giovedì 28 marzo 2013

E la nave va

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1983, Federico Fellini.

Scritto da Federico Fellini e Tonino Guerra, coi testi delle canzoni di Andrea Zanzotto. Spiccano nel doppiaggio le voci di Ferruccio Amendola (il narratore Orlando, interpretato da Freddie Jones); Oreste Lionello (Sir Reginald Dongwy, interpretato da Peter Cellier) e Alessandro Haber (Aureliano Fuciletto, interpretato da Vittorio Poletti). Nel cast troviamo anche la grande ballerina classica Pina Baush (la principessa Lherimia). Alla scenografia troviamo Dante Ferretti, la cui carriera proseguirà brillantemente portandolo a vincere ben tre premi Oscar. Valeriano Trubbiani collabora alla realizzazione della corazzata. I cantanti lirici a bordo della nave, la Gloria N. in cui si svolge la storia sono interpretati da autentici tenori e soprane. Un film dove la musica ha una parte importante, con una colonna sonora che viene vissuta dai personaggi strambi che popolano la nave – felliniani, diremmo oggi. La locandina che riportiamo sopra alla rece è stata disegnata da Milo Manara.

La nave salpa da un porto italiano – Napoli, secondo la sceneggiatura – con rotta verso Erimo, una fantomatica isola dello Ionio. L'anno è il 1914 e proprio a bordo giunge la notizia che un attentato a Sarajevo ha provocato l'entrata in guerra dell'Austria-Ungheria contro la Serbia. I surreali ospiti borghesi e aristocratici del battello italiano sono in viaggio per rendere omaggio alla defunta cantante Edmea Tetua, di cui spargeranno le ceneri arrivati a destinazione. Nel bel mezzo del viaggio la storia incombe su di loro sconvolgendone la routine; giungono all'improvviso dei profughi serbi. Presto una corazzata dell'impero Austro-ungarico affianca la Gloria N. pretendendo la consegna dei profughi, questi verranno consegnati alla fine del viaggio.

Il film si apre e si chiude in bianco e nero, dando l'idea di una pellicola d'epoca, l'effetto, specie all'inizio è davvero perfetto. Tutto è molto teatrale, come l'introduzione – praticamente un musical – il mare increspato dalle onde in realtà è un telo argentato, benché bisogna stare molto attenti per accorgersene; la gallina che viene ipnotizzata da un ospite ed il rinoceronte ospitato nella stiva sono dei pupazzi animati; il sole che tramonta è finto quanto il mare, non a caso una passeggera esclama: «Che meraviglia, sembra finto!»; la corazzata è un modellino, oltre a questo ha un aspetto che non corrisponde a nessuna corazzata, molto retro-futurista, ricorda un ferro da stiro tempestato di cannoni. I personaggi sembrano usciti da un romanzo di Fitzgerald e danno proprio un'idea di decadenza sociale.

Un film tra i più belli di Fellini, che ha ispirato La leggenda del pianista sull'oceano di Giuseppe Tornatore. Per quanto riguarda l'allegoria inevitabile della “nave che affonda” portandosi dietro i rappresentanti di un'epoca verrebbe da esclamare: «Altro che Titanic!». Non ci spendiamo sui dialoghi e sui siparietti che si creano durante il viaggio, ci sarebbe da riempire pagine e pagine; sono da antologia, omaggiano vari generi, dalla commedia muta di Charlie Chaplin a quella più surreale dei Fratelli Marx. Verso la fine il film ha una breve deriva meta-cinematografica, con una visione del set e del regista nascosto dietro la cinepresa. Il narratore in barca assieme al rinoceronte fa pensare al surrealismo di Salvador Dalì.

Voto: Incommensurabile .


Giovanni Pili



5 commenti:

  1. Bellissimo e ancora oggi un po' dimenticato. Il Maestro mi disse personalmente all'epoca della distribuzione nelle sale, che personalmente era rimasto molto soddisfatto della riuscita finale. Forse la sua Opera piu' riuscita e "sentita"(fra tutti i progetti felliniani che comunque lo erano), del Fellini maturo post-"Il Casanova". Anche qui come li', le strabilianti trovate sceniche-artigianali del mare ricreato con i teli di plastica.
    Uno degli ultimi veri progetti cinematografici e grandiosamente immaginifici, realizzati a Cinecittà', assieme al praticamente coevo "C'era una volta in America".
    Strepitoso come sempre Freddie Jones, interprete che a Fellini piacque molto, scoperto vedendolo in "The Elephant Man" di Lynch, che Fellini apprezzo' notoriamente e non poteva essere altrimenti, date le non poche affinita'.

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    1. Per me è stata un bella scoperta. Ricco di allegorie, un'opera d'arte, da trasmettere nei musei oltre che nei Cinema.

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  2. ha ragionenapo..film bellissimo e ancora oggi considerato quasi minore..invece,secondo me,opera di struggente bellezza,piena di grandi folgoranti intuizioni..

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    1. Assolutamente. A mio modesto parere, uno dei migliori di Fellini. L'ho rivisto ieri assieme a degli amici cinefili. Alla fine del film uno si è alzato esclamando: "Grazie Fellini per questo film".

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  3. non so nemmeno che aggettivi usare. il Maestro è lui, altro pianeta, a livello mondiale. visto d'un fiato dentro un incanto.
    riguardo a Pina Baush (che sorpresa vederla, anche con le sole mani riesce a ballare!), grande esponente del "Tanztheater", è comparsa qua, la segnalo a Giovanni che ancora non era della banda: Café Muller

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