domenica 31 luglio 2011

Damnation Alley - L'ultima Odissea

9
1977, Jack Smight.

Maggiore Eugene Denton/George Peppard : “Tanner è Denton! Questa intera città è infestata da scarafaggi killer. Ripeto: SCARAFAGGI KILLER!”

Tanner/Jan-Michael Vincent :-“Allora, per dove stiamo andando?”
Maggiore Eugene Denton :-“Albany.”
Tanner :-“Albany? Hai parenti lì?”
Maggiore Eugene Denton :-“E’ l’unico posto da cui abbiamo mai avuto un segnale, Albany è il luogo a cui tentare di arrivare.”
Tanner :-“Ordino come obiettivo dell’operazione, allora?”
Maggiore Eugene Denton :-“Si può chiamare così. Vedi, c’è un passaggio…non è propriamente molto ampio di diametro, ma le schermate mostrano che sia il percorso di minore contaminazione. Non va bene, ma è il migliore che abbiamo.”
Tanner :-“Cosa succede se ci si sbaglia una sola volta?”
Maggiore Eugene Denton :-“Ci sono aree talmente radioattive in cui non siamo mai riusciti a passare. Non è una questione di curve sbagliate anche se –“Damnation Alley” è un centinaio di miglia di larghezza, abbiamo sempre un sacco di strada da fare.”
Tanner :-“Damnation Alley?” Chi l’ha chiamata così?”
Maggiore Eugene Denton :-“Io l’ho fatto.”

Ufficiale di lancio#1 :-[guardando su un grande schermo delle immagini satellitari] “Sembra un satellite di rientro.”
Ufficiale di lancio#2 :-[dopo aver verificato i dati sul computer] “Negativo sul satellite…”
Voce Altoparlante :- [missili balistici intercontinentali sovietici indicazioni di lancio dei missili appaiono sullo schermo di un computer di grandi dimensioni, oltre ai suoni di allarme] “Blue Square One, Blue Square One, Blue Square One. Alpha, Tango, Foxtrot, Sierra, Delta. Due. Omega, Zebra, sei, uno. Autenticazione Sierra Alfa.”
Ufficiale di lancio# :- “Gesù…”

Tanner :-[i rifugiati de Landmaster vengono accerchiati dai “Mountain Men” nel deserto] :-“Da quanto tempo voi sei siete qui?”
L’uomo :- “Da quando è andato tutto all’inferno.”

Maggiore Eugene Denton :-“Non compilare alcun rapporto di questo. Perry è morto. Che non è giusto che abbia sbagliato lui o meno. Significa solo che Perry è morto.”

