lunedì 11 luglio 2011

Detector - The Chain Reaction

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1980, Ian Barry.

Australia rurale, un terremoto provoca una pericolosa perdita durante un'operazione di scarico in un impianto di stoccaggio di rifiuti nucleari della compagnia WALDO (vi ricorda qualcosa?).

Un ingegnere tedesco di nome Heinrich Schmidt (Ross Thompson) riceve una dose letale di radiazioni e gli rimangono pochi giorni da vivere, ma sa anche che la fuoriuscita perdita sta contaminando delle falde acquifere sotterranee, e vuole prima riuscire a mettere in guardia l'opinione pubblica. Mentre i capi della compagnia sono solo interessati a tenere tutto nascosto, Schmidt riesce in qualche modo a sfuggire al loro controllo. Riesce anche ad entrare in contatto con un'attivista ambientale chiamato Eagle (Hugh Keys-Byrne), ma è inseguito e ferito prima di potergli fornire tutti i dettagli e i riscontri. Sofferente di amnesia per lo shock subito Heinrich viene salvato da Larry (Steve Bisley), un meccanico in vacanza con la moglie, Carmela (Arna-Maria Winchester), che lo conduce fino alla casa nella quale loro sono in villeggiatura. Come Heinrich cerca di mettere insieme i suoi ricordi e Larry cerca di ottenere l'aiuto dalla polizia locale, WALDO invia un team guidato da un assassino spietato interamente vestito di grigio come i suoi capelli di platino (Ralph Coterill) per trovare Schmidt e bloccare la fuga di informazioni, anche se la fuga di radiazioni sta continuando a inquinare lentamente le scorte idriche e la sua distribuzione...
Grande azione e grandioso inseguimento automobilistico finale, in questo “The Chain Reaction” (“Detector”, secondo il titolo dell'uscita cinematografica italiana del 1980), che mantiene molto di quello che aveva già mostrato pochi mesi prima con il suo enorme successo internazionale, “Mad Max”('79) di George Miller, cinematograficamente splendido e anche di sceneggiatura molto valido, “The Chain Reaction” è uno degli Oz-ploitation di fantascienza più celebri di quelli filiati direttamente sulla scia del suddetto grandissimo successo commerciale e di consenso critico internazionale ottenuto da “Mad Max”. Anche in “The Chain Reaction” è presente Mel Gibson seppur in cameo, anche qui l'azione è spasmodica e non ci sono o quasi momenti di staticità, mentre la tensione è costante come in quasi tutti i film australiani d'azione di quel periodo. La minaccia nucleare dilaga e non ci sono mai inutili scene di raccordo con la gente che si sente male o simili, come in altri film americani coevi sulla minaccia delle contaminazioni nucleari. Molto bella in questo senso è anche la sequenza in cui Larry e Carmela nuotano in un fiume che noi spettatori sappiamo poter essere contaminato con le scorie nucleari, la minaccia esiste solo come e nel dialogo ma è ugualmente efficace perchè come sappiamo le radiazioni non sono qualcosa che possiamo vedere né sentire all'odore o al sapore. C'è poi ben presente l'aria di sventura e aleggiante tregenda così tipica dell'atmosfera dei film australiani della ”First wave”, che fa capolino tra le nuvole presagenti un nubifragio, sopra gli splendidi paesaggi dell'Outback australiano, mentre Carmela e Schmidt passeggiano e si siedono intorno alla casa sforzandosi di ricordare ciò che gli è successo. C'è sempre una costante sensazione di minaccia in queste sequenze, facendo sì che il pubblico possa sperare nel rapido ritorno della memoria di Schmidt. A questo punto del film, Carmela pare maturare sempre più un rapporto stretto con Schmidt piuttosto che con Larry, ma non è certo questo l'aspetto che diventerà più interessante del film. Certo, questa è la parte più emotiva della storia, efficace anche per come lo attraversa e come si contrappone alla mancanza totale di umanità quasi glaciale da automi o cyborg degli uomini della WALDO (stranissimo nome per un' organizzazione sinistra), ma anche come anche la bionda col sorriso affilato e il vestito attillato sempre della Compagnia.
