lunedì 28 febbraio 2011

Il cittadino si ribella

24
1974, Enzo G. Castellari.

Leggendo qua e là questo film sembrerebbe il primo poliziottesco a proporre il tema del cittadino che si fa giustizia da sé. Effettivamente, nella mia ancor breve rassegna di genere, viene un anno prima dell'altrettanto famoso "Roma violenta". In ogni caso, perlomeno a distanza di tanti anni, non è stato questo il motivo principale della visione, per quanto mi riguarda.

Il film parte rappresentando una serie di eventi criminosi di vario genere. Incipit veramente violento, ti cala con terapia d'urto in una italia dove c'è da aver paura ad uscire di casa.
L'ing. Antonelli, interpretato da un ottimo Franco Nero (film decisamente women-oriented, mi sa che facevano la fila per vederlo!) ha una vita abbastanza agiata ma tormentata negli ultimi tempi da un furto in casa con vandalismi e soprattutto da una rapina subita in posta, dove viene anche sequestrato come ostaggio e malmenato. Nella polizia non trova il sostegno che desidera. Risultato: s'incazza. Vuole a tutti costi trovare chi lo ha rapito... e il resto ve lo lascio godere.

Opera che è un trionfo di tecniche di ripresa per il genere d'azione! C'è un uso, anche piacevolmente iperbolico, di diversi espedienti filmici che vanno dai ralenty, persino fermoimmagine, ai suoni amplificati od ovattati a seconda. Poi truculenza, violenza fin gratuita. Non manca nulla, spettacolo garantito e tra i miei Cult obbligatoriamente. Almeno 2 scene sono da annuari: l'inseguimento di una macchina verso Antonelli che è a piedi in una specie di cava; quella finale con la sparatoria nel capannone semideserto e disadorno, con più di un momento da agorafobia angosciante. Ma è tutto bello, e potente, drammatico.

Ci sono 2 aspetti socio-politico-antropo-culturali che mi hanno incuriosito e vorrei sottolineare, e li titolo pure.

Imbarazzo politico.
E' palese, molto più che nella trilogia del Commissario Betti che gli seguirà, che si vuole a tutti i costi evitare un'attribuzione politica alla pellicola. Adesso, non conosco gli orientamenti di Castellari e dello sceneggiatore, però c'è poco da fare, i temi dei vigilante, della giustizia fai da te, della legge che non tutela a sufficienza i cittadini, sono decisamente di destra. E io dico pure "chemmefrega!", voglio vedere un film di spettacolo. Ma è il film stesso che mi costringe a ragionare politicamente, qua il paradosso. Sono stati inseriti pezzi di trama che spostano a sinistra il baricentro. Anzitutto la copia del giornale, più volte ripreso e risalente alla guerra durante l'occupazione, col titolo "Italiani ribellatevi!", frase attribuita al padre di Antonelli. Anche Antonelli stesso, quando parla con il non inquadrabile commissario, cita ancora le lotte partigiane. Non ultimo il citato commissario di polizia che non prende mai posizione in modo netto, condanna e lascia fare Antonelli, preoccupato solo di pararsi il culo più che di risolvere la questione.
Pacchiano e imbarazzante espediente, un paragone del genere tra partigiani e giustizieri è imperdonabile storicamente e politicamente, ma questo bizzarro aspetto rende il film una prova tangibile, reale, che nel 1974 non si scherzava mica e fare certe cose poteva costarti caro. Quindi un po' di prudenza poteva non guastare o perlomeno era comprensibile. Castellari in ogni caso tra i miei miti subito.

L'Antieroe borghese Antonelli.
Alla luce dei tanti vendicatori del cinema che si son visti questo è uno dei più malandati, almeno in primis, che mi sia capitato di vedere. E' per questo che mi è anche sembrato molto vero! Per quasi tutto il film becca mazzate ed umiliazioni da tutte le parti, il suo ingresso necessario nel mondo della malavita per le sue indagini è a dir poco maldestro, un misto di spavalderia ed imbranataggine. In ogni caso rimane lo spirito indomito e vendicativo, capace di riconoscere i punti senza ritorno, di andare fino in fondo. La figura del vendicatore fai da te ne esce male, molto male, ed è giusto così nel senso realistico: mettersi contro i criminali, parlo di quelli "seri", senza alcuna preparazione può produrre solo effetti nefasti.

Ho visto una pessima vhs. Giusto un paio di frame per ricordo. Peccato perché le numerose scene d'azione meritavano maggior valorizzazione.
una scena di notevole fattura, inseguimento macchina-pedone
almeno un ricordo, oltre che di Franco Nero, di Renzo Palmer

Questa rece la voglio dedicare di cuore a Francesco, un amico che qua viene spesso e porta avanti, di suo, un interessante blog dal titolo parlante: Amare Produzioni Agricole. Anche per i fatti che spesso narra francesco, sarebbe bene che "il cittadino si ribellasse ogni tanto".

