sabato 10 novembre 2012

Venuto al mondo

10
2012, Sergio Castellitto.

Un po' di trama la prendo dalla pagina wiki dedicata al romanzo omonimo del 2008 di Margaret Mazzantini da cui il film è tratto: "Una mattina Gemma decide di partire con suo figlio Pietro, sedici anni, per accettare l'invito di Gojko, un vecchio amico bosniaco, di professione poeta. Da qui la storia si sdoppia, alternando il racconto del soggiorno a Sarajevo di Gemma e Pietro ai ricordi della stessa Gemma: dal viaggio a Sarajevo nel 1984, quando la città ospitò i XIV Giochi olimpici invernali, in cui conobbe Gojko, con il quale stringerà una grande amicizia, all'incontro con Diego, squattrinato fotografo genovese con il quale, una volta tornata in Italia, si sposerà; dal dolore causato dai numerosi aborti allo scoppio della guerra, dalla morte della madre al ritorno a Sarajevo durante l'assedio. La storia di Gemma si intreccia con quella di molti personaggi minori, dei quali la donna mantiene un ricordo vivido: Mirna e Sebina, madre e sorella di Gojko, Aska, musicista ribelle che accetta di affittare il proprio corpo per permettere a Gemma e Diego di avere un figlio, il padre di Gemma, sostenitore delle scelte della figlia e Giuliano, padre putativo di Pietro, che sostiene Gemma dopo la morte di Diego. La storia prosegue, stagliandosi nitida su un paesaggio drammatico, come la Sarajevo dilaniata dalla guerra, che rispecchia pienamente le emozioni e le condizioni dei personaggi..."

Rispetto all'altro film che ho visto di Sergio Castellitto, Non ti muovere (2004), devo proprio dire che il bravo attore ha fatto decisamente bei passi in avanti anche come regista, in questo Venuto al mondo. Anche qua con un romanzo della moglie come soggetto, ancora la splendiderrima Penelope Cruz come protagonista femminile, ancora una storia drammatica e commovente con rarissimi spazi lasciati a un sorriso o a una risata liberatoria, queste le evidenti costanti tra i due film. Molto più complessa invece la storia da narrare, molto più ricca di luoghi e soprattutto di soggetti da ritrarre, in un contesto di rara brutalità quale fu la guerra nella ex-Jugoslavia e in particolare a Sarajevo. Indispensabile l'apporto anche alla sceneggiatura della stessa Mazzantini. Almeno 6 protagonisti sono tanti da focalizzare. Aggiungiamo una serie di personaggi minori in termini di minutaggio ma pregni in termini di valore sostanziale, ed ecco perché, almeno per la sceneggiatura, questo film merita la lode. La qualità delle riprese è di livello superiore, si son spesi soldi anche per questo. Film quindi di confezione ricca.

La storia, d'invenzione ma assolutamente plausibile, m'è piaciuta moltissimo. Il romanzo ha avuto grande successo, non posso giudicarlo come scrittura non avendolo letto, ma la storia, ripeto, è proprio bella, ricca di momenti chiave e di svolta. Quasi come un giallo, il finale poi rivolta ulteriormente verità lentamente emerse e ambite dallo spettatore, che come il figlio di Gemma, e come la stessa Gemma, impiegherà quasi tutto il film per capire il senso di quel viaggio, che non può essere semplicemente un ritrovare luoghi perduti. Al cinema appena uscito, non è il caso di raccontare molto...

Questo contrasto fra vicende di violenza, e di morte violenta, con un mistero sulla nascita di un figlio da risolvere, lungamente desiderato, è uno dei temi più classici dai tempi dei Greci e anche dal cinema fin dai suoi primordi. E' un po' come "il giro di Do" per i chitarristi: t'impari almeno quello e già puoi cantare in spiaggia almeno il 50% della produzione cantautoriale/canzonettara italiana. Se su quella base sai però aggiungere altri accordi allora ti elevi e se riesci anche a stimolare altri strumenti a seguirti allora realizzi una polifonia più ricca e di maggior valore. Venuto al mondo ci riesce per buona parte. Qualche strumento (attore) stecca per palese inadeguatezza o immaturità ma non voglio far nomi. C'è qualche piccolo "scadimento fiction" strappalacrime, ma molto piccolo, che ci può stare, in fondo bisogna accontentare un po' tutti, non solo i cinefili dal pelo irto, se si vuole portare gente nelle sale.

