lunedì 10 settembre 2007

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2002, Zhang Yimou.

Ero abituato alle scene curate ma scarne dei film di Yimou, anche alla fotografia impeccabile ed originale di chiara ispirazione giapponese. Non ero preparato a vedere un "filmone" pieno di effetti speciali, scenografie complesse e ricchissime di comparse, un kolossal a pieno titolo appartenente al wuxia.

Risolto lo stupore ho atteso un po'. Cominciavano a susseguirsi scene di combattimenti improbabili, gente che vola in barba alla gravità, robe che di solito evito come la rogna, ma tegno duro e ascolto bene le storie che raccontano.

Narrano di leggende del III sec a.c., dell'imperatore Qui che galleggia fra mito e storia per essere stato il Primo Imperatore della "grande cina", quello che per primo ha unito i 6 clan, che dividevano la Cina, "sotto un unico cielo" ed ha poi cominciato a realizzare la Grande Muraglia. L'opera di unione costò molto sangue e provocò molto odio e sete di vendette. I veri protagonisti sono infatti i valorissimi combattenti che a più riprese minacciano la vita dell'imperatore e che saranno artefici di gesti eroici incredibili.
La meraviglia di queste storie, per quello che sono e per come Yimou le ha rappresentate, è la loro imparzialità. Gli eroi appartengono ad ambo le sponde con gli stessi onori, a quelli che cercano di uccidere l'imperatore e a coloro che sono con lui, fino al punto di condividere persino il desiderio di un unico cielo, fermo restando i reciproci doveri verso gli antenati da una parte e verso il popolo e la corretta gestione del potere dall'altra.

Fotografia, colori, suoni e musica, impianti scenici imponenti, effetti, trucco, costumi... un'ubriacante ed impressionante quantità di bellezza persino aggressiva. La storia e le interpretazioni rischiano di passare in secondo piano, seppur bellissime e ben fatte.

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