giovedì 10 febbraio 2011

I vinti

24
1953, Michelangelo Antonioni.

Il titolo di questo film, alla luce delle trame dei 3 episodi che contiene, tutti girati da Antonioni, è molto curioso. Alla fine occorrerà parlarne. 3 episodi dicevo, ambientati e girati rispettivamente in Francia, Italia e Inghilterra, tutti ispirati a veri fatti di cronaca.

Ce li presenta nell'incipit questi fatti: una raccolta di immagini e video di repertorio su rapine, omicidi, crimini vari commessi da dei giovani. Giovani che erano bambini durante la guerra ed usciti dalla stessa, alcuni di loro perlomeno, con una strana psicologia. Delitti commessi per ragioni futili, o con crudeltà sproporzionate all'entità del "bottino" quando c'è questa di motivazione. Quello che più impressiona è che gli autori sono giovani privi di qualunque stato di necessità. Non sono storie di povertà economica, problema che invece attanagliava non poca parte della popolazione nell'immediato dopoguerra.

FRANCIA
Un gruppo di ragazzi compagni di scuola fanno una gita in campagna. Uno di loro millanta da tempo conquiste di donne bellissime e disponibilità di soldi fuori dal comune. I suoi "amici", tutti d'accordo, organizzeranno il suo omicidio per rapinarlo e realizzare i propri sogni di viaggi, ricchezza, lusso.
Stupisce per l'incredibile freddezza e la quantità di ragazzi coinvolti, un delirio collettivo. Noi oggi pensiamo al fenomeno del Branco (il c.d. Bullismo), a come coinvolge in senso parossistico i suoi membri. Qua invece c'è lucida premeditazione! Come se la morte di un ragazzo, momento evidentemente troppe volte visto durante la guerra (è una mia personale ipotesi), sia un fatto d'ordinaria amministrazione.

ITALIA
Un rampollo figlio unico d'alta borghesia, studente universitario, è anche capo di una banda di contrabbandieri di sigarette. Una notte verranno pizzicati dalla finanza, ci sarà una sua fuga drammatica e verrà scoperto in modo assolutamente casuale.
"Italia" riprende la visione di "Francia" secondo la quale la felicità risieda nel potersi godere ricchezze in giovane età, e lo fa in modo ancora più esplicito. Al giovane i soldi non bastavano per godersi la vita come egli riteneva fosse giusto, allora delinquere diventa necessario. Peccato però che ogni attività illecita nasconda rischi grossi, constatazione amorale di fatto. Finale straordinario in questo episodio, con un'interpretazione di Franco Interlenghi da sottolineare.

INGHILTERRA
Fresco di diploma un giovane intelligente ma anche particolarmente ambizioso, scrittore e poeta, figlio d'una modesta ma non povera famiglia, chiama un giornale che offre soldi in cambio di notizie di cronaca fresche. Segnalerà l'omicidio di un'anziana donna, prenderà i soldi, pretenderà persino di scrivere personalmente l'articolo, poi i soldi finiranno presto e per ricavarne altri farà rivelazioni scioccanti sull'omicidio stesso nel quale risulterà coinvolto personalmente.
E' l'episodio più inquietante a mio parere, con un'eccezionale Peter Reynolds nei panni del protagonista. Attualissimo tra l'altro! La "fame di fama" del ragazzo è la vera priorità, prima dei soldi. Anche se lui monetizza tutto ciò che può, il punto di arrivo è la notorietà a mezzo stampa; all'epoca non c'era la televisione, se no avrebbe puntato a quella come i tempi attuali insegnano.

Fin evidente l'attualità complessiva dell'opera che, nota bene, è stata scritta e girata da Antonioni, un regista con un senso morale altissimo ed una delicatezza nell'uso della camera e delle musiche unico. E' proprio il suo modo di girare, che rende tutto così naturale e semplice, ad accentuare lo stupore nei confronti di quanto si vede. Che coraggio ed originalità ad uscire con dei temi simili a quei tempi!
Ma quei tempi poi, da tanti spesso richiamati con comprensibile nostalgia, erano così diversi da oggi? Secondo me sì, bisogna vedere come. Dal punto di vista cinematografico non ho dubbi, e soprattutto per noi italiani la nostalgia è forte. Dal punto di vista morale e sociale, in senso più ampio, penso che l'umanità abbia sempre contenuto dentro di sé gli stessi vizi, perversioni, cattiverie per farla breve, e il progresso ha variato essenzialmente il modo e l'occasione per manifestarle.

