e del cuore negli adulti fornisce minor elasticità in questo senso, s'impiega molto più tempo. L'idea quindi di parlare di questa storia con quei protagonisti è geniale ed il modo in cui poi tutto viene sviluppato a me ha fatto gridare dallo stupore. I 2 interagiranno col mondo adulto facendosi specchi.

Il primo arrivo dei tedeschi sarà senza tedeschi. Sono passati dal villaggio di Florya poco prima che lui tornasse. Il villaggio non esiste più, nulla che respiri è presente, e da questo momento la escalation del terrore diventa più diretta, la presenza del nemico sempre più forte. Fino a quando lo vedranno, in un villaggio, accolto con gentilezza, gli offrono persino da mangiare, poi parte il rastrellamento, la raccolta di tutti in un edificio tranne gli uomini che possono essere mandati a lavorare da qualche parte o le donne che possono far sollazzare i soldati. Il resto lo lascio a qualche commento alle immagini, ne ho fermate molte, sono indimenticabili.
L'inferno come dicono in molti è già in terra, quell'ultima parte del film è qualcosa d'inimmaginabile, si fatica a guardarla e solo la "poesia" di Klimov la rende sopportabile. Le cose andarono proprio così, e quando l'ufficiale tedesco dirà quel che dirà il finale, che ho citato all'inizio, si caricherà di tutto il suo senso.

Capolavoro.

Glasha, bellissima!

significativa, indizio di un dramma, si potrebbe fare il gioco "trova la traccia", ma è inutile, la traccia è tutta nell'allegoria

Florya

no comment

era abitudine, nei villaggi assaliti, dare fuoco ad un uomo inondandolo prima di benzina

spaventapasseri con teschio tedesco, utilizzato per sfogarsi. mi ha ricordato un libro di recente lettura, "Anni di Cani" di Gunter Grass, dove uno dei protagonisti era un artista nel costruire spaventapasseri e quando lo scoprirono farne di somiglianti ai nazisti iniziarono a perseguitarlo, poi era anche ebreo, figuriamoci.

lo spaventapasseri si evolve modellato col fango, e mostra un aspetto sempre più spaventoso

una delle tante espressioni terrorizzate di Florya. ne ha ben donde, quello che sta per accadere nell'edificio alle sue spalle è terribile e disumano

Glasha viene "salvata" dall'edificio suddetto, dove sono stati rinchiusi quasi tutti i membri del villaggio, ma non sarà una gran fortuna per lei

i grandi spettacoli meritano un grande pubblico, che applaude soddisfatto

in assenza di botti e trikketrakke, ci si arrangia come si può

no comment

è l'immagine simbolo del film, compare in molte locandine, i soldati nazisti fanno una foto ricordo, effettivamente l'evento meritava d'essere immortalato

si va via, non prima d'aver ben riscaldato ogni singolo edificio

film dai primi piani spettacolari, questa è una tedesca dopo l'attacco vincente al suo convoglio da parte dei partigiani bielorussi

Glasha torna dopo aver ricevuto attenzioni dai nazisti

questo frame solo perché è bellissimo

il finale è tutta una speranza ed un messaggio, un percorso in rewind. tutto questo non doveva succedere e a quella vergogna della specie umana qui ritratta non bisognava permettere di vivere (n.d.r.)


21 commenti:

  1. Wow ma dove te le vai a pescare queste chicche?!? Se mi dici che l'hai trovato in rete non ti credo. Piuttosto questo Elem Klimov è uno dei fratelli Klimov? Quelli che hanno fatto "Sport, sport, sport"?

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  2. Terribile, altro che "la vita è bella".
    Sul nazismo, solo facendo vedere l'orrore, si può capire quello che è stato.

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  3. ciao flavio! :)
    uh questo non è stato un problema, se mi mandi una mail ti dico... sono gli altri di Klimov che fatico a procurarmi. ti confermo che è lo stesso di "sport", che prossimamente sarà recensito :P

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  4. caro harmonica, mi duole per Benigni, ma quel film... lo cito qua: http://robydickfilms.blogspot.com/2008/06/train-de-vie.html

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  5. film fantastico, dopo il quale non è possibile aggiungere più nulla.
    finale ispiratissimo, superbo.

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  6. Queste sono segnalazioni da Blogger Pulitzer, punto e basta. Grazie!

