lunedì 18 luglio 2011

Adua e le compagne

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1960, Antonio Pietrangeli.

Una battuta, per cominciare. Sandra Milo (Lolita) cinguetta tutta contenta avvolta in un nuovo abito. Domanda candidamente alle compagne: "A chi assomiglio?". Risponde lapidaria Emmanuelle Riva (Marilina): "A una mignotta".

Questo tanto per introdurre il clima amaro, malinconico, financo sarcastico che si respira nel film di Pietrangeli. Si parla, dunque, di prostitute, in un periodo di grandi stravolgimenti nel costume italiano dell'epoca, che avranno pesanti ripercussioni anche nel futuro prossimo. Si fa ovviamente riferimento alla legge che prende il nome dalla senatrice Lina Merlin, che il 20 Settembre 1958, decreta la chiusura delle "case chiuse". E infatti, ad inizio pellicola, assistiamo all'ultima notte lavorativa delle protagoniste principali. E' tempo di grandi cambiamenti, e le quattro donne pensano bene di riunire i risparmi accumulati negli anni precedenti per avviare una trattoria in campagna. Impossibile, però, che nell'Italietta del boom e della foga consumistica, un manipolo di donne "schedate" riesca a portare avanti una sana attività senza protezione politica. Sarà l'ambiguo Dr. Ercoli (Claudio Gora) a fornire mezzi e capitali, ma solo per poter trasformare la trattoria in un bordello illegale.

Nessuna speranza, nessuna possibilità di cambiamenti in positivo, solo l'amara constatazione della propria condizione sociale. Pietrangeli, accreditato alla sceneggiatura con Ruggero Maccari, Tullio Pinelli e Ettore Scola, dipinge quattro figure di donna profondamente diverse, ma complementari, la svampita (Lolita), la campagnola ruvida (Milly), la "pazza" (Marilina) fino alla saggia prostituta, dura ma vulnerabile (Adua) che contrappone ad una fauna maschile dove non ci sono personaggi positivi, ma solo viscidi sfruttatori. Pietrangeli è spietato nel rimarcare l'impossibilità, per le protagoniste, di stringere solidi rapporti con l'altro sesso. E, forse, suggerisce che siano le donne stesse a non credere fino in fondo ad una ipotetica strada alternativa al meretricio; la stessa Adua, impegnata in una liason con il truffaldino Pietro Salvagni (Marcello Mastroianni), che si illude di poter trovare aiuto e conforto nella figura maschile, si ritrova davanti ad una vecchia prostituta che biascica nel buio "Me dici che sò vecchia, sei tu che sei frocio" rivolgendosi ad una marchetta finita male, e non può fare altro che ripetersi, falsamente, come un mantra, "non finirò così, non finirò così", per scongiurare un fato che, puntualmente, si realizzerà. Figura disperata come poche, quella di Adua, che rientra in una galleria di "puttane" cinematografiche che, durante i primi anni sessanta, ha incontrato la vena artistica di più di un grande autore, regalando al pubblico una serie di ritratti femminili tra i più interessanti della storia della settima arte, vedi "Mai di Domenica" (Never on Sunday-1960) di Jules Dassin con Melina Mercuri, "Questa è la Mia Vita" (Vivre Sa Vie-1962) di Jean-Luc Godard con Anna Karina e, naturalmente, il capolavoro Pasoliniano "Mamma Roma" (1962) con Anna Magnani e Ettore Garofalo, fino ad arrivare alle proiezioni settantesche di opere poco conosciute come "La Punition" (1973) di Pierre-Alain Jolivet con Karin Schubert, "Storie di Vita e Malavita" (1975) di Carlo Lizzani e "La Dérobade" (1979) di Daniel Duval con Miou-Miou e Maria Schneider.