Questi giovani sono stati vinti dalle illusioni, rincorrono facili successi, pensano la felicità sia misurabile in termini di fama o denaro e per questo sono anche molto facilmente ingannabili. Comunque vadano le cose, che riescano o meno a raggiungere l'agognata felicità materiale, sono dei perdenti.

Film particolarissimo e obbligatorio. Olimpo per me senza indugi.

francia

italia

inghilterra


24 commenti:

  1. Il titolo del film mi ricorda undici pedatori in maglia viola, che, guarda caso, fanno parte della mia squadra del cuore. Sul resto del film poco ti saprei dire, essendo un fellinniano convinto e scansando a priori tutto o quasi del maestro Antonioni. Cercherò di rimediare, o forse no, boh, chissà....

    RispondiElimina
  2. ahah! anche la "mia" juve (tifoso blando eh!) non è che faccia meraviglie...
    non pensavo ci fosse questa "sfida" antonioni-fellini stile coppi-bartali. fellini quanti ce n'è nel blog però? ;-) arriveranno, ma solo dei primi film, perché quelli che ha fatto a fine carriera mi fanno l'effetto di una frittura di melanzane e peperoni a colazione...

    RispondiElimina
  3. bè che dire? parlo di una disillusione diversa ma ritrovo molta della storia contemporanea in questo film. Lo vidi in un periodo in cui i sogni erano legati a volte alla felicità (falsissima) della ricchezza. La mia pace interiore è legata al 'possesso' di una certezza oggi: il denaro, in misura eccessiva e speso in maniera sconsiderata, mi fa orrore. Ho sempre privilegiato la solitudine e la riflessione, ma oggi, mi sembra una priorità vitale. L'unica paura è quella di non averne più a sufficienza per soddisfare le mie passioni più grandi: cinema, teatro, letteratura e musica. :(

    RispondiElimina
  4. quando i soldi finiscono per le passioni si diventa davvero poveri. vivere non vuol dire certo mangiare, dormire ecc... quello casomai si chiama sopravvivere.

    RispondiElimina
  5. davvero interessante, lo metterò nella (ormai infinita) lista d'attesa.

    tra l'altro il primo episodio, quello francese, mi ricorda molto il film di quel diavolo di larry clark: "bully". anche quello ispirato da una storia vera, manifesta quel delirio collettivo e lucida premeditazione che citi nella tua recensione.
    tremendo.

    RispondiElimina
  6. Nelle società del benessere il tema è (non sempre ma in generale sì) ribaltato, ma non meno tragico e avvilente: essendo più o meno riccozzi i genitori, prodighi di soldi, tecnologia, moto, telefonini, concerti e viaggi, le teste più vuote per ottenere il vuoto materiale non devono delinquere, ma solo diventare pecore conformiste e bigotte come i loro matusa. Con la differenza che là potevi ricavarne film di Antonioni, mentre qui è sufficiente che ci pensi... moccia. :-(

    RispondiElimina
  7. bella nick! non lo conosco Bully, m'informo ;-)

    Zio, apprezzo il tuo sensatissimo commento, tranne 2 cose:
    a) nomini un regista che qua è bannato senza storpiarne il nome con una delle tue battute velenose. per questa volta passi ma che non si ripeta, ok? ahah!
    b) uff... e non mischiare le moto, la mia grande passione di pura libidine fisico-chimica, con queste cose, sai che mi spiace, eddaiiii! almeno qua, per piasé :)

    RispondiElimina
  8. te ghè resùn:
    correggo quel nome in, vediamo, facciamo Merdericco Mocho?...

    e al posto di moto ci mettiamo motorino... :-)))

    RispondiElimina
  9. "tenchiù" nicola, ma non leggere la parola in lombardo-veneto, traviseresti!
    è inglese onomatopeico :D

    RispondiElimina
  10. niente da dire: questa è Cinema, e Antonioni ha segnato la Storia della settima arte.

    RispondiElimina
  11. ciao einzige, daccordissimo con te!

    RispondiElimina
  12. Su Fellini mi sono fermato al "Casanova", il dopo non vale un'unghia dei lavori precedenti. "La voce della luna" ad esempio, a me fa l'effetto di un gatto attaccato ai coglioni mentre sto guardando Minzolini al tg1 che declama la sua venerazione per il nano.
    P.S. Avanzo uno scudetto (quello del 1982) ;oP

    RispondiElimina
  13. ahahah! harmo, che metafora terrificante, altro che melanzane!

    ma guarda, siam dietro a regalare scudetti in ogniddove, perché negarvelo? prossima calciopoli piazzate un commissario che porta le tods, che con quelli che lavorano per la telecom possiamo regalarne solo all'ambrosiana, e mi fermo qua! :D

