sabato 27 novembre 2010

On the Beach - L'ultima spiaggia

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1959, Stanley Kramer.

Nel mondo è scoppiata la terza guerra mondiale, quella atomica per intendersi, ma questo è il passato prossimo. Il presente è un sommergibile americano che approda in Australia, continente nell'emisfero che non è stato direttamente toccato dalle esplosioni e dove un barlume di speranza di vita è ancora presente.

Proprio un barlume, un lumicino, non di più. La radioattività è estesa ben oltre la soglia tollerabile anche lì. Il sommergibile andrà in spedizione con 2 compiti: esplorare il livello di radiazioni in Antartide e raggiungere poi San Diego da dove giunge un segnale morse continuo, cosa strana visto che non risulta vi siano sopravvissuti.

Dico subito che è un vero Capolavoro da Olimpo, mi era sconosciuto e solo grazie all'amico Napoleone Wilson ho potuto venirne a conoscenza. E' un "day after" assolutamente imprevedibile, per la provenienza stessa del film e per il modo in cui la trama è, molto realisticamente sviluppata, ma andiamo con ordine.

Imprevedibile per la provenienza perché, fatto importantissimo, è una produzione americana del 1959! Per avere un'idea di come si vivesse ai tempi, in termini di psicosi collettiva, la minaccia nucleare negli Stati Uniti occorre informarsi, meglio se da fonti alternative, chiamiamole così, oppure guardare questo originalissimo (e pure divertente, che non guasta) film documentario: The Atomic Café. Film coraggioso quindi, se consideriamo anche il non banale investimento produttivo, basti pensare solo al cast.

Imprevedibile per la trama, che è ancora oggi, a mio parere, estremamente atipica sul genere fantascientifico-catastrofico. Per avere un termine di paragone abbastanza estremo pensiamo al pur splendido e recente "The Road". Ebbene, qua di scene apocalittiche, paesaggi devastati e fumanti, morti ad ogni angolo, non se ne vedono. Anche a San Diego troveranno un paesaggio deserto sì ma integro. Evidentemente tutte bombe H direbbe un "tecnico". Eppure, garantisco, la sensazione d'angoscia non è inferiore a nessuno, anzi, è la modalità che è diversa. Soprattutto in Australia, dove i superstiti umani cercano ancora di proseguire una vita "normale", in realtà di respira un'aria pesantissima: le persone vivono sotto una condanna a breve termine ineludibile, lo sanno.

Se pensiamo che tra i vari "miti" del tempo c'era quello di salvarsi da un conflitto atomico tramite bunker e simili non penso ci sia esempio più efficace per dire: ma cosa ti salvi a fare dalle esplosioni, pensi poi di avere scampo una volta uscito da quella trappola per topi?
Film esplicito ed implacabile, con una qualità cinematografica complessiva altissima per altro, cura di particolari, messaggi diretti, scarso uso di musiche e più invece di impercettibili a volte suoni di fondo, è la presenza impalpabile delle radiazioni... da vedere! Faccio qualche altra considerazione sotto i frame.

Un grande nome del Cinema Italiano, Giuseppe Rotunno (mio omonimo, ma non siamo parenti), apprezzatissimo nel nuovo continente. Fondamentale il suo apporto al film.

Il film non parla di un futuro lontanissimo, ecco perché sottolineo questo semplice frame, un calendario di soli 5 anni successivi la produzione. E' un futuro-oggi, da un momento all'altro può scatenarsi la follia. Tra l'altro, come potrete vedere, la guerra scoppiò per dei motivi...

Ava Gardner e Gregory Peck, non richiedono presentazioni. Mi è piaciuto tantissimo il taglio di questa immagine, si nota che la macchina da presa è ruotata in modo anomalo? Allora non sono solo gli orientali ad aver capito che 90-180-270-360 non sono i soli angoli con cui girare l'obiettivo!

Fred Astaire, non era "solo" un ballerino...

Questa è San Francisco, vista dal periscopio, integra nell'architettura.

Un marinaio, a San Francisco, fugge dal sottomarino, e questo me lo sono salvato per ricordarmi della bellezza del dialogo che ci sarà tra lui ed il periscopio dietro il quale c'è il comandante.

Quella bottiglia di coca-cola, bibita non scelta a caso secondo me, era una speranza, che si dissolve.

Il messaggio finale mi pare chiaro no?