Antonio Pietrangeli, attore, aiuto regista di Visconti (Ossessione-1943) e Rossellini (Europa 51-1952), sceneggiatore e regista, basterebbe citare, tra gli altri, "Lo Scapolo" con Alberto Sordi, "Fantasmi a Roma", "La Parmigiana", "Le Fate" (episodio "Fata Marta) e, soprattutto "Io La Conoscevo Bene" (1965) con Stefania Sandrelli, Mario Adorf, Ugo Tognazzi e Jean-Claude Brialy, riprende le sue protagoniste con movimenti di camera morbidi e avvolgenti, utilizzando spesso il primo o primissimo piano, coadiuvato dalla fotografia strepitosa di Armando Nannuzzi, uno tra i più grandi professionisti dell'italica scuola, carriera sterminata, basti ricordare "Gran Bollito"di Bolognini, regista poi, il Nannuzzi, de "L'albero dalle Foglie Rosa" (1976) con Renato Cestiè, bellissimo lacrima citato poco tempo fa da Napoleone Wilson, del coevo "Natale in Casa d'Appuntamento" con Ernest Borgnine, Corinne Clery, Silvia Dionisio, Francois Fabian, Fabrizio Jovine e Mimmo Palmara , nonché collaboratore di Dino Delaurentiis ai tempi delle produzioni ottantesche tratte da King, vedi "Brivido" ("Maximum Overdrive"-1986) in cui si ferì gravemente ad un occhio, e "Unico Indizio La Luna Piena" ("Silver Bullet"-1985) di Daniel Attias. Bellissime la scena della farsesca parata notturna e quelle tra Marilina e il figlio piccolo portato di nascosto in trattoria, fiore all'occhiello di Pietrangeli, così come la rappresentazione furfantesca dei personaggi marginali dello spettacolo, e, in questo senso, risultano impagabili Gianrico Tedeschi e Enzo Maggio, alias "Calypso", due sedicenti uomini "d'avanspettacolo" che tentano di fregarsi i soldi della povera Lolita, promettendole ingaggi da favola, ma capaci unicamente di alzarsi da tavola dopo essersi ingozzati in trattoria, e sparire nella campagna senza pagare il conto di 3.500 Lire. Impossibile non pensare al Gigi Baggini/Ugo Tognazzi in "Io La Conoscevo Bene".

Parterre femminile di prim'ordine, quello scelto da Pietrangeli, che azzecca un cast strepitoso. Simone Signoret (Adua), Gina Rovere (Caterina/Milly), Emmanuelle Riva (Marilina, di una bellezza sconcertante) e Sandra Milo (Lolita), in un ruolo per lei tanto semplice quanto congeniale. Difficile trovare qualcosa di nuovo da dire su queste attrici, soprattutto quando una di esse risponde al nome di Simone Signoret, per chi scrive donna bellissima, che fu la Nicole Horner de "I Diabolici" (Les Diaboliques-1955) di Henri-Georges Clouzot, ma anche interprete per Marcel Carné (Teresa Raquin-1953) e René Clemént (Le Jour et l'heure- 1963) e co-star con Yves Montand in "Police Pyton 357" (1976) di Alain Corneau. Scomparsa il 30 settembre 1985. Medesimo discorso anche per la Riva, occorrerebbe un tomo per citarne tutta la filmografia, citiamo un titolo per tutti, il capolavoro di Fernando Arrabal "Andrò come un Cavallo Pazzo" (J'irai comme un Cheval Fou-1973), senza contare "Hiroshima mon amour" (1959) di Alain Resnais. Gina Rovere è invece attrice maggiormente legata al glorioso cinema popolare o bis che dir si voglia, avendo partecipato ad una marea di produzioni, di cui ci piace ricordare l'impegno con Fulci per "Colpo Gobbo all'Italiana" (1962) con Mario Carotenuto, Hélène Chanel e Andrea Checchi, e, sì, anche "James Tont Operazione U.N.O" (1965) di Bruno Corbucci con L'Homo Eroticus Lando Buzzanca. Per la Milo, discorso a parte, attrice che lavorò pure con Fellini, ma che non disdegnava apparizioni in pellicole quali "T'ammazzo- Raccomandati a Dio" (1968) del fotografo Osvaldo Civirani, nell'olimpo del bis per aver diretto "Il Pavone Nero" (1978) con Karin Schubert e Chris Avram, circolato anche in versione rinforzata con l'Hard. Altra figura degna del massimo interesse, avendone la possibilità.

Partitura jazz del Maestro Piero Piccioni e musica strumentale del duo Santo & Johnny. Più l'apparizione, non accreditata, di Domenico Modugno che, ospite della trattoria di Adua, improvvisa da par suo "Più Sola".

Impossibile non citare a chiusura del tutto, la mesta camminata di Adua, ubriaca e sbeffeggiata dalle altre prostitute, che si allontana sotto la pioggia verso il buio.
Consigliato.
Belushi


























robydick:
Bellissima la o.s.t. citata da Belushi di Piero Piccioni. Ecco il main theme:

Scusate se non resisto ma amo Domenico Modugno. Non ho trovato il pezzo che nel film canta alla trattoria, allora lo omaggio ugualmente con questo. Cantante e Attore nato secondo me, una di quelle "belle facce italiane", ogni volta che lo vedo mi sorprende la sua somiglianza con uno dei miei registi preferiti, Pietro Germi.