Quando abbiamo cominciato ad affrontare il post atomico nella rassegna SciFiMust con “A Boy and His Dog” (Un Ragazzo, un cane, due inseparabili amici) (Usa’75) di L.Q.Jones, e “The Ultimate Warrior” (Gli Avventurieri del pianeta terra)(Usa’75) di Robert Clouse, non potevamo non approdare anche ad una gemma ancora abbastanza nascosta come “L’Ultima odissea” (Damnation Alley), diretto nel 1977 da Jack Smight (veterano di Hollywood e in quel periodo dotato di “carta bianca” dalla Fox, in quanto aveva appena diretto i due consecutivi grossi successi al box-office americano “Airport ‘75” e “La Battaglia di Midway”[Midway][‘76], per la Universal). Film visceralmente -e anche per questo molto attraente- figlio degli anni ’70 alla stessa maniera di “Star Wars” (uscito nello stesso periodo e con la medesima produzione la 20th Century Fox. La quale paradossalmente come film di fantascienza puntava più su questo che sul film di Lucas. Sappiamo tutti come poi è andata). Dagli anni ’50 e per vari decenni almeno fino agli anni ’80 e con un ritorno recente in questi ultimi anni, i film sulla paura più o meno strisciante della fine del mondo, e soprattutto per effetto di un conflitto atomico, avevano raggiunto un loro massimo picco grazie alla crisi dei missili di Cuba nel 1962, e da allora si entrò in un’atmosfera per la quale questo equilibrio folle sul rischio calcolato avrebbe portato a film eccezionali come “Il Dottor Stranamore” e “Fail Safe” (A Prova di errore)(’65) di Sidney Lumet, due film notevolmente simili a “Damnation Alley” ma anche ovviamente profondamente diversi. Negli anni ’70 l’atmosfera geopolitica era un po’ cambiata, apparentemente appena più stabile, sembrava possibile vivere sotto l’insegna del terrore del M.A.D. (Mutual Assicurance Destruction), una sorta di fatalismo che condannava tutti, perché sempre sotto la possibilità dell’errore umano che avrebbe fatto sì che come si suol dire la “piscia uscisse dal vaso”. Cioè che la guerra nucleare diventasse una concreta possibilità solamente per l’errore di qualcuno, quasi fatalisticamente inevitabile quindi che prima o poi ciò accadesse. Che è proprio quello che accade all’inizio di “Damnation Alley”, il quale è detto per inciso un grande inizio, giustamente sempre ben citato da ogni vero cultore che si rispetti come una delle più agghiaccianti, e allo stesso tempo (per lo spunto che ne è all’origine) come una delle più grottesche rappresentazioni cinematografiche di una guerra nucleare, oltre che ricordato per gli splendidi “Rover” con il quale i protagonisti del film tentano una via di fuga. Proprio i “Rover” o “Landmaster” come vengono chiamati nel film, erano fin troppo avanti per quando la pellicola uscì, dimostrando una volta di più che almeno negli anni ’70 il cinema di fantascienza riusciva ancora ad essere sempre più avanti di noi stessi. Ma spiegherò meglio successivamente di cosa si trattino i “Landmaster”.
La partenza di questo lungo viaggio biblico attraverso la distruzione nucleare di quella che era la mitica frontiera da ovest ad est degli Stati Uniti, parte da una base missilistica dell’Air Force situata nel deserto del Mojave, e incontriamo subito i protagonisti con i quali saremo appesi alla loro sorte per circa un’ora e mezza. Denton (George Peppard, l’insuccesso di questo film stroncò definitivamente la sua lunga e importante carriera cinematografica, compresa quella molto interessante di regista, dal quale si riprese con il grande successo globale televisivo nel suo ruolo del Col. Hannibal Smith in “A-Team”), anche lui un militare ma ligio agli ordini e Tanner (Jan Michael Vincent, attore simbolo del cinema anche non solo di genere, e del B-movie americano anni’70). Insieme, dovranno affrontare molti passaggi a rischio della propria incolumità, e al terzo protagonista Keegan (Paul Winfield, uno dei simboli della blaxploitation, bravissimo e attivissimo attore di colore scomparso poco tempo fa) -il personaggio più stravagante della base-, e munitisi di armi fino ai denti saranno costretti a lasciare la base che potrebbe anche essere ancora uno degli obiettivi di altri missili di risposta lanciati dall’Unione Sovietica. E invece non sarà per questo che i nostri protagonisti dovranno abbandonare precipitosamente il rifugio della base, ma…. I nostri protagonisti vorranno poi arrivare a Chicago, ma dato che stiamo guardando un film chiamato “Damnation Alley” non sarà una scommessa così di ferro se pensiamo che anche Chicago non sia o non stia comunque per sopravvivere, almeno nei dieci minuti successivi di film. Denton e Tanner si scoprirà, erano i due ufficiali dell’Air Force incaricati di occuparsi delle chiavi e delle consolle di lancio dei missili nucleari. Chiavi che devono essere girate all’unisono per poter avviare un lancio nucleare. Dovendo fuggire nei bunker sotterranei alla svelta al momento dello scambio nucleare in quanto la risposta in automatico di altri missili lanciati dalla controparte può essere neutralizzata