Intanto Larry e Eagle invece che aiutati sono sbattuti per metà del film in una cella dalla polizia prezzolata .
Hugh Keys-Byrne nel ruolo di Eagle è sorprendente, volutamente messo in un ruolo da “bravo ragazzo”, lui che è sempre così strano e non ha certo uno sguardo da bravo ragazzo, così come non era certo un “attivista ambientale” nella sua celebre partecipazione a “Mad Max”, in cui era davvero un “bad guy”, lo psicotico capo della banda dei motociclisti Toecutter. Quando c'è lui, il film indubbiamente ne guadagna qualcosa di più.
Bisley, coprotagonista con Gibson di “Mad Max”, è al solito duro e simpatico, con quella sua aria vagamente da Steve McQueen australiano, e interpreta al solito un “uomo qualunque”, che vorrebbe poter solo avere un po' più di tempo da poter passare dal lavoro con i bambini e con Carmela, ma che viene invece pesantemente percosso da un uomo che nemmeno conosce (Grey killer), arrestato con accuse false, e che hanno pure cercato di buttare con la macchina fuori strada.
Thompson come al solito è sempre molto efficace, pur essendo un poco bloccato nel ruolo di un personaggio così imperscrutabile ed enigmatico come Schmidt, cui rimangono alla fine circa due giorni per sopravvivere dalla contaminazione estrema da radiazioni. Arna-Maria Winchester è sempre stata una gran topona del cinema australiano di quel periodo (e spesso è pure nuda), mentre Ralph Cotterill è teatrale e cupo come una quinta dell'inferno. D'altronde il suo ruolo è quello dell'assassino efficientissimo a capo dei suoi uomini, tutti vestiti in maniera inquietante e strepitosamente anni '80, mandati a cercare Schmidt. Visivamente, sono impressionanti e i costumi sono tra le cose migliori del film. L'alleggerimento comico è fornito dal villico sceriffo locale Piggott (Richard Moir), che fa un po' la versione wannabe del personaggio fascista Jim Goose interpretato sempre da Bisley in “Mad Max”, ma forse non è altrettanto bravo di Bisley nel ruolo del coprotagonista di “Mad Max”.
Come detto, c'è un cameo e neppure accreditato come meccanico barbuto di Mel Gibson, appena reduce dal ruolo svolta nella sua carriera di Max Rockatansky del succitato film. In apertura, sempre da “Mad Max” c'è pure Roger Ward (che anche da queste parti ricorderemo bene per averlo diffusamente omaggiato riguardo al suo fantastico ruolo in “Turkey Shoot”), qui addirittura sfoggiante una cascata di riccioli neri alla monnezza!
Tutta la parte finale di “Detector” è azione pura in cui c'è il meglio del meglio del cinema d'azione australiano, sia per quanto riguarda gli inseguimenti automobilistici, “brand” d'eccellenza dell'aussie exploitation, che per le sparatorie e le scene realizzate con grandissimi driver e stunt tutti protesi alla massima velocità e al massimo spasimo (anche se c'è la più che netta impressione che alcuni passaggi siano velocizzati). Tra l'altro, la splendida sequenza violenta con il fucile da caccia campeggia come immagine in ogni manifesto ed è sempre presente in ogni trailer del film.