    RispondiElimina
  14. Ciao a tutti, a costo di esagerare in "catechismo", io che non l'ho mai fatto, ma i film di Fellini anche tra gli ultimi, ve n'è qualcuno di veramente grande, come "Prova d'orchestra"('78), "E La nave va"('83), ecc., e non tralasciamo che i capolavori assoluti della sua maturità se non dell'intera carriera, "Roma"(per me, il suo film più inventivo, strabiliante e visivamente entusiasmante, in assoluto)('72), "Amarcord"('73), e "Il Casanova"('76), sono tutti fra i suoi ultimi film...
    Per quanto concerne "I Vinti", è un capolavoro come quasi tutti i film di Antonioni, e non vedo caro Harmonica, in cosa Fellini possa escludere Antonioni, e viceversa..
    Antonioni, e lo dimostra già con "I Vinti", era solo apparentemente, un autore e un grande cineasta svincolato e un pò "freddo o distante" se non altezzoso,dalle problematiche sociali e dell'attualità italiana del dopoguerra, già "perso" alla ricerca del personalismo, e negli "intimismi" che tanto avrebbero nuociuto poi a certo cinema italiano cosìddetto d'"autore", bensì era così lucido e avanti nel suo avanguardismo, che ai tempi è stato sempre percepito asettico e scevro dalla capacità messaggi politici...Ma non era così, solo è sempre stato troppo su altri livelli più elevati e coerenti, per uniformarsi alla disarmonia di certe "linee" ideologiche tipicamente italiane.

    RispondiElimina
  15. vai vai wilson, catechizza pure...
    io per ultimi di fellini, e penso anche harmo, intendo "la voce della luna", "intervista", "ginger e fred" e va be', no comment su questi. così, lo dico per la precisione :)

    grande quello che scrivi di Antonioni! è vero questa cosa, che cioè per quanto film "sociali" non hanno alcuna connotazione politica.

    RispondiElimina
  16. "La Voce della luna" sì sono d'accordo con tutti voi, "Intervista"('87) però ha molte cose soprattutto sulla Cinecittà degli anni giovanili dall'arrivo da Rimini, bellissime..."Ginger & Fred"('85)è un film profetico sull'Italia macilenta e in putrefazione del craxismo-berlusconismo annichilente, ma non ci voleva poi molto a prevederlo,ricco com'è di geniali intuizioni e annotazioni sul Cavalier Lombardoni, gran proprietario di prosciutti, ballerine, e televisioni, da parte di un genio come Fellini, già nell'85, e Mastroianni nel film è -secondo me e a parer di tanti- stratosferico, "La Città delle donne"('80)è un capolavoro mancato, ma proprio in questo suo quasi "consapevole" e ricercato "mancamento", si brucia in un'inadeguatezza che lo fa quasi divenire e percepire come superiore a ciò che sarebbe potuto essere, quasi schiacciato dalla sua enorme complessità di temi e d'intenti sull'universo dell'altra metà del cielo,purtroppo ineludibile, primo film senza la musica di Rota che era scomparso l'anno prima, che dire di Fellini che a quasi sessant'anni mette in un suo film un lungo, bellissimo, e insistito brano di musica elettronica...

    RispondiElimina
  17. niente, mi arrendo: farò una rassegna di Fellini appena finita la serie che ho in mente di Antonioni. Wilson, mi guiderai te ok? vorrei vederli in ordine cronologico.

    RispondiElimina
  18. Come tutto il Cinema di Antonioni, anche "I Vinti " è un grande Film. 3 bellissimi episodi (un tema ricorrente in Antonioni)con in più la geniale idea delll'universalità. La coppia Interlenghi-Ferrero è strepitosa ! Nonostante i grandi problemi di censura avuti all'epoca pieno e meritatissimo successo...
    Ah, come aiuto regista c'era un certo Francesco Rosi...
    Qui siamo oltre i Cult roby...
    P.S. per quanto riguarda Fellini, sono d'accordo con Wilson. Anche i lavori della sua seconda fase sono notevoli. In ogni suo Film, anche quelli considerati meno riusciti, ci sono momenti, intere sequenze, di puro lirismo che danno lezioni di cinema a molti registi.

    RispondiElimina
  19. ah certo magar, oltre i cult, infatti messo nell'Olimpo a pieno merito ;-)

    RispondiElimina
  20. Olimpo, a scatola chiusa, anche per me. Antonioni è rimasto in mito (mentre altri sono scaduti).

    RispondiElimina
  21. sembra interessante... grazie per la recensione...
    ciao robydick

    RispondiElimina
  22. vegas, è tra i migliori di Antonioni...
    ciao!

    RispondiElimina