martedì 20 luglio 2010

Sansho Dayu - Legend of Bailiff Sansho

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1954, Kenji Mizoguchi.

Siamo nel Giappone feudale del primo medioevo. Il governatore di una piccola provincia rifiuta di obbedire agli ordini governativi di aumentare le tasse sui contadini, già ridotti alla fame da un periodo di grave carestia, ed a causa di questo rifiuto viene esiliato. Prima di partire saluterà, cosciente di non rivederli più, la moglie con una neonata in braccio ed in particolare il figlio ancora bambino, impartendogli oralmente insegnamenti di compassione verso il prossimo e senso di giustizia, i valori che lui ha perseguito e dei quali è fermamente convinto nonostante le conseguenze.

Dopo qualche anno moglie e figli, a piedi e con la sola compagnia di una tutrice, si metteranno in viaggio alla ricerca dell'uomo. Poca strada e cadranno vittime di persone senza scrupoli: la donna venduta come cortigiana sull'isola di Sado ed i ragazzi venduti come schiavi in un feudo privato proprietà di un ministro del governo, gestito dall'intendente Sansho, un uomo di grande crudeltà privo di ogni pietà verso gli schiavi.

Un mondo duro, violento dove regna un'animalità ed un'avidità smisurate. Eppure, tra i ritratti di paesaggi e di momenti di grande pietà, la figura del padre e del suo insegnamento col comportamento prima e con le parole coerenti poi, dell'amore della madre per i figli con una speranza indomabile di ritrovarli, del desiderio dei figli di riunirsi ai genitori, regnano sovrani. Mizoguchi, riportando su pellicola un'antica leggenda di chiaro contenuto morale, crea una magia che affascina, ogni evento ha sempre in sé il dramma e la speranza. Anche se da un lato appare vincere la sopraffazione dei potenti verso la povera gente, dall'altro il regista realizza una vittoria dei grandi valori che non producono felicità nel senso più effimero del termine bensì la creano nell'ascesa dei protagonisti ad una condizione spirituale che sa imporsi contro tutto e tutti, che sa perseguire una scelta anche a discapito del proprio interesse ed il premio è: essere umani.

Tanaka Kinuyo 
Grandissimo film, ennesimo da Olimpo per Mizoguchi che con questo ottiene il terzo Leone d'Argento in 3 anni, dopo altri 2 film meravigliosi: "Vita di O-Haru, donna galante" e "I racconti della luna pallida d'agosto". Se penso anche agli altri che ho visto di questo regista, non posso far altro che osannarlo.

Dovrei al solito ripetermi sulla qualità di riprese, fotografia, ecc..., vorrei invece questa volta esprimere il più grande elogio per l'attrice che interpreta la madre dei bambini e che compare in tutti i film premiati prima citati: Tanaka Kinuyo. Straordinarie tutte le sue interpretazioni.

2 commenti:

  1. Sono mancato per un po' e mi sono perso 5 rece una più succulenta dell'altra...

    p.s. ottima la nuova veste grafica, come sempre devo farci prima l'occhio, ma credo sia un passo avanti.

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  2. ecco, leggile tutte che poi t'interrogo :D

    è l'unico tema con uno sfondo cinematografico disponibile nel designer standard di blogger.
    poi volevo tornare al bianco su nero che risalta meglio a mio parere le immagini.
    devo farci l'occhio anch'io :)

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