mercoledì 17 novembre 2010

Glengarry Glen Ross - Americani

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1992, James Foley.

In un'agenzia periferica di una grossa immobiliare che tratta lotti di terreno lavorano il capoufficio e 4 venditori. Ricevono la visita di un arrogantissimo rappresentante della sede centrale, che tra svariati "figlio di puttana, stronzo, miserabile, incapace, ecc..." dispensati all'uditorio, comunica ai 3 venditori presenti i nuovi obiettivi.

A dire il vero Roma, il solo che realizza buoni fatturati, è assente, ma non è a lui che si rivolge il rappresentante. Fatto sta che, entro 24h, chi di loro avrà il miglior fatturato sarà premiato con una Cadillac, il secondo con un ridicolo set di coltelli, gli altri 2 verranno licenziati. Panico. Proteste accese, richiesta di contatti per vendere, ma il vero sentimento è il panico, 2 di loro resteranno senza lavoro, è chiaro.

Questi benedetti Contatti sono la miccia fondamentale. Si tratta di nominativi di gente più o meno interessata ad investire. Possono essere vecchi clienti o persone che, magari spinte a farlo in modo un po' subdolo, hanno compilato qualche questionario chissà dove lasciando il nominativo. Ricevere dal capoufficio i migliori contatti è indispensabile. Se però ti va male qualche volta, allora entri in un circolo vizioso: meno vendi, peggiori sono i contatti che ti danno, e via calando. Al termine del discorso del rappresentante della GranFarabbutt & GranBastard viene loro mostrato un bel pacchetto di contatti buoni e freschi, ma li avrà solo chi resterà a lavorare.

Saranno ore in cui i 4 s'ingegneranno, chi da solo, chi in coppia, chi cercando complicità nel capoufficio, tentativi di corruzione spicciola, vendite effettuate in modo molto aggressivo raccontando balle clamorose ai clienti, cosa che già fanno normalmente ma che verrà spinta ai limiti. Tra le varie idee anche quella di rubare i contatti dall'ufficio per venderli alla concorrenza (ebbene sì, quei contatti hanno un prezzo). Qualcuno dei 4 ha il suo piccolo casino familiare da gestire, ovvio, altri solo brama di denaro e successo. Ci sarà effettivamente un furto nell'agenzia...

Film molto notturno e indoor, pochissime scene in esterni, quasi tutto girato nell'ufficio e nel bar-ristorante che frequentano. Esposizione di tipo teatrale, con lunghi dialoghi serrati, qualche breve monologo, ricco di riflessioni. Ciò in cui eccelle però è nel ritrarre un contesto professionale in ognuno dei suoi protagonisti, con grande dettaglio e con riprese che trasmettano efficacemente angosce, preoccupazioni e grinta, mancanza di scrupoli, merito di una bella regia e di un cast di attori stellare, tutti prime punte, e ci voleva. Personaggio più sofferto e motivato è, manco a dirlo, quello interpretato da Jack Lemmon, mai si conieranno aggettivi adatti a questo Attore, che passerà da momenti di disperazione ad euforia e poi ancora disperazione con un realismo assoluto. M'è piaciuto anche Al Pacino nel rampante Roma, è quello che più di tutti ritrae il venditore privo di ogni ritegno con una filosofia di vita spicciola e materialista che urta ma richiede anche impegno intellettuale per contrastarla.

