martedì 30 novembre 2010

La notte di San Lorenzo

16
1982, Paolo e Vittorio Taviani.

Rappresentazione di un evento storico avvenuto durante la seconda guerra mondiale proprio nel paese d'origine dei 2 fratelli Taviani, noto come "Strage del Duomo di San Miniato", splendida località in provincia di Pisa.

Ma quante ne han combinate fascisti e nazisti durante la ritirata di questi ultimi dal nostro paese? Non finirò mai di apprenderne, purtroppo. L'ennesima rappresaglia verso civili inermi, compiuta addirittura con l'appoggio estremamente attivo dei fascisti locali, una cosa di un'indecenza inaudita! La parte più debole del paese chiamata a raccolta dentro la chiesa per essere fatta saltare in aria, un'altra parte, una minoranza, che cerca di fuggire di notte per le colline e che il giorno dopo l'esplosione viene raggiunta dalle brigate di camicie nere con le quali ingaggeranno un inevitabile scontro sanguinoso che non prevede prigionieri. Si veda la locandina, che inquadra una delle scene più tragicamente belle, per intuirne gli esiti.

Alla fine della visione ero rimasto "così", ho atteso per scrivere questa recensione, dovevo sedimentare.
Qualche recitazione non mi aveva entusiasmato, ma ho letto poi che la maggior parte degli attori erano non professionisti, per cui il giudizio mi si è ribaltato, apprezzo i film che coinvolgono la popolazione locale per questo genere di rievocazioni, il mezzo migliore per il fine e la componente artistica passa in secondo piano. Avrei fatto bene ad informarmi prima.
Altro motivo di dubbio era la troppo tenera mano sui momenti di violenza, a dispetto della già citata locandina che è felice eccezione. Si vede pochissimo sangue, i corpi dilaniati nella chiesa sono appena accennati e la stessa esplosione sembra quasi un petardo. Perché? Io sono per la terapia d'urto, per le immagini scioccanti che si devono imprimere indelebilmente nella memoria, un sano trauma educatore, e invece niente ma poi anche qua ho capito, o almeno penso: scopo primo non era enfatizzare la violenza fascista (erano fuori dalla chiesa a ridere i bastardi!) e nazista, ma sottolineare il dramma e la sofferenza di tante persone, il terrore e la volontà di vivere che trasforma in "eroi per necessità" anche le persone più miti.

La cosa che più mi è rimasta di questo film, che non è un capolavoro ma m'è piaciuto, è il feroce scontro fra i deliranti fascisti (che, pur con gli americani in arrivo, continuano a non voler accettare la sconfitta) e i fuggitivi ai quali si uniranno i partigiani in aiuto. Una cosa di una tristezza infinita, gente che si conosce da sempre, nati e cresciuti fianco a fianco, messi contro da un'ideologia folle. Sono cose che si fatica a credere e che i Taviani hanno rappresentato benissimo, la percezione è netta quando un ragazzo di 15 anni, figlio di una camicia nera, nato e cresciuto nel credo del fascio...
Quello degli americani era un sogno ricorrente dei fuggitivi e proprio oniricamente si vedranno un paio di scene di gran pregio cinematografico, sola concessione "artistica" che i Taviani si sono voluti concedere, con un bel richiamo al fatto che tra i soldati americani fossero presenti italiani emigrati.

Visione consigliatissima e consiglio anche di rifletterci un po' a mente fredda, a posteriori, perché se un minimo la pensate come me, e magari avete anche un po' della mia pessima emotività, alla fine del film verrete colti da una tale rabbia che ragionare lucidamente, sui fatti e sull'opera, sarà impossibile.

16 commenti:

  1. visto all'epoca, fu un'altro dei miei film educativi. i fascisti del film mi ricordano i destri di oggi; incapaci di ammettere la propria sconfitta, vanno avanti facendo più danni della grandine.

    RispondiElimina
  2. già, li ricordano proprio... caro Harmonica, non c'è un film dei cosiddetti "impegnati" che tu non abbia visto, i miei complimenti.

