mercoledì 15 giugno 2011

O Princípio da Incerteza - Il principio dell'incertezza

6
2002, Manoel de Oliveira

Particolare e non comune visione, lo dico subito per "maschiare" quanto segue. Questo film è un "Romanzo per Immagini", coi tempi e i modi consoni, consiglio quindi di astenersi agli adrenalina-dipendenti, qua si contempla.

Anzitutto la parola alla grande amica Petrolio (aka Milena) (aka Muso), questa visione è avvenuta per sua stretta raccomandazione.


Eccolo l'ambiguo mio novantenne, colui che non riesce, non sa, non vuole giungere a una conclusione, che si avvita e si perde nelle sue ellissi magiche, nelle oscurità immense, nelle geometrie mirabili e non fornisce mai una spiegazione logica ed esauriente della realtà comune ma ne costruisce una continuamente sfuggente, prostrata alla superiorità femminile, ai capricci della donna che impersona il bene e il male, occhio scaltro e magnificamente diabolico. Io non posso far altro che aderire alla sua visione, non fosse altro che per una mia innata e peculiare caratteristica, quasi una patologia, ormai nota a tutti: nel teatro dell'assurdo ci sto a meraviglia, nell'orologio che ha perso le lancette e batte il tempo in maniera indefinita e disarticolata sono naturale ingranaggio, dell'insofferenza e del distacco da qualsiasi impegno impellente, ho fatto sregolatezza personale, con l'illusione e l'eterno disattendere ad ogni promessa vado a nozze (le uniche dei miei desideri), sul governo delle passioni e delle perversioni baso tutto il mio racconto e il mio credo... che dire? Questo portoghese con me non è avaro di doni e sorprese, mi spiazza ad ogni frase, mi ghiaccia ad ogni silenzio, mi infiamma ad ogni sguardo. Contorto, sottile, elegante gioco in cui mi perdo e mi desto; passatempo ed enigma privo di disciplina e di conformità ad alcuna legge.
Si fa donna il mio vecchio. Graffia e incide. Ricama e civetta. Complotta e si diverte alle spalle nostre... cos'è l'equilibrio? Non lo so e continuo a ignorarlo. Pratica indeterministica. Principio di incertezza. La sicurezza è nella bellezza del film, nella tecnica dei piani sequenza, nei silenzi eloquenti e nei dialoghi spaventosamente implacabili, nelle musiche capricciose di un grande Paganini e nella sua giovane età, quella della mente, quella del pensiero, quella della cultura che non ha bisogno di tagli e ricuciture, stiramenti o riempimenti, già rinvigorisce, sostiene, rivitalizza. Lo spettatore? Obrigado.

Un pezzo della colonna sonora - Paganini i "24 capricci"



Riprendo la parola solo per consigliare di ammirare le immagini nei frame che non starò a commentare singolarmente. Alcuni sono solo per mio ricordo, altri veri e propri quadri, sarà evidente quali. Io mi sono spesso distratto dal seguire la trama (che poi non è così trascinante...) per ammirare la minuziosa cura posta alla posizione della macchina, per quanto molto statica come punto di ripresa e fuoco. Sembra di assistere ad una sequenza di stage teatrali, intervallati da stacchi per gli "spostamenti" dei personaggi accompagnati da brani virtuosissimi di violino (vedi video sopra proposto da Milena) fin frenetici. Non arriviamo all'immensa qualità del grande maestro italiano, ma Oliveira mi ha ricordato Michelangelo Antonioni in questa attenzione.

Volevate sapere qualcosa della trama immagino. Credetemi, non occorre, a citare solo le vicende potrebbe apparire come un "banale" feuilleton, se non fosse per i dialoghi potrebbe essere adatta persino ad una telenovela. La vicenda narrata è solo un pretesto e Milena ha detto quanto occorre, il succo essenziale del film.

Buona visione.





















6 commenti:

  1. ho deciso, lo rivedo, dopo appena qualche mese lo rivedo! :)

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  2. ahah! la tua stessa rece t'ha invogliata :)
    ciao e grazie ancora

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  3. non mi dovevi citare Antonioni, scappoooo.... bella però la recensione, aldilà del film.

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  4. ma dai harmo, l'antonioni me lo tratti così? ahah! mannagg...
    grazie a nome di milena.

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