solo al 40% dai missili intercettori. Tutto questo mentre una voce impassibile da un citofono della base ci informa di quale città sia stata colpita. Una lunga lista di sventure, intonata alle lunghe immagini delle nubi e dei funghi atomici. Sequenza agghiacciante e di forte impatto. Lo spettatore americano al cinema sentiva pronunciare il nome della sua città o di una città vicina , e poi tutto ciò che si vedeva sullo schermo veniva spazzato via in Technicolor e suono in “360° Sound” (fu uno dei primissimi film insieme al coevo “Star Wars” ad essere realizzato con tale sistema dalla Fox, che solo con “Star Wars” diventò il celeberrimo “Dolby Stereo”), rappresentazione al massimo livello spettacolare del cinema americano degli anni ’70 di ciò che sarebbe potuto accadere nella realtà.
Comunque, fatto sta che i titoli ci informano che le tante esplosioni nucleari hanno anche inclinato l’asse terrestre con il risultato di far morire ancora più milioni di persone. I cieli si sono trasformati in uno spettacolo di luci al laser che neanche in un concerto dei Pink Floyd anni ’80 di David Gilmour, e tutto il mondo adesso pare assomigliare al deserto dello Utah dell’inizio del film. La base sotterranea però, è per adesso rimasta sicura nel suo profondo bunker di acciaio e cemento armato rinforzato. Gli uomini che vi sono rimasti tentano di mantenere una parvenza di vita reale, seppur ormai con alcun scopo. Denton continua a lavorare lontano ai LandMaster nei locali delle officine, costruendo qualcosa insieme ad Airman Perry (Kip Niven).
Keegan e Tanner tuttavia, si sono ovviamente ritirati dai loro incarichi con l’aeronautica. Keegan trascorre il tempo dipingendo paesaggi tropicali, e mantenendo sempre l’attenzione sull’orologio attaccato al muro, e vedendoci dietro nella sua mente l’apparire del deserto (molto bello questo momento del film). Tanner trascorre il suo tempo partendo con la sua moto e a volte spingendosi fino a Phoenix in cerca di sopravvissuti. Al ritorno dell’ultima perlustrazione di Tanner scopriamo che cosa abiti davvero il deserto che Keegan cerca di guardare nella sua mente. Il deserto è abitato da scorpioni mutanti giganti (goderseli questi scorpioni giganti realizzati in animazione a passo uno, effetti speciali alla Harryhausen o da film di Bert I.Gordon di una volta, che è ancora più bello vederli oggi).
Le cose all’interno della base si sono fatte un po’ lassiste, e un militare dell’aeronautica si addormenta mentre fuma nel letto… Una rivista di Playboy accanto a lui prende fuoco… A pochissima distanza da una massa di tubi muniti di un’etichetta su cui si può leggere:-“WARNING: Gas infiammabile!”… L’esplosione che ne risulta è piuttosto impressionante.
Gli unici sopravvissuti sono i due anticonformisti della base Keegan e Tanner, più Denton e Perry che erano nei locali delle officine. Denton a questo punto ci deve per forza mettere al corrente del progetto che lui e Perry hanno completato. I prototipi dei due suddetti “Landmaster”. Enormi veicoli per tutti i terreni, con particolarissime enormi ruote costituite da tre pneumatici più piccoli. Più ogni sorta di lanciamissili e roba high-tech montataci sopra. L’intenzione di Denton è di prendere i due Landmaster e dirigersi verso nord, fino ad Albany nello stato di New York, dove continua a trasmettere un segnale radio captato dal tempo della guerra (ed è a questo punto che sappiamo che la guerra è avvenuta da due anni). Così i nostri eroi “anti-eroi” sono obbligati, visti costretti, a doversi mettere in viaggio, e da subito, nel mezzo di una capricciosa tempesta apparentemente composta da tanti altri piccoli tornado. Tanner decide di proseguire la sua strada nella tempesta forzando il cammino e sfondando tutti i pesantissimi muri di cemento e cancelli d’acciaio del perimetro, mentre la mentalità più ligia al regolamento di Perry ne decreta anche la sua fine. Egli si ferma per aprirsi la strada e volente o nolente viene spazzato via; mentre Tanner e Denton riusciranno a concludere la loro uscita sani e salvi, Perry finisce dall’altro lato del perimetro come un fuscello nel vento, con l’osso del collo spezzato. Keegan se la cava con una gamba lacerata (finalmente una delle poche volte che il personaggio del nero non è il primo a morire).
La prossima fermata del nostro trio è adesso a Las Vegas, suggestivamente invasa dalle sabbie del deserto (come poi -influenza di questo film abbastanza evidente-, la vedremo anche in “Resident Evil Extinction”[Usa 2007] di Russell Mulcahy), e nella quale il casinò “Circus Circus” non solo è sempre in piedi ma anzi ne è diventato una sorta di Palazzo d’Inverno. “Ragazzi vedete, niente cambia davvero.” Dice Tanner. “Bomba o non bomba, le luci a Las Vegas non si spengono mai!”. Keegan e Tanner si mettono a giocare con le slot machine in mezzo a un panorama di selvaggio abbandono, mentre anche il compassato Denton pare ritrovare un po’ d’interesse tirando la leva di una “One-Armed Jack’s”. Questo fa un sacco di rumore, e il rumore scuote Janice (Dominique Sanda, all’epoca veramente molto bella) –l’ultima donna rimasta viva in Vegas (e che donna). Ella era una cantante e scrittrice di canzoni, era –al momento delle esplosioni- ed è stata l’unica che ha potuto raggiungere in tempo il rifugio antiatomico, quando hanno colpito le bombe.