24 commenti:

  1. eh già, il tipico film che all'epoca qualcuno si guardava di nascosto. mai avuto problemi personalmente, ho sempre diviso la militanza politica, con il guardare film.
    trovo più fasci i film da "i phone bianchi" che muccino e moccia ci propinano adesso.

    RispondiElimina
  2. sono d'accordissimo con te su tutta la linea harmo!

    RispondiElimina
  3. Sto pensando che se un film del genere fosse girato adesso in chiave leghista. Ma girato proprio dalla parte della Lega.

    RispondiElimina
  4. d'accordo con Harmo, anche perché il grande cinema italiota attuale è, come la grande editoria, qualcosa di spaventosamente mafioso (oltre che qualitativamente penoso, ma forse le due cose sono collegate...)... e cosa c'è di più fascista della mafia?

    RispondiElimina
  5. il titolo è meglio del programma del PD

    RispondiElimina
  6. grandissimo film! uno dei miei preferiti nel genere, bellissime scene d'azione e un credibile franco nero, palesemente fuori contesto e imbranato al mondo criminale. un film STREPITOSO!

    recuperalo in dvd che merita

    RispondiElimina
  7. Alberto, i leghisti ci mostrerebbero un pensionato che, incredibilmente, fa piazza pulita della 'ndrangheta a Milano, ahah! :)

    Zio, d'accordo anche con te.

    e pure con Ernest sono d'accordo... purtroppo! :D

    caro Frank, ho una lista della spesa per quando prendo la liquidazione... ahah!

    RispondiElimina
  8. Questo lo conosco! C'ho uno zio che era appassionato e me li propinava tutti, questi qui, a partire dai vari polizieschi con il suo idolo: Maurizio Merli! Ma a nche quelli con Tomas Milian. Un grande... :-)

    RispondiElimina
  9. bravo Lu! ah c'è la serie completa del commissario Betti qua, eheh...

    RispondiElimina
  10. ma perchè in italia ci si chiede sempre in primis se una cosa è di destra o di sinistra? e perchè un film deve essere "rattoppato" per non scontentare questa o quella parte politica? che palle...
    "tutti i film che fanno oggi son di destra, se annoiano son di sinistra" (G.Gaber)

    P.S.: a me il film è piaciuto, e basta. appiccicargli un'etichetta gli farebbe solo male.

    RispondiElimina
  11. mi associo alle lodi, visto che il film è uno dei miei preferiti nel genere, sarà proprio per quegli aspetti socio-politici che, giustamente, sottolinei tu.

    RispondiElimina
  12. unwise, la penso come te eh! non vorrei essere stato frainteso :)

    RispondiElimina
  13. ciao einzige! a propo' di politica, ho visto che da te oggi affronti anche queste questioni nell'attualità... e col tuo stile. complimenti :)

    RispondiElimina
  14. tranquillo Roby...è solo che la storia dei rattoppi mi ha fatto leggermente saltare sulla sedia...:)

    RispondiElimina
  15. ..Film strepitoso, da "smuovere le rocce", e non è frase di mia formulazione, ma dello stesso Franco Nero, nel documentario intervista contenuto nel bel dvd americano della Blue Underground dal titolo "Street Law". "Da smuovere le rocce" si riferiva Nero, alla colonna sonora dei F.lli De Angelis, che come per la superlativa o.s.t.precedente sempre per Castellari-Nero di "La Polizia incrimina, la legge assolve"('73), lo stesso Nero chiese ai De Angelis definendola nella sua richiesta esattamente così così..
    E in effetti, "Drivin'all'Around", "Goodbye, My Friend", anche nei vari arrangiamenti inediti e "alternativi"per la versione cinematografica e contenuti nella nuova edizione in cd della Beat Records,sono proprio brani famosissimi di una o.s.t. interamente di sconvolgente bellezza, e come tale campionata, remixata, citata e omaggiata dai più disparati e famosi artisti del mondo, nei più lontani generi fra loro.
    Come film in sè, fortunatissimo anche dal punto di vista commerciale all'epoca per il produttore Mario Cecchi Gori, è uno dei migliori titoli sul vigilantismo mai realizzati, ed è sotto quasi tutti i punti di vista un film anche migliore de "Il Giustiziere della notte"(Death Wish)('74)di Michel Winner, del quale ha pochi mesi di distanza dalla sua uscita, voleva essere una chiara, non solo "pubblicitaria", "risposta italiana".
    Senza nulla togliere ad un regista incredibile come Winner, che solo l'anno prima aveva realizzato sempre con Bronson, "Chato"('72) e "Professione assassino"(The Mechanic), e non so se mi spiego, ma dal punto di vista tecnico e spettacolare delle scene d'azione e delle magistrali sparatorie,la padronanza tecnica di Castellari non ha quasi uguali, come hai citato tu Roby, per le geometrie perfette di montaggio e riprese negli spazi chiusi come appunto i capannoni o le preferite ambientazioni industriali dismesse (vedere la sparatoria dinamica e fissa, a ritmo variabile, in una sol parola fenomenale, tra i binari della stazione di Roma, ne "Il Grande Racket"['76]), inquadrature, uso dello "slow motion" peckinphiano senza essere solo un mero "imitatore", come in Italia solo Stelvio Massi sapeva usare con tale maestria pari a quella di Castellari, dicevo,tale padronanza di ogni mezzo tecnico ed espressivo del cinema d'azione da parte di Castellari, è proverbiale e ormai celeberrima e celeberrima.
    La famosa corsa di Nero davanti alla Mustang è quasi ricorrente in ogni film di Castellari-Nero, basti citare "Keoma"('76) e "Il Cacciatore di squali"('79), in quanto Nero a detta di Castellari nello stesso doc.intervista sul film sopra citato, era così naturale e plasticamente fotogenico nella corsa come in ogni altra azione atletica di fronte alla cinepresa (difatti quando picchia a calci e cazzotti ad esempio e soprattutto come in "Keoma", si nota subito come lo faccia talmente bene, con quale fluidità e innata decisione, cosa molto rara per un attore e che in quel periodo del nostro cinema di genere forse solo Luc Merenda, aveva alla pari in dote e padronanza),che non poteva esimersi in un loro film dall'inserire sempre una sequenza in cui fare risaltare al meglio questa sua innata capacità. Ovviamente, esaltata in plasticità "D'Annunziane" dallo slow-motion.