33 commenti:

  1. sandra milo!! O_o sento di non dover recuperare questo film :P

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  2. ciao cook! benvenuta!
    spero tu stia scherzando... è bravissima la milo, come le altre del resto, in questo film :)

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  3. bellissima rece belu', lo sapevo che eri bravo non solo col "bis" e dintorni :)
    ora rileggendola però pensavo che quando paragoni i personaggi che vogliono fregarsi i soldi di lolita, a me de "io la conoscevo bene" viene più in mente il fotografo walter chiari come similare, più che il personaggio di tognazzi che invece è un'altra vittima disperatissima del sistema, ricordi? gli fanno fare quella farsa alla festa, ballare come una scimmia ammaestrata sul tavolino...

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  4. Visto qualche tempo fa su una rete locale.Mi piacerebbe rivederlo.

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  5. capolavoro di un grande regista..forse il migiore nel descrivere l'universo femminile di quegli anni...aggiungerei IO LA CONOSCEO BENE..forse film addirittura superiore.con una Sandrelli bravissima..altro film straordinario

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  6. ciao over! buona ri-visione allora :)

    robbyyy! aggiungeresti "io la conoscevo bene"? l'ho linkata 3 o 4 la rece di quel film in questa di belushi, ahah!
    ciao, un abbraccio ;-)

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  7. Bellissimo! Lo rivedrei volentieri anch'io! La MILO? LEI sì che esprimeva al MEGLIO la civettuola (falsa). Io l'ho conosciuta in occasione di un workshop con giovani attori di teatro. Non smetteva di stupirci con la sua ENORME carica e la sua CULTURA spropositata! Niente a che vedere con le moderne civette (VERE)! Non per nulla era una delle preferite da Fellini. Avevano l'occhio lungo a quei tempi e loro (le attrici) non solo décolletés e occhi dolci! ;)

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  8. dimenticavo… bravo Belushi! :) *

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  9. Uno dei più belli tra i film del periodo, con le attrici tutte azzeccate, e del resto in quel periodo tra Italia; Francia e Spagna lavoravano veri e propri giganti della recitazione.La Milo è azzeccatissima nel ruolo, come pure quel mosro sacro della Signoret.Due parole su Tedeschi, dal momento che credo che sia uno di quei tantissimi caratteristi del cinema e del teatro italiano che meriterebbero un gran riscoperta.

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  10. petro' che te devo di'? so' d'accordo
    tranne su una cosa: i bacetti a belushi, sono un po' geloso... :P

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  11. bravo nick, concordo. grandissimo in teatro poi il tedeschi...

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  12. Allora, cosa ho nel carniere? Pietrangeli, Germi, Matarazzo(si pure lui), Blasetti e direi che per il cinema popolare siamo a posto così. Pietrangeli per me è secondo solo a Germi, ma questo film e l'altro con la Sandrelli sono due must di tutto il cinema italiano. Su Sandra Milo, consiglio un altro film, sempre di Pietrangeli, "La Visita" del 1963.

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  13. Grazie a tutti. Gentilissimi. Petrolio, grazie per i kisses. Ah Ah! A' Gajardo, verissimo quello che hai detto sul grande Walter, sono in fase Tognazzi in questo periodo. Per il resto, la Milo é perfetta per la parte, ed era molto appetibile, me piaceva molto, giusto per usare dei termini appropriati. Tedeschi me lo ricordo nelle pubblicità della Sperlari, dirette da Ruggero Deodato. Specialmente quella della mostarda e del bollito. un saluto a tutti, Cook, Overthewall, Brazz, Petrolio e Nick!

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  14. Grande Harmonica! Bel programma, anche i melo di Matarazzo, io li apprezzo molto. Come del resto i lacrima. Un grande saluto!

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  15. di tedeschi una delle poche frasi milanesi che conosco, tormentone appunto dello spot della mostarda, era: "in co' l'è il di' del less", e ho iniziato a strafocare bolliti e mostarda a tutto spiano, ahahah! a tutt'oggi, una delle mie libidini culinarie per eccellenza, non d'estate ovviamente...

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  16. Sandra Milo, chi l'avrebbe mai detto!? Con un maestro come Pietrangeli eh...anche lei ha dato il meglio di sè. Ehmbè poi quella canzone lì...è eccezionale.

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  17. Che meraviglia questa pellicola. E che bella intensa storia . E che bocca amara, lascia.

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  18. Film sicuramente da rivedere. Hai ragione, Sandra, molto amaro, amarissimo. Con quel finale poi. La Milo pare molto sottovalutata, ma ha avuto una carriera cinematografica mica da ridere. Un saluto e grazie per essere passati! Approfitto per fare un saluto ufficiale alla"collega" Laura! Ciao!