Così adesso i nostri viaggiatori sono tornati ad essere quattro, in direzione di Salt Lake City, che per chi conosce un minimo di geografia degli States può sembrare un percorso in tondo rispetto alla destinazione finale di Albany, ma Denton vuole viaggiare lungo quello che viene chiamato “Damnation Alley”, ovvero un sentiero che costeggia le aree maggiormente contaminate dalle radiazioni. In ogni caso, è a Salt Lake City dove i quattro si fermano per trovare della benzina. Tanner e Janice partono sulla moto per andare in cerca di ulteriori riserve di carburante. Keegan, osservando le molte carcasse di automobili, commenta su come siano insolitamente pulite le ossa all’interno delle vetture. “E’ successo due anni fa”, spiega Denton. “Sì”, mormora Keegan, “ma i finestrini sono chiusi”. Cominciano a pompare del carburante, dopo che Keegan si è attaccato con il tubo ad un serbatoio sotterraneo. Improvvisamente, tonnellate di grossissimi scarafaggi incominciano a salire dal portellone. Questi scarafaggi mordono e resistono ad essere schiacciati. Duri. Subito, Keegan si ritrova ad essere inseguito da una marea biblica di scarafaggi, e la spiegazione degli scheletri nelle auto sigillate è presto fatta, potendo essi introdursi ovunque. Denton riesce a tirarsi fortunosamente dentro la fortezza del Landmaster usando l’unica arma possibile in quel momento per farsi spazio e un varco: il getto dell’estintore. Purtroppo, per Keegan è troppo tardi, visto che, inopportunamente rifugiatosi in una macchina, è già diventato un buffet per scarafaggi (e anche in questo caso il personaggio del nero non è durato comunque l’intero film). Tanner e Janice, nel frattempo, sono rimasti intrappolati in un grande magazzino dalle bestiali blatte, e corrono con la moto arrampicandosi lungo le scale, piano dopo piano, a cercare di tenerle dietro di loro, a milioni. Il grido alla radio di Denton “La città intera è infestata da scarafaggi killer, ripeto, scarafaggi KILLER!”, è sicuramente una delle frasi più memorabili del film, ma non è una sorpresa per Tanner e Janice. Tanner, per sfuggire alla marea di scarafaggi carnivori fa un balzo alla Evel Knievel da una finestra all’ultimo piano fino a un garage sul palazzo accanto, mentre Denton utilizza i mortai del Landmaster per fare saltare i muri che lo separano dal garage in cui sono Tanner e Janice. Pfiiuuu… Meno male che erano vicini.
Prossima fermata: una baracca in mezzo al nulla per prendere un bambino da poco orfano di nome Billy (Jackie Earle Haley, il quale poi anche da adulto sarà un attore famoso, memorabile Rorschach nel capolavoro “Watchmen”(’09) di Zack Snyder, è stato anche il nuovo Freddy Krueger nell’inutile remake di “Nightmare” del 2010), che fedele alla sua orsaggine di fondo, è mortale nel lancio delle pietre (in un certo senso, con l’arrivo del ragazzino si forma sul Landmaster un qualcosa da struttura famigliare del post-nucleare). La prossima tappa lungo la scenografica “Damnation Alley” è adesso un distributore di benzina, anch’esso in mezzo al nulla (la guerra nucleare ha apparentemente esteso i confini del deserto, quindi la sua metà è altrettanto enorme). I nostri eroi sono qui sorpresi da una banda di mutanti armati.
Beh, in realtà non mutanti, ma più simili ai villains montanari di “Un Tranquillo week-end di paura” (Deliverance)(Usa’72) di John Boorman, sanguinanti da multiple ferite da radiazioni (essendo nel deserto non ci sono montagne, ma loro ci sono), alla ricerca disperata di depredare qualsiasi cosa gli capiti a tiro, ed è solo grazie alle mortali capacità di Billy nel lancio dei sassi che Tanner riesce a spegnere in un istante due dei banditi. Poi, come Janice riesce a scappare dal distributore di benzina, Denton si prende cura degli ultimi predoni rimasti con due razzi sparati dal lanciamissili del Landmaster, uno dei migliori momenti di risposta in eccesso che abbia mai visto al cinema.
Poco dopo la trasmissione del Landmaster incomincia a fare forti rumori sferraglianti, ma non c’è da preoccuparsi –la grande bestia è stata progettata per poter utilizzare parti di camion per sostituire suoi pezzi mal funzionanti- quindi è obbligata una deviazione pratica verso l’immenso deposito di rottami da autodemolizione che è diventata Detroit. Ora, già perché nessuno vuole trasferirsi almeno all’epoca a Detroit in condizioni normali, figuriamoci nella Detroit anni ’70 toccata dalle radiazioni nucleari, anche se le carcasse delle auto che vengono recuperate sono abbastanza pulite e la città non sembra essere stata toccata dalle esplosioni, solo con talmente tanto sporco come non se ne è mai visto. Denton trova una possibile soluzione al guasto e si accinge a lavorare con una chiave. Billy esce in esplorazione, alla ricerca di un sidecar per la moto, senza accorgersi che il cielo è diventato di un rosso elettrico e sta iniziando a fare una discreta imitazione degli ultimi 20 minuti di “2001”. Tocca a Tanner di correre attraverso i venti che si stanno intensificando sempre di più per portare il più giovane membro del nostro equipaggio indietro… e appena in tempo, non solo un forte vento ma proprio uno tsunami colossale avvolge la discarica. E’ la prima acqua che abbiamo visto in tutto il film, ma ha la stessa quantità dei Grandi Laghi.
