martedì 22 agosto 2006

Essere e Avere

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2002, Nicolas Philibert.

Nella provincia di Saint-Etienne, regione dell'Auvergne, al centro della francia, tra colline meravigliose, in una zona rurale, contadine, c'è una scuoletta, come la chiama il maestro che la gestisce in toto, che serve a tutti i bambini della zona, come scuola materna ed elementare.

E' una scuola piccolissima, senza altri addetti che il maestro. Sotto la classe, sopra, al primo piano di questo piccolo casolare, la sua abitazione. Non ha famiglia e la sua vita da 35 anni è dedicata all'insegnamento. Da oltre vent'anni insegna alla scuoletta.

I bambini, dalla materna alla quinta elementare sono pochissimi e sono tutti nella stessa aula. Il maestro si divide tra loro con abilità e calma, ha autorità e cuore, non trascura nessuno e nessuna situazione o gesto. Una persona splendida e meravigliosa, alla quale i bambini vogliono bene e danno grande rispetto.
Si vive con lui un intero ciclo scolastico. Tutte le stagioni, i momenti di apprendimento, le piccole gioie e sofferenze dei bambini, le loro situazioni familiari particolari, della vita di campagna, i colloqui coi genitori, la gita, il bambino monello, quello litigioso, quello che ha delle difficoltà... e tutto avviene con una serenità, una tranquillità e costante profondità di pensiero, di dedizione, che fanno veramente grande onore alla persona e alla istituzione che rappresenta.
Non ho titoli per parlare del film dal punto di vista educativo, dei dibattiti che ha suscitato fra chi si occupa di educazione a tutti i livelli (non mi stupisce la cosa). Il titolo è chiaramente una variazione della famosa opera letteraria di Erich Fromm, "Avere o Essere", che lessi tanto tempo fa, e anche in questo caso non ho titoli per parlarne.

Parlando però di Cinema, con la C maiuscola voluta, cosa rende meraviglioso questo film, invotabile? Che è tutto vero ciò che si vede!
Non è una riproduzione di fatti accaduti, attenzione. E' girato in presa diretta nella scuola, nelle campagne e nelle case dei bambini. Tutto il paese è attore del film.
Solo in un momento il maestro si rivolge alla telecamera e rilascia una specie d'intervista al regista, in cui parla della sua vita e di come gli è nata la passione per l'insegnamento. In altri rari momenti i bambini, i più piccoli soprattutto (tra i quali emergono la bimba Jessie per una bellezza esagerata e Jojo che è di una simpatia contagiosa) guardano la cinepresa, ma sono veramente pochi. Per il resto la telecamera sembra assente, merito certamente della disponibilità del maestro, dei bambini e delle loro famiglie, e sicuramente anche della bravura del regista e degli operatori, che sono stati invasivi al minimo, tanto che le luci sono sempre quelle naturali, palesemente, e solo la loro bravura non ha reso il film una ripresa da videocamera amatoriale.

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