    RispondiElimina
  3. Tremendo film, visto con tutta la scuola nei primi anni di liceo. Scrosciarono applausi assordanti sull'uccisione del ragazzino fascista usato come esca dal padre, e il critico presente in sala ci rinfacciò bonariamente la facilità con cui i registi avevano "manipolato" il nostro odio per un bambino plagiato e la nostra vendicativa emozione. Non credo di aver mai visto sugli schermi un personaggio più odioso di quel ragazzino fascista, eppure ancor oggi mi sento in colpa per quell'applauso.

    RispondiElimina
  4. quel ragazzino è davvero terrificante, però appunto, come dici... come detto, ho dovuto aspettare un attimo a scrivere la recensione, avrei sparato strali di fuoco degni di mr. vendetta, a caldo l'effetto è quello.

    RispondiElimina
  5. Oh, Caro Roberto! Questo è uno dei film sulla difficile condizione sociale, politica, civile in Italia. Bisognerebbe trasmetterlo, trasmetterlo e ritrasmetterlo. Oggi più di ieri anche a rischio di suscitare emozioni e reazioni 'esagerate' come quelle di Zio e compagni piccolini! Non è forse più pericoloso mettere sullo stesso piano partigiani e fascisti? Non è forse più mostruoso far pensare che le ideologie siano da equiparare? La scena del campo di grano, della lotta 'fratricida' tra gente che fino a qualche tempo prima condivideva e viveva insieme… che tristezza e che violenza! Benritrovati a tutti voi! :*****

    RispondiElimina
  6. uh chi si rivede! CIAO PETROLIO!
    cit. "Non è forse più mostruoso far pensare che le ideologie siano da equiparare?": frase da incorniciare. viviamo tempi dementi dove si confonde la par condicio con la pari dignità... puah!

    RispondiElimina
  7. datemi pure del mostruoso, ma, secondo il mio modestissimo parere, finchè ci saranno ideologie, e soprattutto finchè per esse si ucciderà, non ci si potrà aspettare che l'umanità faccia il salto di qualità. felice sarà il giorno in cui ogni uomo analizzerà la realtà senza il filtro di un principio stabilito da altri, quale che esso sia.

    RispondiElimina
  8. Ovvio! Ma l'ideologia intesa come insieme o separazione di 'principi' da interpretare, reinterpretare e, a volte, sanare ed integrare è per me fondamentale! Non è mutuare, non è cieco idolatrare (e chi mi conosce lo sa benissimo), è vivere un'idea e se qualcuno prima di me ha voluto 'buttarne giù' alcuni significati non posso che studiarli e confrontarli, sempre nell'ottica del ragionamento, dell'obiettività. Questo e non la negazione di una ideologia serve (secondo me) a rendere umana e laicamente preziosa l'esistenza, la convivenza e il trapasso.

    RispondiElimina
  9. non capisco cosa ci sia di mostruoso in quello che dici unwise.
    l'ideologia di per sé non è una parolaccia, certo che se poi per quella si uccide o si dimentica di avere un cervello pensante, il fatto è grave, come è grave pensare che un'ideologia che prevede la prevaricazione del forte sul debole possa avere lo stesso valore di una che invece prevede pari opportunità e diritti per tutti. lascia stare poi quello che s'è fatto in nome dell'ideologia, ne parlo in accezione puramente filosofica.
    parere personale ovviamente :)

    nello specifico, il film non parla di scontro di ideologie, narra di un crimine di guerra, sia ben chiaro, lo dico caso mai tu non lo avessi visto.

    RispondiElimina
  10. giusto chiarire. l'ideologia la intendo come sistema di pensiero costituito (anche auto-costituito) che diventa la misura della realtà, e che non prevede modifiche. per un'ideologia non si fanno solo le guerre, o si spedisce la gente nei lager e nei gulag, si fanno scelte molto meno manifestamente violente, ma ugualmente significative... si schifano persone, cose, opere letterarie o musicali, senza darsi la briga di conoscerle. si mettono all'indice i libri di Bukowski, o si "defascistizza" Beethoven, si sceglie aut-aut fra Rambo e la corazzata Potemkin....
    l'idea, invece è un'altra cosa: come l'indagine scientifica, prevede in se stessa il principio di contraddizione (cioè è suscettibile di cambiamento, anche radicale). in caso contrario diventa dogma, quindi nega ogni possibile evoluzione.
    io sono per le idee