Lunghissima e finale sequenza d'azione che si conclude anche con una nota di malinconia rara per un film di questo tipo, ma non per un film australiano, in cui una certa tristezza di fondo è sempre presente. Sequenza dell'inseguimento giustamente citata da Quentin Tarantino a riguardo della strepitosa bravura degli australiani nel realizzare le scene d'azione, mostra una tale varietà di veicoli di diverso tipo coinvolti, di tali e tanti tratti di strade, che non si vede mai una volta e sottolineo mai -cosa che invece in altre sequenze di questo tipo accade assai spesso- la stessa scena vista in precedenza o lo stesso veicolo magari già coinvolto in un incidente, o lo stesso tratto di strada, Stilisticamente sensazionali sono anche i camera car dall'interno delle auto con i veri attori nel mezzo, inserti ripresi molto spesso in grandangolo o in schermata dall'esterno mostrandoceli nelle macchine riprese da fuori ad -apparente- altissima velocità, inserti che accellerano impetuosamente il già tumultuoso flusso dell'azione. Superlativo, l'incidente con il tamponamento da dietro e volo lunghissimo della macchina, come sono complessivamente superlative le capacità dimostrate dagli stunt australiani in questo film. Gran parte di questa sequenza d'azione è stata orchestrata da George Miller creatore e regista di “Mad Max”, che oltre a essere uno dei produttori esecutivi (ed è grazie a questo che si deve la partecipazione di Steve Bisley, Hugh Keys-Byrne, Roger Ward, e il cameo straordinario di Mel Gibson) è stato uno dei registi della seconda unità e coordinatore degli stunts seppur non accreditato, ed è grazie a lui che ha significato il ritmo e i contenuti travolgenti delle sequenze d'azione, se non di più, in egual misura che al regista/sceneggiatore Ian Barry.
Anche se a onore di cronaca si ha netta l'impressione che Barry per quel che riguardava la sua sceneggiatura l'intenzione era di fare un film più drammatico che d'azione, su un complotto messo in atto per coprire un'incidente nucleare, e che fu Miller nel suo ruolo anche di produttore a spingere molto di più il pedale dell'azione (anche visto l'enorme successo ottenuto proprio da “Mad Max” pochi mesi prima) per farne un thriller fantascientifico (e quando Barry rimase indietro al programma delle riprese Miller ben colse l'occasione per fare proprio questo)...Alla fine comunque, il film così com'è rientra in pratica tra tutte e due queste concezioni. E' “Mad Max” per quanto concerne l'azione, la grinta e la violenza, è “Sindrome cinese” (The China Syndrome)('79)di James Bridges, per quanto riguarda gli aspetti della tensione drammatica, la struttura della trama seria e da sceneggiatura esperta dei temi del nucleare, oltre che per le buone recitazioni e l'avvolgimento del tutto in un eco dramma degno con forti accenti anticapitalisti, e nel quale non manca mai un'indispensabile senso come di una coltre imminente di morte che salga a ricoprire tutto e tutti. La sceneggiatura quindi si è dovuta trasferire dall'iniziale attenzione su Schmidt e il suo “blocco” dovuto all'amnesia e al suo velocissimo degradamento cellulare, nei territori del thriller d'azione, regalandoci delle scene d'azione che sono tra le più ricche, entusiasmanti, vertiginose, che il cinema australiano di genere ci abbia mai mostrato.
La colonna sonora elettronica di Andrew Thomas Wilson è molto funzionale ed efficace, con le sue sonorità retrò anni settanta e i suoni elettronici quando le morti si fanno “imminenti”, così com'è veramente bellissima nel tema sui crediti finali con i riff di basso elettrico.