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  7. einzige, hai ragione, questo film è termine di paragone.

    prego zio, figurati! :)

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  8. un film che dopo stai male.
    bellissimo

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  9. sono d'accordo con Einzige, dopo aver visto questo film è un pò come se il tempo si fermasse.
    Non credo i cori di Lacrimosa abbiano raggiunto lo stesso pathos in un altro film.

    Robydck sono contento che tu l'abbia apprezzato :)

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  10. ciao Francesco :)
    eh Doinel, era da tempo che era lì che mi guardava ma aspettavo momento opportuno per vederlo, sapevo che richiedeva attenzione e disposizione...

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  11. ...Godley and Creme "Cry", te la ricordi come era bella, capolavoro degli anni '80 Roby, è praticamente tutto il giorno che la ascolto nelle varie versioni...Mi pare sia indicata come grido di dolore, in attinenza ad un film talmente lacerante e atroce...Vedo che ti dedichi a coltivare anche il cinema sovietico/russo oltre Tarkovskij o Kalatozov...Devi vedere allora anche "Viburno rosso"('74)di Vassilij Sciuskijn -se non l'hai già visto- grandioso regista scomparso giovane di peritonite, e ovviamente "Il Colore del melograno" di Sergeij Paradgianov...E tutti quelli che riesci a trovare suoi...Senza nulla togliere ad un capolavoro come quello di Klimov, film dalla potenza immaginifica, e re-immaginifica della guerra e dei suoi allucinati/nanti orrori inarrivabili, per cui è stato abbastanza opportunamente accostato persino ad "Apocalypse Now", o "E Johnny prese il fucile" di Dalton Trumbo, film dal potentissimo talento visionario e afflato metaforico sulla guerra e le distruzioni che comporta, e in definitiva, la/le sue ineludibili "fascinazioni" sui giovani uomini,perchè come si è sempre detto a proposito dei film di guerra,sono ben pochi quelli che hanno ottenuto veramente quel risultato di repulsione e disgusto verso la guerra e non poi di opposta fascinazione per l'estrema bellezza malata e affascinante dei suoi portati intrinsecamente auto/distruttivi,implicitamente innati nell'uomo...quasi da risultare invece alla fine dei manifesti all'arruolamento e all'esaltante e nichilistico sacrificio della "bella morte"...Ecco "Và e Vedi" non è di sicuro fra questi, ma è fra quei pochi film come "Full Metal Jacket"che davvero riescono a suscitarti quasi un malessere fisico nei confronti degli orrori e dell'empietà dell'uomo quando si riduce e riduce i suoi simili a quello stato che non è certo neppure delle vere belve quando sono chiuse in una gabbia.

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  12. Non ce la farò mai forse a vedere tutti i film che mi segnali, ma segno tutto... tutto :)
    Mi metto alla ricerca IMMEDIATAMENTE !
    spero un giorno di potermi sdebitare in qualche modo con te.

    per salutarti: hai citato un film che ho nel cuore. lo vidi su rai3 una vita fa, ero piccolo, fu un imprinting indelebile, film che stranamente conosciamo in pochi...
    http://robydickfilms.blogspot.com/2006/07/e-johnny-prese-il-fucile.html

    p.s.: ma che pezzo mi vai a tirare fuori! vado a sentirmi cry... ciao

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  13. lo cercherò...mi pare interessante. mi sento cmq di aggiungere che l'orrore non sta solo nella ferocia degli invasori, ma anche in chi ha colpevolmente lasciato quella povera gente in loro balìa...
    @Robydick: probabilmente abbiamo visto "e johnny..." nello stesso momento! visto che si parla di canzoni, spezzoni di quel film sono visibili in "one" dei metallica

    :)

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  14. lo davano su raimovie questa notte, anzi questa mattina presto. ho acceso verso le quattro e l'ho trovato. ho avuto l'impressione di trovarmi davanti a qualcosa di molto speciale. mi è rimasto addosso, adesso cercavo informazioni con google e sono capitata qui! ciao

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  15. ciao elisabetta! piacere averti qui, grazie per il saluto. nonostante l'orario, fa piacere sapere che trasmettono questi film.

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  16. Ma "E johnny prese il fucile" sbaglio o è il film di cui i Metallica usarono parecchie scene per il video di "One"???

    D.M.