Fortunatamente, il Landmaster è stato progettato per galleggiare, “Anche”, come Denton assicura il suo equipaggio, “se è mezzo pieno d’acqua.”. Finito il diluvio lui e Tanner forzano per aprire il portello in alto per scoprire che il cielo è miracolosamente diventato blu! Sì, tutta quella ridda di effetti speciali per mostrare la terra spostata dal suo asse normale, solamente per arrivare a questo punto, quando il Landmaster riesce a tornare a terra, tutto non appare più come lo Utah, no, ci sono gli alberi e l’erba! Assomiglia notevolmente alla California, in effetti… Hmmmm…
I due uomini insieme si mettono a lavorare sui loro rispettivi veicoli una volta che il “mare” si è ritirato, quando un farfugliare lontano si avvicina sempre di più nella loro radio: è una trasmissione live in diretta da Albany! Non sono troppo lontani! Tanner e Billy saltano sulla moto e si dirigono verso la vicina Albany per andare a trovare questi sopravvissuti, suscitando grande ira in Denton. “Stiamo inviando un emissario”, dice mestamente nel microfono. “Per favore non pensate a lui come rappresentante del resto di noi”. Nel frattempo, lungo la strada, Tanner e Billy incontrano una parte di sopravvissuti in una cinquantina di persone che vengono loro incontro in un’idilliaca immagine di impostazione agricola, di un’America rusticana e sognata, alla Dos Passos e alla Steinbeck. Finale veramente bellissimo e indimenticabile.
Probabilmente non c’è bisogno di aggiungere che questo film è basato su un romanzo di Roger Zelazny, a sua volta liberamente ispirato a un evento della storia americana, lo stesso che è stato di base per il film d’animazione “Balto”(’97): un’epidemia di difterite in un remoto insediamento nel nord spinse un gruppo di uomini e di slitte trainate da cani di razza, con un tempo e un terreno impossibili, ad avventurarsi in viaggio per ottenere farmaci per l’insediamento colpito. Nel romanzo, un carico di siero devo essere preso attraverso la “Damnation Alley” a Boston (se sto ricordando correttamente), e l’unico uomo adatto per questo compito e il “Desperado” motociclistico Tanner, uno che con la moto sarebbe capace di attraversare anche l’Inferno, piuttosto che soltanto con l’aiuto dei Landmaster.
Altro esempio rispetto al libro, è che la legge non scritta dei film richiede che se i personaggi di Denton e Tanner non si piacciano l’un l’altro all’inizio del film, devono avere almeno un riluttante rispetto l’un per l’altro alla fine. C’è un motivo per cui questo “McGuffin” deve essere utilizzato e anche a più riprese, nelle sceneggiature, ed è che esso è immensamente soddisfacente per il pubblico –la morale di fondo è che se lavoriamo tutti insieme, possiamo compiere grandi cose, nulla è perso in quel caso, né su né sopra di noi. E’ per questo che molti film ci sono parsi così consolanti e rasserenanti, e per così molti decenni. Questa prevista riconciliazione nel libro non avviene. Però nel film non vediamo mai un cambiamento importante dei personaggi in alcun modo come è invece nel libro, modo o forma, o mostrare molto nel senso di una interazione personale (al di fuori di una triste risoluzione), dopo che Keegan viene mangiato dagli scarafaggi carnivori. Secondo me è sempre stata un’ottima scelta –come qui- il fatto che l’unico personaggio femminile quello di Janice, non sia infilato in una relazione sentimentale con uno dei due uomini protagonisti, anche se non è solo frutto di un desiderio di rompere i cliché, ma semplicemente di scrivere in maniera diversa, ad opera di Lukas Heller –sorprendentemente, in quanto Heller è stato oltre che uno sceneggiatore pagatissimo uno scrittore di best seller- sceneggiatore di fiducia di Aldrich e di molti dei suoi film migliori e dal più grande successo come “Quella sporca dozzina” (The Dirty Dozen)(’67), “Un Gioco estremamente pericoloso” (Hustle)(’75), ”Hush, hush, sweet Charlotte” (Piano, piano…Dolce Carlotta”)(’65), “Che fine ha fatto Baby Jane?”(’62).
Anche il film come il romanzo è episodico, ma Zelazny era un maestro del narrare, e ogni incontro nella Alley serviva a cambiare Tanner, di aprire sempre più la sua umanità, fino alla fine del romanzo, con il Landmaster irrimediabilmente rotto, quando lui ha la forza di carattere di camminare fino allo sfinimento per il resto del suo percorso, portandosi il siero dietro con sé.