Nominato dall'Academy of Science fiction, Fantasy & Horror Films, USA al Saturn Award come Miglior Film Internazionale per l'anno 1983.
Nominato agli A.F.I. -Australian Film Institute Award 1980 nelle categorie:Miglior contributo Cinematografico/Fotografia a Russell Boyd, Miglior Contributo Nel Disegno dei Costumi a Norma Moriceau, Miglior Montaggio a Tim Wellburn, Miglior Scenografia a Graham “Grace” Walker, Miglior Suono a Lloyd Carrick, Tim Wellburn, Phil Judd, Miglior attrice Non Protagonista a Lorna Lesley

Questo film venne originariamente intitolato “The Man at the Edge of the Freeway” e “nuclear Run”. Questi titoli sono poi stati considerati troppo lunghi e pretenziosi. Inoltre, il produttore David Elfick effettuò una ricerca nei dizionari di film di titoli che partono con la dicitura “The Man” e notò come la maggior parte di loro sia stato una delusione al botteghino. Elfick allora suggerì “Contaminated” come titolo di questo film. Alla fine, il titolo venne cambiato in “The Chain Reaction” in modo da avere un titolo con un impatto maggiore. Questo titolo venne evidentemente ideato da Hans Pomeranz, una delle persone più importanti dell'industria cinematografica australiana di quel periodo.

Il film venne mostrato al marchè (il mercato) del Festival di Cannes dove vendette i propri diritti di sfruttamento per le distribuzioni estere molto bene. Per tutto il mondo (con l'eccezione dell'Australia e del Nord America) i diritti di distribuzione vennero venduti alla Warner Brothers International (Ed e' per questo che come per“Mad Max”, il film è stato distribuito al cinema e poi in vhs dalla Warner, copia da nolo del 1984, bellissima, tuttora l'unica edizione esistente in italiano per l'home video, che mi onoro di possedere). La pubblicità del film dell'epoca dichiarava che questo era stato il più grande accordo (almeno fino a quel momento) per un film australiano al Festival di Cannes. Il produttore David Elfick disse una volta a proposito di ciò:- “...Potrebbe essere stato venduto tre volte per ogni territorio del mondo. Dopo che il film venne venduto a Cannes, esso andò subito in enorme profitto.

George Miller era il regista previsto originariamente per dirigere questo film, ma poi si ritirò dal progetto. Ha diretto comunque (anche se non accreditato) le sequenze con gli stunt e quelle della seconda unità, più per necessità che per volontà, dato che la produzione era in ritardo sul programma e stava finendo i soldi.

Primo lungometraggio del regista teatrale Ian Barry.

L'intenzione originale dello sceneggiatore/regista Ian Barry era quella di fare un film serio-drammatico sui pericoli dell'energia nucleare, il che era sulla falsariga di “Sindrome cinese”(The China Syndrome) (Usa'79)di James Bridges. Questo film è stato effettivamente il primo, anche se è uscito in Australia circa un anno dopo che era uscito nei cinema “Sindrome cinese”. Ma la sceneggiatura originale di questo film era stata effettivamente scritta molto tempo prima dell'uscita di “Sindrome cinese”. Tuttavia, il film venne poi girato circa sei mesi dopo che “Sindrome cinese” veniva distribuito nei cinema.

Un certo numero di persone che parteciparono a “Mad Max” uscito circa un anno prima, è presente a vario titolo in questo film, tra questi i citati Steve Bisley, Hugh Keys- Byrne, Roger Ward, Tim Burns, David Bracks e Mel Gibson, nonché il produttore -regista George Miller.

Il protagonista Steve Bisley ha detto una volta del suo personaggio di Larry Stillson:- “...Che Larry è uno di quei personaggi tenaci e duri a cui non piace certo essere tenuto spinto contro una parete. Però la parte è completamente diversa rispetto a quella del personaggio di Jim Goose da me interpretato in “Mad Max”, anche se il film ha alcuni tratti distintivi dello stesso stile.”

L'artista del make-up della britannica BBC che ha lavorato a questo film, Lesley Lamont-Fisher, ha trascorso diversi mesi alla ricerca nei testi di medicina dell'aspetto delle ustioni, per ricrearli in questo film.

L'acronimo “WALDO” che forma il nome dell'impianto atomico del film, stava per “Western Atomic Long-term Dumping Operation”, è stato detto che “WALDO” stia anche per “Western Atomic Long-term Disposal Organisation”, questo secondo significato è in una formulazione più ufficiosa ma anche tipica di una certa burocrazia.