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  17. non sbagli Domenico! se lo conferma sopra unwise nei commenti c'è da fidarsi, è uno che conosco bene e se ne intende. c'è anche la rece di Johnny qua.

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  18. Lo devo vedere.
    Io odio profondamente i film di guerra perché troppo spesso soddisfano solo il desiderio di sangue, orrore e odio fraterno degli spettatori più immaturi.
    O soddisfano il bisogno di alcuni registi in malafede di sfogare il proprio rancore verso un popolo che nel passato ha così tanto sbagliato, ma anche così tanto espiato e pagato le proprie evidenti innegabili colpe.
    Io amo il popolo tedesco che conosco abbastanza bene.
    Soffro quando i suoi errori orribili vengono ricordati in maniera ossessiva o solamente commerciale e ci si dimentica troppo spesso che non sono stati gli unici a questo mondo.
    NON mi sembra comunque questo il caso.
    A quando un film di guerra "par condicio"?
    A quando un film di guerra che ricordi in buona fede che il Male non è mai stato solo da una parte e che la totale follia della guerra ha divorato le menti ed i cuori di tutti in egual misura?
    Sia che si fosse dalla parte "giusta" o dalla parte "sbagliata", ammettendo che questa distinzione abbia un senso reale, pratico.
    Credo fermamente che in guerra, ogni soldato vada giudicato singolarmente e non solo per la divisa di appartenenza.
    Vedrò questo film e ti saprò dire più avanti.
    Bellissima questa tua recensione.
    Stefano

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  19. ciao Stefano. grazie anzitutto per i complimenti, ma soprattutto per le considerazioni interessanti...

    in verità non ho mai percepito un accanimento, in nessun film, verso il popolo tedesco in quanto tale. forse però non ho visto film che tu invece conosci.

    riguardo alla "par condicio" ti assicuro che ce n'è e te ne porto qualche esempio. uno è un film di parecchio tempo fa: Kanal - I dannati di Varsavia; un altro più recente: Katyn.

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  20. Guarderò volentieri questo film appena posso.
    Anche se “volentieri” è un termine assolutamente improprio, considerata la trama e le foto che hai aggiunto.
    Ma è giusto dire le cose come sono andate, anche se riguardano i tedeschi, verso i quali non riesco a non provare una spontanea ma oculata simpatia, e ai quali non nego i gravissimi errori commessi e l’altrettanto dura pena conseguentemente subita.
    Dice un proverbio poco ricordato:”Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”.
    Stiracchiando un po’ questo giustissimo detto, riaffermo che ogni soldato va preso singolarmente e giudicato per il suo comportamento personale, al di là della divisa che porta.
    Ma alla base di tutto c’è la totale follia della guerra, negazione senza speranza del concetto di essere umano.
    Credo che i veri scopi di un film di guerra, genere che pur odiando accetto per un senso di democrazia, debbano essere due:
    1. Pensare a cosa possa essere e rimanerne sconvolti
    2. odiarla. Odiarla nella maniera più totale, irriducibile e convinta.
    Ricordo con immutata tristezza l’orrore di quando assistei a “Salvate il Soldato Ryan” nel lontano autunno 1998. L’orrore per le scene, domanderai tu?
    No, a quello peggiore dei rumori in sala durante e dopo la proiezione.
    Agli insulti stereotipati verso un “certo” esercito tanto ostinato quanto votato alla sconfitta, ai vari “wow”, “forte”, “mitico”, “dai!” che si sentiva tra il pubblico.
    Un film che provoca giubilo ed eccitazione da arena romana ha fallito il proprio compito, ammesso che se ne fosse prefissato uno costruttivo.
    Fino agli anni ’80 è stato quasi sempre così.
    Forse è dai tempi de “Il grande Uno rosso” 1980, che si è capito che l’orrore più vero è quello dell’anima, dello spirito.
    A tale riguardo, “Orizzonti di gloria” forse resta il capostipite (molto poco copiato).
    Grazie per l’ospitalità nel tuo blog.
    Ti sarò dire per quest’opera.
    Stefano
    P.S.: grazie anche per le due segnalazioni finali di cui prendo volentieri nota.

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  21. siamo d'accordissimo... esclamazioni di quel tipo poi non mi son mai venute né le capisco.
    è un piacere averti ospite. aspetto parere dopo la visione.
    ciao

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