Le riprese si svolsero nel mese di luglio del 1976 nella valle imperiale nel sud della California (vicino a Glamis), così come al Meteor Crater in Arizona, a Salt Lake City nello Utah, e nel deserto del Mojave, in California.

Produzione:
La storia originale tratta dal racconto di Roger Zelazny di “Damnation Alley” è stata seriamente compromessa nello script finale. Zelazny era abbastanza soddisfatto della prima sceneggiatura di Lukas Heller e si aspettava che il film si sarebbe basato su quella sceneggiatura. Invece, lo studio incaricò Alan Sharp altro famoso sceneggiatore, di scrivere una versione completamente diversa che ha cercato comunque di lasciare la maggior parte degli elementi del libro di Zelazny. Zelazny non si rese conto di questo finché non vide il film al cinema. Odiò il film, ma le affermazioni che chiese di avere il nome cancellato dai crediti sono assolutamente infondate, dato che non sapeva che ci fosse un problema con la sceneggiatura fino a quando il film non venne fatto uscire al cinema.
La produzione comunque è stata piena di altri problemi –i paesaggi devastati e i giganteschi insetti mutanti che si dimostrarono ben presto quasi impossibili da creare, nonostante il bilancio per l’epoca di grandi dimensioni. Ad esempio, una sequenza che coinvolge uno scorpione gigante lungo 2,4 metri mentre attacca una moto fu tentata con uno scorpione costruito in grande scala e puntellato, ma non funzionò e il filmato risultante era inaccettabile. La soluzione fu di utilizzare scorpioni veri mescolati su riprese dal vero e utilizzando il blu screen per il processo di post-produzione. E purtroppo con risultati non esaltanti. Un’altra famosa sequenza d’azione con scarafaggi giganti fu realizzata utilizzando una combinazione dal vero di scarafaggi giganti del Madagascar e un gran numero di essi in gomma, che sembravano convincenti sullo schermo come le chiaramente visibili corde che tiravano gli insetti finti.
Il fulcro del film erano ovviamente i “12 ruote” da sette tonnellate “Landmaster”, che vennero molto meglio persino del previsto. Il Landmaster era così convincente infatti, che la Fox chiese che nel film vi fossero più riprese del Landmaster per compensare le carenze. La decisione fu anche di aggiungere altri “cieli radioattivi” in post-produzione per aggiungere eccitazione visiva al mondo post-apocalittico del film.
A causa di questa decisione presa all’ultimo minuto, “Damnation Alley” rimase in post-produzione per oltre 10 mesi a causa del difficile processo di sovrapposizione di effetti ottici sul cielo nell’ottanta per cento delle inquadrature. E’ stato durante questo periodo di “stasi” che allora la 20th Century Fox decise di far uscire prima un loro altro film fantascientifico per il 1977. Indovinate quale era… Lo studio aveva pianificato di far uscire solo due film di fantascienza per quell’anno, e quello per loro destinato ad essere il campione d’incassi era… ”Damnation Alley”!
L’altro film, in cui i dirigenti della 20th Century Fox avevano molta poca fiducia, era “Star Wars”(!!)
“Star Wars” divenne da subito l’enorme successo che tutti sappiamo, costringendo la Fox a reindirizzare l’uscita di “Damnation Alley”. In preda al panico, la data di uscita del film venne ritardata ulteriormente, mentre la Fox fece rimontare tutto il film. Smight combatté per tornare al controllo del montaggio del suo film, ma ampie sezioni del film vennero modificate dallo studios, tra cui diverse scene-chiave fondamentali per la trama. Il film venne finalmente rilasciato il 21 ottobre 1977.