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  19. laura e sandra, un salutone! vero, la milo è un po' ricordata troppo per "ciro! ciro!", però davvero, diamole quel che si merita, ha fatto le sue gran figure e con gran registi, non sono molte quelle che vantano ruoli come i suoi

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  20. Complimenti a Belushi, ottima recensione. Pietrangeli, purtroppo, se ne è andato troppo presto, ma è riuscito comunque a lasciarci dei capolavori come questo, e non solo. Film amarissimo, è vero, ma per me mai quanto "Io la conoscevo bene", che mi ha lasciato una desolazione infinita.
    Il cast è eccezionale e così perfetto che di più non si potrebbe, a partire dalla grande Simone Signoret. Sì, grande pure la Milo: Laura, capisco che sei una contemporaneista, ma Sandrocchia ha avuto una carriera di tutto rispetto, soprattutto da metà anni '50 fino ai '70 e questo le va riconosciuto come artista. In più, nella vita è stata capace di scelte molto coraggiose e contro-corrente, considerati i tempi.
    Immenso Modugno, lo amo anch'io Roby! A proposito, si dice che il film di Capra abbia ispirato la sua canzone "Meraviglioso": su YouTube c'è pure un video, che associa ambedue, molto carino!

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  21. hai visto grazia? belushi non è mica solo "ciccia e brufoli", ahah! è bravissimo.
    ma che bello questo aneddoto modugno-capra e pensa, domani c'è un altro capolavoro di capra, ti faccio questa anticipazione con piacere, tra i tanti da te consigliati :)

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  22. Ah!Ah! Thanks, Grazia. Me sa che é un periodo che sto più "pane e vino!Ah!Ah! Di Mimmo Modugno pregio tantissimo i film "Il Maestro di Violino" e, soprattutto, "Piange il Telefono". Bellissimi.Ce faccio proprio una malattia.Un saluto a tutti! Bonanotte!

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  23. Embé Roby, che Belushi non era tutto "ciccia e brufoli" lo avevo già intuito da mo', ma ritrovarmi questa bellissima recensione dopo quelle dedicate al genio multiforme e (forse esageratamente?) prolifico di Massacesi mi ha sorpreso... Questo blog è un caleidoscopio!

    @Belushi: per le mie orecchie di bambina, nutritesi per anni con vecchi scarponi, papaveri e papere e casette in canadà, Modugno è esploso come una bomba atomica, "Vecchio frack" la conoscevo a memoria meglio della cavallina storna di Pascoli, ma la cosa misteriosa è che ascoltarla era come "vedere" un film, la mia prima spontanea associazione di immagini alla musica e alle parole. Grande, grandissimo, e non solo come musicista, era un Artista completo e un Uomo straordinario, non so se ci rendiamo conto di quanto siamo in debito con lui.

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  24. "caleidoscopio" è il miglior complimento che possiamo ricevere. :)

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  25. Troppo gentile, Grazia. Molto bello il tuo intervento su Modugno, complimenti. Mi associo al socio Robydick! Ah ah!

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  26. Grazie Belushi, e onoratissima per la patente di gajardia! :)

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  27. Ah!Ah! Un grande onore per me l'averti conosciuto!

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  28. Antonio Pietrangeli regista che ho sempre ammirato, ma devo anche ammettere a me stesso, non ho mai amato.

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  29. ....Sono Napoleone Wilson al solito non riesco a postare non mi fa fare il login altrimenti che come anonimo...Dicevo onore a chi riesce a infilare in questa rece di "Adua e le sue compagne" "Police Python 357"('75)di Alain Corneau, con Yves Montand. Uno dei più grandi noir francesi di sempre non solo per gli anni'70 post melvilliani, di uno dei più magistrali registi francesi del poliziesco e appunto, del noir. Purtroppo scomparso ancora non anziano, di un tumore, poco più di una anno fa. L'ultimo suo film, è stato proprio il remake di "Tutte le ore feriscono, l'ultima uccide"(Le Deuxième souffle)('66)di Jean-Pierre Melville, realizzato nel 2008 con protagonista Daniel Auteuil che oramai è uno dei più grandi attori viventi, Monica Bellucci insolitamente bionda e Michel Blanc nel ruolo dell'Ispettore, splendido e trattenuto come sempre. E anche questo suo ultimo film, di Corneau, nonostante il modello già inarrivabile con cui improbabemente si confronta per forza di cose, è un capolavoro. Colonna sonora di Bruno Coulais e fotografia bellissime, bellissime.

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  30. ciao napoleone, mi scuso per la tardiva autorizzazione del commento... cmq come ti dicevo per email ho tolto la moderazione

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