giovedì 6 settembre 2007

L'ultimo metrò

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1980, François Truffaut.

La storia si svolge a Parigi nel 1942, nella Francia occupata dai tedeschi e con la Repubblica di Vichy, area "libera" ancora per poco.
Marion Steiner, moglie dell'ebreo Lucas, dirige il teatro di Montmartre. Il marito per ovvii motivi non può farsi vedere e rimane nascosto in cantina, pur riuscendo con degli stratagemmi a percepire quanto avviene nel teatro.

I teatri a quel tempo a Parigi sono sempre pieni, nonostante i coprifuochi (l'ultimo metrò parte alle 20:30 per permettere a tutti di tornare a casa in tempo) e nonostante i successivi bombardamenti angloamericani. Sono, è vero, i soli luoghi, quelli pubblici, a godere di riscaldamento, ma è soprattutto l'irrefrenabile voglia di arte recitata dei parigini a farla da padrona.

Il film narra la storia della compagnia, delle difficoltà tra censura e gestapo, di storie d'amore che s'intrecciano pur non tralsciando alcun dettaglio della durezza della vita in quel periodo. Fra mille difficoltà l'opera preparata verrà rappresentata e sarà un grande successo, ed anche dopo il successo ci saranno nuovi problemi e difficoltà.
A un certo momento la rappresentazione teatrale comincerà sempre più ad intrecciarsi con la storia stessa, fino al finale intelligente e commovente.

Uno dei film più belli di Truffaut, e non è un paragone da niente.
Stupendo.

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