Notevole del film è anche la sua colonna sonora elettronica anni'70. Il poster australiano del film sottolinea la sua colonna sonora, con sul fondo scritto in grassetto e in grande risalto:”La soundtrack del film è disponibile su LP e cassette Channel 7 Records”.

Due tipi di veicolo visti nelle sequenze d'inseguimento erano una versione modificata di una Holden (il marchio nazionale australiano, e la prima automobile a essere interamente prodotta in Australia dagli anni quaranta in poi), grande modello GT, e una Ford Landau berlina.

Il bilancio di questo film dovette essere ridotto da 630'000 $ aus a 450'000. Il film costò poi alla fine 600'000$ dopo essere andato fuori budget, per cui il film finì per costare quello che era stato inizialmente stimato come costo.

Questo film venne nominato per sei Australian Film Institute (AFI) Awards, soprattutto in categorie tecniche, ma non riuscì a vincerne alcuno.

Questo film è considerato uno dei film manifesto dell'Oz-ploitation, l'exploitation australiana.

Secondo “Thrills and Nuclear Spills: The Making of 'The Chain Reaction'”(2005) contenuto nell'imperdibile dvd aussie R4 della Umbrella Entertainment, veramente imprescindibile per ogni appassionato vero che così si possa definire, in questo documentario ci viene rivelato che “The Chain Reaction” fu il primo film finanziato dal Governo Australiano ad essere venduto ad una Major di Hollywood.

“The Chain Reaction” si distingue anche per il forte aspetto estetico e iconografico, dell'esercito di uomini in tute bianche da contenimento sanitario o decontaminazione nucleare, con il casco scuro che gli riveste la testa e a nascondergli la faccia, oltre a tenere armi e rilevatori geiger. Una fotografia con un'immagine come descritta è stata messa come copertina del mese di febbraio-marzo 1980 della rivista australiana di cinema “Cinema Papers”.

Questo film venne scelto come film di chiusura notturna al Sydney Film Festival del 1980, proiezione avvenuta il 28 giugno 1980.

Il produttore David Elfick una volta ha detto che il coinvolgimento del regista George Miller in questo film fu dovuto prepotentemente al fattore della sua esperienza nella realizzazione di sequenze d'azione automobilistiche:;-”Volevo la sua esperienza nelle car-chase. Queste sequenze d'azione erano una cosa di cui Ian Barry non aveva alcuna esperienza, poi certo da allora la sua carriera è decollata, ma al tempo su questo film il suo tempo è stato limitato.”

Secondo film drammatico per il cinema prodotto da David Elfick dopo l'eccezionale, bellissimo,emozionante “Newsfront”('78)di Phillip Noyce, all'epoca il film australiano di più grande successo internazionale e particolarmente negli Stati Uniti. E anche il terzo film se si considera il suo dramma surf “Highway One”(1977) come film drammatico. Tuttavia, Elfick aveva precedentemente prodotto due documentari cinematografici sul surf, “Morning of the Earth”(1971) e “Crystal Voyager”(1975) con la o.s.t. dei Pink Floyd, i quali sono ancora oggi considerati tra le cose più belle e emozionanti realizzate sul surf, e che consiglierei a chiunque avesse davvero la ricettività necessaria perchè sono veramente splendidi, in Australia visti e considerati non da meno che “The Big Wednesday”(Un Mercoledì da leoni)(Usa'78) di John Milius.

La lavorazione di questo film richiese una notevole quantità di riprese notturne.

La sceneggiatura originale di questo film venne scritta molto tempo prima del disastro nucleare di parziale fusione del nocciolo alla centrale nucleare di Three Mile Island, in Dauphin County, Pennsylvania, il 28 marzo del 1979. Tuttavia, questo film è stato girato circa sei mesi dopo questo reale e famosissimo, incidente nucleare.