    RispondiElimina
  11. sei stato chiarissimo. quello che dici lo sottoscrivo in toto. credo solo che tu, della parola ideologia, veda unicamente l'accezione negativa, tutto qua, mentre secondo me ha anche aspetti positivi, ma non intendo convincerti di questo.

    alla fine comunque, ideologia o meno, penso che contano i comportamenti delle persone, e la capacità di argomentare quando si esprime un'opinione. se gli argomenti sono preconcetti, dogmi o ipse dixit vari, be', per quanto possano essere giusti o interessanti non li accetterò mai.

    RispondiElimina
  12. Il
    terribile e giovanilmente ottuso ragazzino fascista è un'imberbe
    Giovanni Guidelli. Attore toscano che poi avrebbe avuto una buona e
    tuttora duratura carriera,tra televisione e cinema..Ma la battuta fra i
    partigiani, quando dopo avergli ammazzato il figliolo il padre camicia
    nera si dispera in una terribile crisi di nervi, te la ricordi..., è
    rimasta impressa nella mia memoria fin da quando vidi il film al cinema
    con mio padre, nell'ormai lontanissimo 1982...-"O'è ìsparagli ancà'lui
    hòn lo vedi come patisce..."..I Taviani comunque, non sono mai stati
    registi dal messaggio "esibito" e "urlato", come appunto hai svolto con
    acuta notazione nel tuo articolo, in quanto appunto non hanno mai avuto
    -data la forza stilistica e per una volta, finalmente, "espressionista",
    del loro cinema negli anni '70-'80-, bisogno di sottolineature nè
    "effettismi" per/di ciò che hanno riportato nei loro film più riusciti,
    che in particolare, sono proprio quelli "storici".."San Michele aveva un
    gallo", "Allonsanfan"...che sono stati dei film politicamente molto
    importanti, a sinistra, nel e per, il periodo storico -gli anni'70- in
    cui furono "formulati" e uscirono.

    RispondiElimina
  13. "San Michele aveva un gallo"('72, ma uscito solo quattro anni più tardi) in particolare è citato mi pare (ne ho letti troppi di libri sull'argomento) in "Mara, Renato,e Io" di Alberto Franceschini, come uno dei suoi film di "formazione" politica applicata con grande attualità anche ai'70 attraverso la cinematografia, per come affronta con grande, stoico fascino ma non rassegnato, e bellezza, i conflitti politici ed esistenziali tra il socialismo utopistico e quello scientifico, ovvero i due modi d'intendere la/le rivoluzione/i, l'anarchismo e il marxismo. E anche Patrizio Peci, quando fù intervistato nell'altro libro nostro "divagando"un minimo, in merito alle preferenze e alle "frequentazioni" cinematografiche in preferenza dei BR indicò il medesimo splendido film dei Taviani come pellicola che all'epoca lo/gli colpì molto.
    Comunque, tornando a "La Notte di San Lorenzo", non dimentichiamo che per quanto riguarda le interpretazioni e gli attori, abbiamo protagonisti Omero Antonutti e Margarita Lozano, che non saranno famosi come Mastroianni e la Massari di "Allonsanfan" ma sono comunque due dei migliori interpreti della televisione, del cinema e soprattutto teatro,italiano -e voci, doppiatori- dagli anni '60.

    RispondiElimina
  14. grazie Wilson, solito compendio prezioso, e hai ragione, i 2 attori che citi sono molto bravi.

    il secondo commento l'avrei letto con ancora più piacere qua: http://robydickfilms.blogspot.com/2010/03/san-michele-aveva-un-gallo.html
    ahah! non sei abile a navigare il blog quanto competente di cinema :D
    scherzo eh! ma faccio anche autocritica, ci penso già da un po': devo mettere una paginetta con istruzioni d'uso del blog, farò a breve.
    ciao

    RispondiElimina
  15. ah ok, bene, allora mi risparmio le istruzioni :)

    RispondiElimina