    RispondiElimina
  16. Una citazione d'obbligo per il bravo e sfortunato Giancarlo Prete/Tommy, bravissimo e attivissimo attore e doppiatore di cinema e tv degli anni'70, da pochi anni mooolto prematuramente scomparso, con un trafiletto-etto ad andar bene, nelle pagine dello spettacolo dei quotidiani, e non in tutti. Avrebbe meritato ben di più dal nostro cinema, e il suo ruolo dimostra una volta di più se ce ne fosse bisogno che voler etichettare questi film come all'epoca di destra, è esercizio "truccato" a dir poco, dato che proprio Tommy nel film è un piccolo criminale ladro, truffatore e rapinatore ,che invece sarà l'unico ad aiutare davvero l'Ing.Antonelli interpretato da Franco Nero, diventandone appunto l'unico vero amico, e al cui personaggio è dedicata proprio la splendida "Goodbye My Friend" dell'o.s.t., senza svelare cosa sarà capace di fare nel drammatico finale, per non imporre un importante spoiler.
    Ma poi, facce come Romano Puppo, Massimo Vanni,Nazzareno Zamperla, tutti anche eccellenti stunt, dove le mettiamo, tutti amici di Nero che gli prendeva con sè, perchè quando c'era da fare un film così, giustamente non si poteva fare senza chiamare facce così,semplicemente, proprio perfette, p-e-r-f-e-t-t-e.
    Romano Puppo, che nella vita aveva fatto di tutto, tutto, compreso il mercenario in Congo/Katanga e il minatore in Australia, dove tra gli anni cinquanta e sessanta aveva lavorato come emigrato prima di tornare in Italia a fare il figurante e il cascatore a Cinecittà, subito cooptato dal nascente peplùm e dal western, avrebbe fatto in carriera decine e decine di film di tutti i nostri generi "popolari" o meno,famosissimi e anche no, prima di, (una volta che negli anni'80, fatto morire strangolato questo nostro cinema migliore e i suoi registi quindi anche queste indimenticabili "facce"), i ruoli per lui si diradassero e diventassero sempre più piccoli, dicevo prima di morire forse di un'infarto per il freddo, la mattina alle 6 in motorino alla periferia di Roma, andando a lavorare come distributore di volantini pubblicitari per una catena di supermercati.
    Lo trovarono in terra in mezzo alla carreggiata già morto in una gelida alba invernale apparentemente senza spiegazione, nè segni di urto da qualche altro veicolo E purtroppo, ho detto proprio tutto.

    RispondiElimina
  17. mamma mia Napoleone, sei veramente unico! O_o
    onore a Romano Puppo, e onorato di ospitare il tuo omaggio a lui. grazie.

    RispondiElimina
  18. ...dopo wilson, non resta niente altro da dire. Tanto di cappello alla scelta del Film e alla tua recensione.
    Anche Renzo Palmer e Barbara Bach (nota in Italia come Barbara Gregorini, dal nome del primo marito), famosa poi come Bond girl e moglie di quel monumento che è Ringo Starr

    RispondiElimina
  19. magar, qualcosa ancora hai trovato da aggiungere!
    grazie. ;)

    RispondiElimina
  20. ecco perché sono aumentati gli ingressi al blog:)

    grazie!

    francesco

    RispondiElimina
  21. davvero? ne sono proprio contento! :)
    ciao francesco, continua così!

    RispondiElimina
  22. farò del mio meglio, anche negli altri due blog!

    ciao francesco

    RispondiElimina
  23. Stavo per scrivere di lasciarmi fare caldi applausi all'indirizzo di @Napoleone Wilson, ma le righe competenti ed umanissime che qui ha scritto non trovano aggettivi degni.

    RispondiElimina
  24. vai anche con gli applausi adriano! :)

    RispondiElimina