Questo film ebbe un certo numero di problemi durante la produzione compresi quelli relativi agli incidenti, quelli legati al meteo e alle riprese notturne. La complessità e l'ambizione del progetto determinarono un alto grado di tensione rispetto al programma delle riprese, le riprese comunque rimasero già ida subito nevase di una settimana e il budget sforò di circa 150'000 dollari australiani.

Le riprese di questo film furono programmate per sei settimane. Con il superamento, si è andati a quasi sette settimane.

Questo film è stato girato nei mesi di settembre e ottobre 1980.

Mel Gibson allora dopo “Mad Max” già una delle massime stelle del cinema australiano, fa un cameo non accreditato come meccanico barbuto che aggancia delle catene da traino sotto a una macchina.

Frankie J.Holden è l'attore cantante ed entertainer australiano noto come Farts.

Napoleone Wilson
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15 commenti:

  1. grande film e con la rece di napoleone lo si apprezza ancora di più!
    è programmato da tempo e il caso ha voluto che uscisse proprio mentre un nuovo terremoto in giappone ci rinfresca la memoria del disastro di fukushima, sarà una coincidenza di natura astrale...

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  2. genere che mi è sempre piaciuto..al solito grande rece Napoleone..me lo guardo subito..

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  3. ciao roby! solo un saluto, vo' a lavora' :)

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  4. Grande Napoleone. Sembra proprio proprio bello!

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  5. bueno...finalmente un catastrofico che non ho ancora visionato! mi metto in caccia ASAP
    :))

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  6. non perdetevelo ragazzi! non è facile trovarlo, ci mette molto ad arrivare. scrivetemi se volete una dritta per ottenerlo più rapidamente ;-)

    napoleone, volevo chiederti: a un certo momento sembra quasi che l'amnesia di Schmidt possa riguardare un periodo molto indietro rispetto al tempo della narrazione, è vero o ho preso un abbaglio? anche quei paesaggi industriali distrutti, sembrano appartenere a molti anni prima.

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  7. ue ragazzotti, avviso che non ho ancora letto niente e non ho la più pallida idea di che cosa sia sto film , ma il poster mi graba parecchio! =D

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  8. ahah! frank devi aspettare almeno fino a stasera :D
    intanto mandami una mail di promemorian che poi ti rispondo col link...

    bravo nick, vero, poster magnifico con in primo piano gli uomini scafandrati della waldo

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  9. Un titolo molto amato da mio padre, costituente,insieme appunto ad "Interceptor-Mad Max" e a"Driver-L'imprendibile", una specie di sacra trimurti imprescindibile.Niente aveva da invidiare al cinema americano, l'ozploitation, proprio niente.Sicuramente l'avrà già citato Napoleone, ma apprezzai il documentario Not Quite Hollywood:The Wild,Untold Story of Ozploitation di Mike Hartley (2008) un vero e proprio bigino del genere. Grazie per l'amarcord! Al solito, Napoleone nun se batte. Ciao Roby!

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  10. E non ha nulla da invidiare al cinema americano neanche adesso, te l'assicuro, anzi la new wave dell'Oz-ploitation sta facendo di nuovo vedere cose egregie, come tanto per fare il primo esempio che mi può ritornare alla mente fra i più recenti, l'horror "camionistico" "Road Train"(aka Road Kill)di Dean Francis, uscito poco più di un anno fa.

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  11. Sì e vero Roby, ti confermo che nel film c'è una certa allusività a una situazione forse anche mondiale, di un pregresso forse avvenuto anche "mini-conflitto" con armi non convenzionali quindi nucleari o simili...Un pò come in "1997:Fuga da New York"...Coevo oltre che per l'aspetto stilistico futuribile e d'anticipazione d'impianto irresistibilmente anni'80, anche per il look d'ambientazione e l'iperrealistico e fumettisticamente " sovracharacters" concepimento dell'azione.

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  12. donne e motori, tanto basta, solo gioie, niente dolori.

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  13. buon per te harmo, buon per te...

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