Il titolo Americani con cui è arrivato da noi mi lascia perplesso, mi pare di leggerci quasi un j'accuse, come dire "in America si lavora così" o "in America siamo così". Può darsi, e non sarò certo io a difendere un modello sociale che depreco fortemente, però non è in questa storia che emerge la differenza tra gli americani ultra-liberisti e gli europei mediamente assistenzialisti. Chi lo pensa è perché non ha mai lavorato come venditore, mentre chi scrive ha fatto anche quel mestiere e può affermare con cognizione che in quella professione le cose da noi non sono molto diverse, ci sono sfumature che variano anche in dipendenza del prodotto che tratti, ma la sostanza è la stessa, la stessa concorrenza tra colleghi, la stessa priorità assoluta: vendere, non importa come, non importa se chi compra ha bisogno o meno di quello che prende, non frega nulla se sei educato, gentile, corretto. Alla fine del periodo deciso, chi ha venduto ha ragione e chi no torto. Molto spesso è un lavoro che si fa da liberi professionisti, quindi se poi non vai bene un calcio nel sedere lo prendi qua come lo prendi in America. Non è difficile capire che quando questi metodi raggiungono i grossi investimenti poi capitano le famigerate Bolle economiche che ogni tanto scoppiano, come (guarda il caso) quella del mercato immobiliare americano, i cui effetti recenti li stiamo ancora subendo. Il mondo capitalista dovrebbe creare i giusti vaccini per queste situazioni che alla fine danneggiano tutti, e a quel punto forse anche il mondo della vendita e dei venditori, con un minimo di regole, si darebbe una bella regolata. Auspici...

Ottimo film, grande esibizione di capacità di recitazione. Rasenta l'Olimpo e doveroso è spiegare perché non lo raggiunge a mio parere.
Questo film ha nell'esagerato cast proprio il suo limite. E' il pelo nell'uovo eh!, intendiamoci. Il limite a cui mi riferisco sta nell'istrionismo che grandi stelle, tutti bravissimi, tendono ad esibire. Una critica che chiudo in bellezza, perché sarà solo l'immenso Jack Lemmon a non cadere in questo tranello, e mai c'è caduto in carriera, quindi un motivo in più per vederlo all'opera e per vedere il film, ammirare una Lectio Magistralis di Lemmon. Gli altri, che hanno avuto l'onore di lavorarci insieme, studino il film, la loro prestazione, e capiranno la differenza, quel piccolo e quasi invalicabile limite che sottostà al talento ed al carattere quanto al lavoro, che passa tra un grande attore e un Dio del Cinema. Scusate l'iperbole ma quando ce vo'... ce vo'!

P.S.
Se invece si vuole vedere un'ottima denuncia/ritratto del modello lavorativo americano, perlomeno del suo aspetto forse peggiore, c'è un eccellente film, molto recente: Up in the Air - Tra le nuvole. Leggetene anche i commenti, ci sono importanti precisazioni.

14 commenti:

  1. Recensione a furor di popolo, eh Roby?
    Sono d'accordo con te, anche sull'iperbole finale. Buona giornata, amico di taverna!

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  2. lo trovai molto bello,uno specchio fedele dei tempi,dlla crudeltà di una certa logica aziendale puramente piramidale,con mezze figure nella parte di "manager",semplicemnete avidi di denaro e successo,e persone umiliate ..

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  3. Stupendo e sconvolgente, da vetta dell'Olimpo. Attori un po' sopra le righe, ma in un simile travolgente pezzo teatrale ci sta. Hai come sempre ragione sul titolo: il mondo dei venditori è quello, e trasformare Glengarry Glen Ross (perfetto anche come musicalità) in "Americani" lascia abbastanza perlessi (anche se va detto che il contesto generale è prettamente stelle e striscie, basti pensare alla figlia che non ha i soldi per il solito ospedale privatizzato e fascioliberista...)
    Comunque una manna anche per gli amanti del turpiloquio (veristico e non gratuito):
    LEMMON "Mi mangio quella torta di merda..."
    AL PACINO "Fatta in casa?"
    LEMMON "No,confezionata..."
    AL PACINO "La troia".

    p.s. anche se fra cinefili so di andare controcorrente, un applauso anche al doppiaggio italiano: la voce gracchiante di Giannini rende Al Pacino indescrivibilmente grandioso.