9 commenti:

  1. Un film bello e struggente. Mi è piaciuta in particolare la scena della corsa, che diventa un scusa per suicidarsi senza aspettare l'arrivo delle radiazioni.
    Un film che ancora oggi fa stracci di tante tavanate apocalittiche, vedi 2012.
    Ho ritrovato la stessa atmosfera di "vedi non vedi", "detto non detto", nella serie tv Lost, pur facendo le debite proporzioni.

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  2. verissimo Harmonica, quella scena e quello che lo precede, la preparazione della macchina, è veramente eccezionale.

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  3. ..Adesso ti mancano davvero "1975:Occhi bianchi sul pianeta terra"(The Omega Man)('75), e "2022:I Sopravvissuti"(Soylent Green)('73)di Fleischer, per la tua e nostra gioia(ma ti consegno un'altra gemma sepolta di grande valore:"Gli avventurieri del pianeta terra"(The Ultimate Warrior)('75) di Robert Clouse, con Yul Brynner e Max Von Sydow..Comunque, bellissimo e stupendamente triste e struggente, "On the Beach"..Non è brutto persino il remake australiano di Mulcahy con Armand Assante, del 2005...Certo, è difficile restituire l'intimismo nostalgico ed elegiacamente tragico dell'illuminata e ispirata come non mai regia di Stanley Kramer, però... Cineasta Kramer, che ancora oggi non gode appieno della considerazione "autoriale" di molti suoi celebri "colleghi" coevi della Hollywood classica come della New, di cui parzialmente, si può dire, entrò con alcuni film nei'70 a far parte...Eppure, basterebbero solo due, un paio di titoli e basta ad esempio fra la moltitudine dei tanti che ha diretto, ma soprattutto, prodotto..E ai quali, come a quelli che aveva diretto egli stesso, dava la sua riconoscibilissima impronta "liberal" e politicamente illuminata e "progressista", per i tempi...Appunto, ritornando ai film da lui diretti basterebbero, per dire..."Vincitori e vinti"(Judgement at Nuremberg)('61), o "I Duri dell'Oklahoma"(Oklahoma Crude)('73), grande e dimenticato film anni '70, anarcoide ed individualista, molto più radicale e "socialista" del solito,per Kramer, che fotografa e restituisce benissimo, lo spietato rapacismo capitalista all'epoca dell'"età dell'oro" durante la prima corsa al petrolio...Film che dalla tale potenza argomentativa e simbolica di certe scene e avvenimenti, sbriciola ancora qualsiasi "neoliberista" di oggi che gli si frapponga...Immensi George C.Scott e Palance come sempre, ma anche il venerabile John Mills...

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  4. Stò "attivandomi". Và fatta al meglio perchè la merita.

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  5. Difatti.."Oklahoma Crude" fu giustamente premiato con Il Gran Premio della Giuria al Festival del cinema di Mosca 1973, addì, immancabilmente "marxista-leninista".

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  6. a parte Oklahoma che non si trova (ma lo troverò! caspita, un americano premiato lì...) sono stati tutti messi in approvvigionamento caro Wilson, grazie :)

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  7. ahimè ho visto per ora solo il remake (ma ho già recuperato anche questo, quindi lo vedrò in mantinente). pane per i miei denti, visto che mi piacciono questi ambiti narrativi, specialmente quando è l'atmosfera, e non gli effetti speciali, a fare il film...pur con le consuete, perdonabili, incoerenze scientifiche, non si può non esserne coinvolti (le bombe che lasciano gli edifici intatti sono le N (neutrone). contrariamente alle altre, non hanno praticamente fallout. ma questa incoerenza scientifica da parecchio all'atmosfera del film...tutto intatto, ma tutto morto!).

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  8. ossignùr... confesso ignoranza.
    la bomba h sono io a citarla, nel film non se parla minimamente, è stata mia errata deduzione. non si parla mai di tecnologia bombesca, poi è possibile che san francisco non sia stata obiettivo diretto, solo che ha subito la contaminazione radioattiva come tutto il pianeta.

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  9. no problem...e cmq in un caso o nell'altro, vedo nell'inquadratura alberi con tanto di foglie, che non penso sarebbero risparmiati da qualsiasi fenomeno radioattivo...ma, ripeto, il tutto da un'atmosfera ancora più cupa. oggi, con l'ossessione della coerenza scientifica, si narra forse già troppo con una panoramica paesaggistica (vedi The Road). sinceramente, preferisco ancora questo vecchio ed incoerente tipo di emozione visiva

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