Landmaster:
Forse l’aspetto più notevole del film è proprio il Landmaster, veicolo che presenta una sezione a cerniera centrale e un unico corpo rotante di 12 ruote montate a 3 a 3. Il “Landmaster” venne costruito apposta per il film ad un costo di 350'000 dollari, nel 1976 (1,4 milioni di dollari del 2010).
Il Landamaster è stato venduto a un privato nel 2005 ed è stato riportato alla sua condizione originale, come era nel film. Venne poi utilizzato al centro di molti car show per diversi anni. Dal 2007 è al San Francisco Rod & Custom Show, al Cow Palace di San Francisco, in California, come parte di una speciale mostra insieme con altre automobili e mezzi notevoli di famosi film e serie TV. Nel 2009, il Landmaster è stato vandalizzato. Il danno è relativamente minore, ma richiese di nuovo riparazioni e un nuovo restauro.
Il Landmaster non deve essere confuso con la superficialmente simile ma più semplice Ark II, mezzo di una famosa serie TV inglese di fantascienza degli anni’70.
Il suo “sistema di guida”, in pratica la consolle di guida, consisteva in una normale scrivania calcolatrice della Texas Instruments.

Sound 360°:
In alcune grandi città americane “Damnation Alley” venne presentato in “Sound 360°”, un nuovo processo del suono dal grande impatto surround. Passaggio di lì a pochi mesi per il “Dolby Stereo” utilizzato sempre dalla Fox in “Star Wars”.
Jerry Goldsmith fece come al solito un buon uso di questo nuovo sistema di ampia separazione stereo offerta dal “Sound 360°”, in particolare questo si nota nel tema di apertura, con le fanfare provenienti a loro volta da ogni lato del teatro.