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  4. quando guardo un film americano di questo tipo, la prima cosa che cerco di fare è di non guardarlo con occhi "italiani". chiaro che certe dinamiche, per noi che siamo cresciuti con la mentalità del posto fisso, siano inconcepibili. in USA, è anche vero, girano dei filibustieri mica da ridere, ma che quasi sempre agiscono autonomamente, salgono e cadono da soli. da noi quasi tutti i finanzieri d'assalto e figli di puttana assortiti sono impestati con la politica di tutti i colori (o sono addirittura dei politici essi stessi), e hanno quindi sempre una rete su cui cadere, più o meno comodamente (basti pensare a mr Tanzi, quasi coccolato nel suo domicilio obbligato, al contrario dei suoi "colleghi" americani; 165 anni di galera in un penitenziario...non mi sembra la stessa cosa. Ken Lay ci è morto di infarto). e tralasciamo pure le "spalmate" dei debiti delle squadre di calcio (in USA sarebbe inammissibile, se non hai i soldi, vendi e\o torni a casa)
    in realtà questo film, come altri, dimostra invece il contrario di quello che dicevi ("noi americani siamo così"): certi loschi figuri hanno successo, proprio perchè la maggioranza della popolazione è esattamente il contrario di loro. personalmente ho conosciuto gente per cui la forma più valida di contratto è, ancora oggi, una stretta di mano (e non si parla di una ventina di dollari...). fra l'altro ne parlavo proprio l'altro ieri con Stuart Hamm (che, per chi non lo sapesse, è uno dei bassisti più quotati al mondo), e mi diceva che dobbiamo toglierci l'idea che l'america siano gli hamburger, i simpson e bush (preconcetti con cui si scontra quasi quotidianamente durante i suoi viaggi). l'america, quella vera, fuori dalle luci dei riflettori, è un'altra cosa. è giusto avere coscienza delle falle del sistema, e soprattutto renderne coscienti coloro che tendono a fidarsi troppo, ma non mi pare che, soprattutto noi italiani, possiamo parlare da un pulpito in merito...

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  5. @Zio Scriba: per forza...Giannini e Al Pacino hanno in pratica la stessa voce! :)

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  6. @manu: già, a richiesta... meno male che è un bel film! see you in taberna... ;-)

    @brazzz: grazie minatore, la logica piramidale che spesso premia idioti purché soldatini fedeli... aspetto che non ho sottolineato.

    @zio: a parte "vetta d'Olimpo", gusto personale, sottoscrivo tutto il commento. vera anche la qualità del doppiaggio, una volta tanto, ma avrei preferito vederlo in originale.

    @unwise: grande e competente commento come sempre sugli USA. :)
    forse ho capito male, ma non vorrei essere stato frainteso: quando ho detto "noi americani siamo così" non era il mio pensiero, era solo un'ipotesi di cosa il titolo italiano, secondo me inopportuno e inutile, potrebbe portare a pensare. come ho detto, io non la penso affatto in quel modo.
    poi guarda, noi italiani di pulpiti non ne abbiamo affatto! concordo, e su tutta la linea...

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  7. ah sorry, dovevo scrivere "come hai riportato tu!". in effetti scrivendo di getto ogni tanto la forma mi sfugge... :)

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  8. Grande film, di attori e scrittura.
    Solido come un whisky d'annata, cattivo come il freddo d'inverno.
    Solo al pensiero lo riguarderei un'altra decina di volte.

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  9. questo me l'ero segnato leggendo i commenti qualche recensione fa!
    con un cast così è da vedere in originale.

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  10. MrJamesFord, mi scappello a te, sei un poeta! :)

    Frank! fai bene fratello, io per la "fretta" non ho sottilizzato, ma le voci vere di cotanti attori meritano anche se, come dice lo Zio, il doppiaggio è notevolissimo.

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  11. cazzarola, non sapevo dell'esistenza di questo film, beh fa il paio con la tua ormai ex "non conoscenza" di Donald Fagen. :o)

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  12. giusto Harmonica! ti sono debitore...
    ma è un confronto impari, io la musica che segnali non la conosco quasi mai, ahah! :)

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  13. Un piccolo cult praticamente, sottovalutato e/o non conosciuto da troppe persone. Al Pacino è grandioso, ma forse c'è di mezzo il doppiaggio di Giannini. Jack Lemmon merita un approfondimento.

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  14. ehi Gegio, ciao! :)
    mi sono un po' perso nei tuoi nmila siti... dove ti devo seguire oggi?

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