Insomma: m'è piaciuto e lo consiglio sicuramente.
Robydick


10 commenti:

  1. Oddio, no.Con tutti i buoni film che ci sono in sala in questo momento. Oh my God.

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  2. anche questo è un buon film secondo me. e altri ne vedrò... mi piace andare al cine, ultimamente riesco finalmente a frequentare le sale come volevo da tempo.
    se vuoi sottolineare anche brevemente cosa a tuo parere non va di questo film va benissimo. i "giudizietti" privi di argomentazione non li censuriamo mai, ma lasciamoli agli ospiti occasionali

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  3. Io l'ho visto ieri sera, e complessivamente ne do un giudizio negativo, anche se sono un ignorante in fatto di cinema, lo premetto. Non critico il lavoro di regia che mi sembra ben fatto, quanto il testo che a mio parere è solo un concentrato di angoscia che mira a far stare male lo spettatore senza "dare" niente di concreto (come invece fanno i bei film angoscianti, per esempio Hunger). Probabilmente la lettura del romanzo è migliore, non l'ho letto e non posso giudicare.

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  4. No, ti chiedo vènia ma dispensami in questo caso particolare dal disperdere energie per discettare del grande cineasta Castellitto, del di lui "figlio d'arte" Pietro e della nota romanziera dello stesso moglie, Mazzantini, notoriamente grande letterata delle arti italiche.
    Le argomentazioni in questo caso come non mai dovrebbero essere talmente esplicite, e implicite. Preferisco chiudere con una frase di Renzi "i'sindào" uno col quale non mi ritrovo su niente, ma che almeno su Veltroni ha adottato una chiosa meritevole nella sua "spontaneità": "Che invece di continuare a far politica si ritiri,e scriva solo i suoi "bei"libri"....Ecco anche la Mazzantini sicuramente scriverà dei "bei" libri.E il marito ne trarrà dei "bei" firme, Ma non a parere mio,e nemmeno dai milioni di italiani che la pensano come me.E sapete perchè, perchè secondo me/noi fanno schifo, entrambi." E ora sono in tre,"si tiene famiglia."

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  5. Grande Napo, anche se il giudizio di Renzi su quell'altro signore io lo ribalterei: pensasse a fare il politico, ché pur se magari lo fa maluccio è pur sempre "il suo mestiere", cioè quello a cui ognuno si dovrebbe, cortesemente, attenere... :-))))

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  6. Grazie Zio Scriba. A proposito, incredibile, schizofrenico Emile Hirsch, nel giro di pochi mesi subito prima di questo protagonista di "Killer Joe" di Friedkin, per poi passare alla "visione" di Castellito-Mazzantini.

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  7. A me questi film italiani e non(che non guardo mai quindi, lo so, dovrei solo stare zitto) mi danno l'idea, anche attraverso le interviste ai loro registi/attori che sporadicamente mi capita di vedere, che siano fatti solo per dare una narcisistica dimostrazione della loro superiorità morale e culturale.
    Il cinema italiano di oggi lo detesto, a parte lo schifo dei cinepanettoni, anche gli altri sembrano tutti per un pubblico di nicchia, culturalmente superiore.
    Penso che queste persone detestino film come Pulp Fiction e di conseguenza non sappiano cos'è il cinema, o per lo meno quello che apprezzo io..
    Chissà che direbbero di A Serbian Film..

    Ma ripeto che non li guardo(anche perché la buona recitazione è cosa sconosciuta agli attori italiani), quindi magari mi sbaglio..

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  8. Gus42, mi sento come Bearzot, te Paolo Rossi, al gol del 3-2 sul Brasile.

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  9. No anch'io penso che Comencini e Mazzantini e neppure Soldini, sarebbero mai in grado di apprezzare dovutamente, "A Serbian Film" e nemmeno "The Human Centipede I e II"...E pensare che all'inizio di carriera quando la Mazzantini ancora aveva velleità attoriali, fece una parte nella quale rimane tutta inindata, incrostata di sangue come Carrie di De Palma, in "Antrophofagus" di Joe D'Amato/Massacesi, era il 1980..C'era anche una esordiente e piuttosto sovrappeso Serena Grandi finta-incinta.
    Chi lo direbbe oggi...

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  10. Sono abbastanza in linea con voi, anche se non metterei tutti e tutto sullo stesso piano. Per esempio io di Soldini, dei suoi film in generale, (sia chiaro che parlo da semplice spettatore, da fruitore appassionato ma non colto) potrei solo dire del gran bene.

    Molto significativo il "concentrato di angoscia" che "non dà niente" di cui giustamente parlava Ale Tredici.
    È proprio questo il punto: vogliamo mettere l'approccio grandiosamente tragicomico di un Aleksandar Hemon a tematiche molto simili? La grande narrativa non può essere solo angoscioso-squallido-piagnucolosa.
    Dare solo pugni nello stomaco è una cosa che possono fare i pugili, non gli Scrittori.
    In questo senso Hemon è un gigante, e vi invito, semmai, a leggere lui.

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