Reazioni:
“Damnation Alley” uscì nel 1977, un anno dopo che venne girato. Dopo l’uscita abbandonò abbastanza rapidamente le sale per la ragione che non incassò abbastanza per rimanere nelle catene di cinema o negli allora duplex e triplexes. La critica di allora respinse abbastanza il film come una ripetizione inferiore di film come “Day the World Ended” (Il Pianeta perduto)(’55) di Roger Corman e “On the Beach” (L’Ultima spiaggia)(’59) di Stanley Kramer. In alcuni cinema nel corso del 1977 il film venne accoppiato con un altro film, “Wizards”(’77) di Ralph Bakshi, bellissimo fantasy d’animazione, che in quel momento era un successo al botteghino. “Damnation Alley” anche così non fece di meglio al botteghino, ma in seguito ottenne rapidamente lo status di culto che lo permea oggi più che mai.

Versione televisiva:
La prima rete televisiva NBC presentò nel 1983 una versione con presenti scene alternative e aggiuntive (in particolare, filmati con il bravo Murray Hamilton (Gen. Landers)- non accreditato perchè venne tagliato al montaggio- in alcune scene con George Peppard).

Versioni video e uscita DVD:
Per 26 anni, l’unica versione ufficiale disponibile in home video di “Damnation Alley” è stata dal 1985 la vhs 20th Century Fox H.E., le cui copie sono state da anni vendute in zone grigie su DVD. “Shout! Factory” ha per la prima volta fatto uscire il film in DVD e Blu-ray negli Stati Uniti il 12 luglio 2011. La presente edizione è caratterizzata da un nuovo trasferimento anamorfico in widescreen (tagliato a 16:9 su DVD e a pieno rapporto d’immagine di 2,35:1 letterbox version in Blu-ray), più il commento audio di Paul Maslansky, e inclusi negli extra featurette che narrano nel dettaglio le sfide incontrate per realizzare il film, e un esame dettagliato dell’ormai famoso veicolo Landmaster con il progettista e costruttore Dean Jeffries delle famose Jeffries Automotive Industries. L’originale mix audio “Sound 360°” non è presente né sul DVD nel sul Blu-ray, in quanto gli elementi originali erano troppo danneggiati per poterli salvare.
Purtroppo, ancora mancano tutte le scene alternative e aggiunte della suddetta versione TV della NBC, che a tutt’ora rimane quindi una sorta di Sacro Graal da collezionisti per tutti i cultori del film.
“Damnation Alley è sempre stato disponibile in file sharing in un’edizione apparentemente in un nuovo trasferimento ma che non lo è, trattandosi solo di una versione migliore certamente del vhs, ma comunque precedente. Esso presenta la versione online di rapporto in “widescreen” 1,78:1 (la versione cinematografica originale era 2,35:1), adattata per gli schermi PC e TV anche a pieno schermo (1,33;1).
Napoleone Wilson

robydick:
Questo frameshow, vero spettacolo grazie alle stupende immagini del bellissimo film, è accompagnato da "Oxygene parte 2" di Jean Michel Jarre.


9 commenti:

  1. questo blog ha un onore grandissimo ad ospitare simili recensioni. per quanto ci si possa impegnare io e belushi, napoleone è di un pianeta a noi ancora sconosciuto, comunque uno sprone a fare sempre meglio!

    sul Landmaster una curiosità per me. fino a qualche anno fa m'interessavo di motori e ricordo la vicenda della vendita ecc..., anche se vagamente. non ricordavo fosse un mezzo creato per un film!

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  2. Roberto Moretta31 luglio 2011 11:36

    Un altro post-atomico. Bene ! Vedrò di recuperarlo.

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  3. Roberto Moretta31 luglio 2011 11:46

    Ora che ci penso mi era molto piaciuto un film di Fukasaku con tematiche simili : Virus - Ultimo rifugio Antartide. Lo consiglio caldamente.

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  4. ciao roby! sì, lo devi cercare. virus me l'hanno già segnalato altre volte, eheh!, poi guarda, di fukasaku dovrò vedere veramente molta roba ;-)

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  5. Napoleone Wilson:
    "Virus -Ultimo rifugio Antartide" di Fukasaku te l'avevo segnalato io, avevo scritto un romanzo per descrivertelo. Da vedere nell'edizione nipponica di 140' minuti però, non in quella tagliata per il mercato europeo e nordamericano. Ha tutto un altro senso quella giapponese, ed è enormemente più bella, con Bo Svenson e Tsunehiko Watase,la lunga parte finale nella Washington abbandonata, ricostruita in gran parte negli studi Toei e in modellini, e nella Casa Bianca assalita invasa dalle ragnatele e dalle erbacce..Bellissimo il finale, bello il film.Però lì la guerra nucleare è solo da scongiurare alla fine. Ciò che è successo è stato per via della guerra batteriologica, come da titolo è evidente.
    Non mi lodate troppo Roby, che chi troppo viene lodato, s'imbroda. Come si dice da queste parti.

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  6. Bellissimo frameshow Robyti sei superato nell'accostamento. Giusto poi, in quanto "Oxygene Part 1-6" venne pubblicato nel 1976. E niente fu dopo come era prima. Appena un anno prima dell'uscita di questo film. Ed è insita nell'atmosfera, nelle immagini, nelle sequenze, di un film come questo.

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  7. napoleone, d'imbrodarti te lo auguro a lungo, e sai di quali "sughi" parlo, ahah! sono contento ti sia piaciuto il video, davvero, te lo meritavi, te e il film...

    senti, l'edizione jap di virus... ne ho trovata solo una italiana "ultimo rifugio..." addirittura. provo comunque a cercarla ;-)

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  8. Si, gira e rigira la sci-fi, i film apocalittici e i disaster movies sono i miei preferiti, belli o brutti che siano. pensa che mi sono pure visto un film coreano su un mega-tsunami...

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  9. scelti con cura, sono sempre spettacolari caro harmo! poi mi dirai il titolo del coreano eh... ;-)

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