mercoledì 3 novembre 2010

Sotto tiro

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1983, Roger Spottiswoode.

Non c'è molta bibliografia né cinematografia sulla rivoluzione operata dal "Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale" che nel 1979, in Nicaragua, ha destituito anastasio somoza debayle, terzo di una dinastia parassita di somoza che hanno dominato il paese per quasi 50anni.
Quando si pensa al "tipico" dittatore, quello stronzo e infame capace di ogni sorta di nefandezze ed ingiustizie, ecco, somoza ne è un eccellente esempio. Talmente tipico che persino i rappresentanti della chiesa cattolica aiutarono il FSLN, di ispirazione marxista, a destituirlo.

Dicevo "non ce n'è molta" perlomeno se la paragoniamo alle numerose opere che riguardano soprattutto Cile ed Argentina. Questo film pose rimedio più che degnamente, film d'azione e verità storica, basato chiaramente su storie vere anche se i personaggi principali sono frutto di fantasia, io perlomeno non ho trovato riscontri in personaggi realmente vissuti (edit: si legga a questo proposito il commento di Napoleone Wilson in calce, contiene importanti precisazioni).
Un fotoreporter, Russell, e altri 2 cronisti, Alex e Claire, si conoscono da tempo e li vediamo impegnati in Ciad. Specializzati in zone di guerra, si trasferiscono in Nicaragua, le voci della rivoluzione si fanno sentire e quindi anche l'attenzione internazionale richiede la presenza dei media. Alex, lasciato da Claire che invece flirta con Russell, se ne tornerà in America a fare il mezzobusto televisivo, mentre i 2 si troveranno coinvolti pesantemente nella rivoluzione. Inizialmente Russell esprime il desiderio di conoscere Rafael, misterioso comandante della rivoluzione mai immortalato da nessuno, poi questo suo desiderio lo porterà ad essere coinvolto pesantemente nel conflitto, al punto di falsificare una foto per aiutare i rivoltosi.

Una vita che rimbalza dai ricevimenti con somoza ai campi di battaglia, questa quella dei giornalisti americani (di quelli si parla) che normalmente si limitano a riportare al proprio paese quanto accade senza prendere posizione, e che quando l'attenzione internazionale si sposta da qualche altra parte, prendono e partono. Una storia tutto sommato nemmeno originalissima, di film sui cronisti di guerra, aspiranti premi pulitzer, ecc..., non ne mancano, non siamo di fronte ad un capolavoro né di originalità né di altro. Ma ha, oltre al valore storico che lo rende indubbiamente interessante ed istruttivo, anche qualche spunto particolare, messo in risalto con una certa enfasi.

Anzitutto è un film schieratissimo, e pensare che arrivi dall'America stessa è già di per sé interessante, anche se somoza era talmente una merda che persino gli Stati Uniti lo scaricarono, giusto in tempo per non fare una figura pari alla sua sostanza, pur avendolo aiutato fino all'ultimo.
Altro aspetto è la figura del giornalista di guerra, quello che dovrebbe andare super-partes, correndo gravi rischi ma anche con una certa ambizione, a raccontarti dai luoghi caldi fatti a "noi" lontani. Nel momento in cui abbandona le oasi protette e si addentra nel cuore degli avvenimenti, essere imparziale diventa particolarmente difficile, ed è proprio quello che capiterà a Russell e Claire.
In ultimo sottolineo una curiosa amicizia, quella tra Russell e Oates, quest'ultimo un mercenario che lavora abitualmente per le forze governative della situazione. Si conoscono bene, ogni conflitto si rincontrano, in ruoli diversi conducono vite parallele, un parallelismo affatto tenero, che se nobilita Oates fa pensare a Russell.

E' un film fatto bene, con impegno politico anzitutto e professionalità da mestierante senza per questo volerlo sminuire. Alcune scene d'amoreggiamento fan cascare i cabasisi, diverse scene d'azione invece sono entusiasmanti. Cast non indifferente, e un po' controcorrente vorrei citare non le star ma uno dei duri di Hollywood, che ha sempre ben svolto i suoi ruoli senza troppe menate egregiamente, e che qua è il mercenario cinico e spietato che citavo: Ed Harris.

6 commenti:

  1. visto un secolo fa, non ricordo quasi niente del film. urge un ripasso.
    un'altro film simile, se non sbaglio, fu "un anno vissuto pericolosamente" di Peter Weir ambientato in Indonesia durante il golpe anti-Sukarno.

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  2. uff… con queste scene di amoreggiamento! che cabasisi! :))) Anch'io l'ho visto tanto tempo fa! Lo metto nella lista dei rivedibili! :)

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  3. Questo stronzo parassita di Somoza mi ricorda qualcuno... detesto la violenza, ma contro certe merde ci vorrebbe proprio una bella somoza popolare...

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  4. andrò a "recuperarlo"...:)
    difficile che batta il mio preferito del genere (Salvador), ma diamogli una possibilità!

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  5. Salve...,Spottiswoode, che innanzitutto è stato uno dei più grandi montatori della sua generazione e da lì proviene, con il Nicaragua e il Centramerica ha una sintonia d'interessi e d'intenti impeganati unica e particolare, al paio di pochi altri è vero nel panorama cinematografico americano, soprattutto a ridosso e a "caldo" come si suol dire, dei fatti narrati negli anni'80,forse solo con Oliver Stone e il suo bellissimo "Salvador", per molti, anche il suo film migliore e più sentito in assoluto; tornando a Spottiswoode dicevo, nel 2000 avrebbe anche realizzato un mirabile bio-pic per l'HBO-Showtime (di per sè una garanzia), su Manuel "Faccia d'ananas" Noriega, appunto, "Noriega: God's Favorite"(Prediletto da Dio o Mostro, era molto più bello e ironico il sottotitolo originale,senza i soliti bizantinismi cattolici italioti), interpretato da un aderente e trascinante Bob Hoskins(aveva già interpretato anche Mussolini, uno dei modelli personali del vero Noriega)...Tornando ancora invece a "Under Fire",s'ispira eccome a fatti realmente avvenuti. Uno, in particolare, fece anche il giro del mondo mediatico, l'uccisione a sangue freddo in pieno giorno di quel giornalista della Reuters steso a terra, da parte di un militare somozista ad un posto di blocco, ripreso in tutto e per tutto in campo lungo da un coraggiosissimo cameraman, e che si vede ripreso paro paro come si svolse, nel film. Episodio inaudito che contribuì non poco alla caduta di Somoza, a quel punto anche per il costretto abbandono dell'impresentabile sostegno statunitense agli occhi della cosìdetta e ben poco edificante "comunità internazionale"

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  6. @harmonica: il film che citi è già in lista ;-)

    @petrolio: ti voglio un sacco bene, già lo sai ma mi ripeto volentieri :P

    @zio: lassamo perde va', lassamo perde! :)

    @unwise: Salvador lo vidi al cinema una vita fa. prima o poi lo metterò nel blog... sì, secondo me come film è superiore, ma vedrai che anche questo merita

    @wilson: oramai sei un riferimento per me, giuro non sapevo nulla, metto nella rece la raccomandazione di leggere il tuo commento. grazie

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