sabato 2 luglio 2011

L'emploi du temps - A tempo pieno

13
2001, Laurent Cantet.

Non manca nulla a Vincent: una bella moglie, figli, una bella casa. Tranne una cosa: il lavoro per mantenere il tutto. Consulente finanziario, è appena stato licenziato e per vari motivi, principalmente legati alla sua psicologia, non ammette con nessuno la sua situazione, nemmeno in famiglia, nemmeno con amici che potrebbero aiutarlo, nemmeno con lo stato per richiedere un sussidio. Fingerà con tutti di lavorare all'ONU, nella confinante Svizzera.

Dormendo in macchina per risparmiare, riuscirà a mantenere un certo credito tra conoscenti e si farà dare dei soldi millantando arditi investimenti all'estero, in realtà li intascherà e basta. Anche prestiti dal padre saranno a fondo perduto. Poi una collaborazione con un contrabbandiere. Tutte cose che gli scapperanno di mano, lui vive d'inerzia, ha una sola priorità: rimediare soldi che gli permettano di proseguire la sceneggiata, far finta di fronte anzitutto a moglie e figli di essere un uomo in attività, capace, che poi sappiamo tutti che non è perché è disoccupato che è diventato incapace, che forse la prima qualità di un padre di famiglia è la sincerità e trasparenza, ma vaglielo a spiegare! Le bugie han le gambe corte si sa; Vincent saprà allungargliele parecchio ma hanno comunque un limite oltre il quale non si può andare...

Macchina da presa "a collo" sul protagonista, si vivrà con lui un'esperienza dura priva di vie d'uscita perché quelle che ci sono se le preclude il protagonista stesso. Giudizi morali? Nessuno da parte di Cantet, e da parte dello spettatore? Difficile, io non sono riuscito a prendere alcuna posizione. Non che la cosa sia necessario farla, solo che visto il tema trattato è inevitabile porsi la domanda "io cosa avrei fatto?", cosa agevolata dalla regia asciutta e priva di ogni frivolezza, quasi a volerci portare in un reality a cielo aperto.

Siamo nel campo "film che fan pensare". Non è certo roba adrenalica, quindi scegliere un momento adatto alla visione. Visione quasi inutile per gli adolescenti, a meno che per una volta non vogliano, seriamente, cercare di capire i loro papà, cosa che normalmente non si fottono beatamente di fare e mi pento amaramente di non averlo fatto io quando fu il mio turno. Ora sono da "l'altra parte" della barricata, con 3 figli, e Vincent è francese, non vive in una riserva indiana, quindi la sua esperienza mi è risultata terribilmente comprensibile.
C'è appunto questo aspetto su cui voglio, non proporre soluzioni, semplicemente consigliare di porre attenzione. Troppo facilmente, fermandosi al primo livello del problema, si è portati a ragionare sulla questione in termini Vincent-centrici. Anche se lui appunto ha l'ansia di procurare denaro per la sua famiglia si è facilmente portati a pensare che è comunque tutto pilotato dal suo orgoglio, dall'evitare vergogne. Quell'uomo però non è nato così, è stato prima bambino, poi adolescente ed infine adulto. Perché è arrivato a pensare certe cose? Chiaro che siamo tutti diversi, però è altrettanto chiaro che dietro a decisioni di quel genere c'è l'educazione che ha ricevuto Vincent, modelli da seguire, cultura, un insieme di cose non completamente dominabili nemmeno da chi ha prestato attenzione alla sua crescita. Tutto questo ha fatto sì che il passaggio da Uomo di Successo a Uomo Disoccupato non potesse diventare pubblico, addirittura che all'aggettivo Disoccupato nemmeno fosse abbinabile la parola Uomo.

Sono riuscito a non fornire interpretazioni completamente solutive del film? Credo e spero di sì. Solo aggiungo una considerazione, e su questa sono schierato: quando sentiamo o leggiamo una notizia del tipo "azienda chiude, lasciati a casa 20 dipendenti" dobbiamo pensare a quel 20, numero volutamente da me messo piccolo. Sono 20 Vincent a modo loro, avranno reazioni diverse, in situazioni diverse ma sono 20 film simili e spesso pure "peggio" di questo.

Bel Cinema Impegnato, di quello senza retoriche.
Visione decisamente consigliata.

Robydick














13 commenti:

  1. visto l'anno scorso..mi è piaciuto davvero molto..e come sempre bella rece..ciao carissimo

    RispondiElimina
  2. M'hai convinto. Lo guarderò al più presto :)

    RispondiElimina
  3. grazie roby. su questo c'avrei scommesso che lo conoscevi. ne arriveranno anche altri di Cantet.

    mi fa piacere gus. buona visione :)

    RispondiElimina
  4. un film bellissimo e inquietante.
    hai centrato il punto, credo.
    provare a vedere le cose con la (e nella)testa degli altri aiuta a capire.
    e Vincent, direbbe Flaubert, c'est moi.

    RispondiElimina
  5. bravo francesco, esattamente come dici, è un film per come è fatto che ti vuol portare a Capire, e ci riesce bene.

    RispondiElimina
  6. Davvero un film interessante, specchio di situazioni decisamente in linea con i tempi.
    Ottimo recupero!

    RispondiElimina
  7. ciao mrford, grazie! fa piacere che questo film abbia parecchi estimatori

    RispondiElimina
  8. sono un pò di mesi che ce l'ho in coda, mi hai dato lo stimolo giusto per vederlo.

    a quando qualche bella rece orientale dove posso intervenire con più ciccia? :)

    RispondiElimina
  9. la storia è uguale a L'Avversario con Daniel Auteuil ;)

    RispondiElimina
  10. Sempre coinvolgenti le vostre recensioni!!!! Riuscirò sicuramente a trovare il tempo per guardare questo film!!! ;)

    RispondiElimina
  11. Chapeau, A'Gajardo! Film che piacque molto anche a me.Mi risulta oggi ancora piu' disturbante rispetto a dieci anni fa.Molto bravo.Un grande saluto!

    RispondiElimina
  12. hai ragione samurai, è un po' che mancano orientali qua ;-)

    bravo frank. c'è anche un altro film attinente, di qualche anno dopo e di costa-gavras: Cacciatore di teste

    grazie davide, ciao!

    bella belu'! grazie :)

    RispondiElimina
  13. Cantet è un bravo regista, anche di film di genere, in Francia.

    RispondiElimina