mercoledì 17 ottobre 2012

Monsieur Lazhar

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2011, Philippe Falardeau.

Un pizzico di trama da wiki: Bachir Lazhar è un immigrato algerino di 55 anni che viene assunto in una scuola elementare di Montreal per sostituire un'insegnante di scuola elementare che si è uccisa impiccandosi. Mentre la classe passa attraverso un lungo processo di ripresa, nessuno nella scuola è a conoscenza della vita dolorosa di Bachir, né che egli è a rischio di essere espulso in qualsiasi momento.

La maestra s'è impiccata e impossibile è conoscerne le ragioni. Sì, emerge qualche responsabilità tra i ragazzini, qualcosa di "torbido", eppure...  Poteva suicidarsi a casa invece l'ha fatto a scuola, voleva mandare un messaggio a qualcuno? Il punto, il problema in fondo non è quel perché, ma come far uscire quel gruppo di scolari da un trauma particolarmente duro. S'insinua perfido il senso di colpa, si cerca il capro espiatorio, si rischia la divisione là dove invece occorre unirsi. L'algerino Bachir porterà un contributo eccezionale in termini di umanità che solo noi potremo capire da dove origina, da quali terribili esperienze in terra patria prima di fuggirne e finire in Canada come rifugiato politico.


Ho una predilezione personale per i film ambientati nelle scuole. In tutte le parti del mondo hanno un filo comune, segno che forse nasciamo tutti uguali e poi è il mondo adulto a - tentare, spesso riuscendoci - corromperci con religioni, stupide ambizioni, tradizioni idiote. "La classe", "Non uno di meno", per citarne un paio a caso, ma ne ho visti molti, come lo stupendo e misconosciuto "Essere e Avere", il recente e italiano "Il rosso e il blu" che non è male, per non parlare dello splendido "Detachment". Gli adulti mal digeriscono la novità portata da bambini o adolescenti, e allora fanno di tutto per non avere da loro sorprese, li vogliono prevedibili, li rendono complici del loro stile di vita. E' un conservatorismo insito nei vecchi, inteso con vecchi coloro incapaci di cedere qualcosa del conquistato in nome del piacere della vita che sta nell'innovare, parola che incute timore. Meglio spaventare queste meteore, rimuovere, e la rimozione è la prima generatrice di inconsci che indeboliscono. "... i ragazzi non possono essere toccati. non si possono dare buffetti come non si possono abbracciare..." sono regole che pur comprendendole nella ragion d'essere sono a tutela del genitore-padrone, impediscono ogni transfert alunno-insegnante, evitano che il giovane trovi altri modelli spostando il riferimento, che quindi rimane esclusivo al genitore. "Lei deve insegnare, non educare" diranno dei genitori ad un colloquio, irretiti da osservazioni di Bachir su cosa un'allieva potrebbe migliorare nel suo carattere in termini di maggior disponibilità al dialogo, qualità che invece i "padroni" reputano positive così come sono.

Quelle di Lazhar e di altri come lui sono spesso cause perse. Qua non siamo di fronte ad una causa vinta, ma a qualcosa che sta in mezzo e che potremmo definire Sana Ragionevolezza. Lo stesso concetto di Vincere o Perdere cade ed è un bene che lo faccia, in fondo è il mantra degli ambiziosi e l'ambizioso, che ottenga o meno il suo obiettivo, è fondamentalmente un perdente, uno che focalizza la sua vita su oggetti di culto astratti. Risolvere capendo che per cose che non hanno spiegazioni non c'è soluzione, con l'umiltà che non tutti i fenomeni umani si possano spiegare, è un Insegnamento Fondamentale che Banchir offre a questi ragazzi e anche a noi ovviamente. Lo fa senza nominare dio una volta che sia una! Lo so, è normale e giusto che sia così, altrimenti saremmo in un altro film, o in un incubo, dove si rimuove un problema sotterrandolo con improbabili spiegazioni metafisiche. Lo so che ho detto una cosa scontata, ma lo ripeto: dio non esiste in questo film. C'è un uomo che le esperienze hanno reso "un dio", molto tra virgolette visto che non pretende di fornire verità assolute rivelate, ed è un uomo capace di trovare modo, anche se solo in una piccola scuola, solo in una classe di essa, di ripagare un debito contratto con la vita offrendo ad altri la sua comprensione delle cose.

Al di là di mie congetture, è proprio un bel film godibile in leggerezza volendo, nonostante il tema. Bello, per la sua qualità d'insieme, privo di buchi narrativi, di grande delicatezza ed efficacia, senza iperboli o retorica e solo il finale strappa una lacrima, che si versa con piacere, impossibile non commuoversi.

Ancora disponibile nei cinema, lo consiglio caldamente.
Robydick


6 commenti:

  1. Dicono tutti che è molto bello. a questo punto mi tocca recuperarlo!

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  2. è veramente molto bello Perso, con un taglio "non autoriale" che lo rende fruibile a tutti

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  3. Mi ricordo un amico algerino, che più o meno avrà la stessa età del protagonista. Era mio collega in Germania, un barista molto esperto. Il lavoro era duro, specialmente per un ragazzino di 20anni, ma Kamel te lo rendeva molto interessante. Chissà che fine ha fatto.

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  4. bho Giova', non ti so dire... nel film non ne parla del tuo amico :D

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  5. Anch'io amo le narrazioni dove protagonisti sono i bambini: leggerle, scriverle, vederle al cinema. Soffrire vedendo gli stupidi adulti che tentano di rovinarli, immeschinirli, omologarli, bovinizzarli, ucciderli. Commuovermi al cospetto dei pochi adulti illuminati che (spesso ostacolati da altri adulti) cercano solo di aiutarli a crescere, Liberi e Intelligenti.
    Questo ovviamente me lo segno.

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