mercoledì 20 marzo 2013

Rise of the Zombies

4
2012, Nick Lyon.

Si è fatto un gran parlare dell'Asylum, nella maggior parte dei casi decisamente male, in qualche occasione con un minimo di clemenza, eppure arriverà un giorno in cui l'opinione pubblica abbandonerà lo snobismo da salotto e rivaluterà, un po' come è già stato fatto con il cinema italiano di genere, le pellicole di questa singolarissima casa cinematografica.
Anzi, forse quel giorno è già arrivato, se non altro perché è quasi impossibile sindacare sui pregevolissimi meriti di Rise of the Zombies, finanziato dalle eminenze dell'anzidetta compagnia ma trasmesso in prima visione dall'emittente americana SyFy, canale abbastanza noto anche da noi per aver messo in cantiere alcuni film bruttarelli e antipatici. Ma qui tira un'altra aria. Innanzitutto siamo a livelli siderali da, che so, uno Scream of the Banshee o persino da un Husk (che tra tutti ancora innalzava di mezza tacca la bassezza generale), e non si capisce bene se i meriti siano di un regista comunque affermato, Nick Lyon, di una quasi esordiente coppia di giovani sceneggiatori, Keith Allan e Delondra Williams, oppure se siano da ripartire con equo criterio distributivo tra tutti gli aventi diritto. C'è poi da aggiungere, per rigore di cronaca, che Lyon, bravissimo mestierante televisivo di Portland, Oregon (anche se è nato nell'Idaho), aveva già approfittato della sua collaborazione con il canale SyFy per un altro stupefacente zombie movie dall'eloquente titolo, Zombie Apocalypse (2011), da cui RZ ha mutuato un'attrice protagonista, Lilan Bowden, bellissima e castana skinny girl a quanto pare specializzata in assurdi film per il piccolo schermo. Sono quasi gemellini, questi lavori, soltanto di età differente e con qualche remora morale in più il primo che, come fratello maggiore, parrebbe leggermente più conservatore, o comunque meno anarchico e sboccato del secondo. Sembra quasi che Lyon abbia arrangiato la sua sinfonia con Zombie Apocalypse (in cui riusciva a far convivere le due principali tipologie di defunti approntate dal manuale di sopravvivenza zombie, e cioè i lentissimi revenant romeriani e i moderni e ben più letali corridori alla Zack Snyder); quindi, fatte le prove generali, ha fatto il botto con una pellicola ancor più concentrata, cattivissima e con un numero di brutalità, torture e stranezze in fatto di morti violente sempre più arzigogolato e raccapricciante di altri film della serie.

Qui le vicende si aprono in medias res, senza prologo né antefatto, con una banda di sopravvissuti all'olocausto che fugge per una metropoli invasa da deambulanti putrefatti e agguerriti. Le teste spappolate si sprecano, come il sangue e le budella dimenticate qua e là, fino a quando i profughi non salgono su una macchina e schizzano per tornanti infestati dalle maligne creature. Pensano di averla fatta franca, ma ecco che la vettura si capotta, il guidatore finisce maciullato tra le lamiere, degli altri superstiti si salva solo una ragazza incinta (Kim Little), che riesce a passare inosservata mentre i compagni si trasformano pressoché all'istante in riserve proteiche per i morti appena sopraggiunti. Il livello registico è già eccezionale nei primi minuti e il montaggio di James Kondelik, formidabile, riesce a conferire alla pellicola un che di “ruspante” ed emotivamente coinvolgente, in grado di prenderti alla gola e lì restare per tutta la scena senza che lo spettatore possa chiudere gli occhi anche solo per sbattere le palpebre. A questo punto, dopo un'ouverture così eclatante, si potrebbe forse temere un ipotetico calo della tensione nei minuti seguenti, invece è semmai l'esatto contrario, e RZ si fa ancor più affascinante, avendo esso il tempo di aprirsi ai sapori, di screziarsi di delicatissime tonalità in grado di dare ai risvolti splatter quella perversione aggiuntiva che soltanto un ottimo horror può sperare di fornire.


Infatti, presto l'azione si sposta ad Alcatraz, trasformata alla bisogna in un laboratorio circondato dalle acque (e perciò presumibilmente sicuro) in cui un gruppo di studiosi e guerriglieri ben armati sta tentando di trovare una cura alla diabolica piaga, utilizzando internet e i video caricati su YouTube per scambiare vitali informazioni tra centri epidemiologici ubicati a San Francisco. Qui ci sono la dottoressa Lynn Snyder (Mariel Hemingway), il dottor Dan Halpern e sua moglie (LeVar Burton e Kerisse Hutchinson), e altri sopravvissuti alla bolgia cittadina appartenenti alla società civile, tra cui Marshall (Ethan Suplee), Ashley (Heather Hemmens) e un mitico (nonché allenatissimo nell'uso delle armi) Danny Trejo nella parte di Caspian. Subito nel gruppo ci sono le prime divisioni, perché la Snyder vorrebbe organizzare una spedizione nei budelli della metropoli onde mettere le mani su un fantomatico vaccino la cui efficacia è stata tanto decantata in rete (purtroppo le comunicazioni si sono interrotte, e alla donna non resta che andare a verificarne di persona l'eventuale validità); Trejo non è d'accordo, i dissapori stanno per volgersi in rissa, ma presto le fazioni ribelli si vedono costrette a seppellire l'ascia di guerra per far comunella di fronte a una imprevedibile minaccia: gli zombie riescono a spostarsi via mare, non si capisce se nuotando o camminando sul fondo, fatto sta che emergono sull'isola altrimenti inaccessibile e prendono d'assalto l'inespugnabile fortificazione. Molti fanno una brutta fine, sia da una parte che dall'altra della barricata, il dottor Halpern resta bloccato nella prigione e continua a divulgare sul web il risultato delle sue ricerche (effettuate sulla moglie deceduta, risorta e prontamente rinchiusa in una cella), mentre la bella dottoressa e i suoi uomini, costretti a fuggire a bordo dell'unica piccola imbarcazione disponibile, raggiungono la costa e si dividono in due gruppuscoli: Trejo e i suoi vanno in una villa in riva all'oceano, e vengono tutti ammazzati chi sgozzato e chi divorato, mentre Snyder e soci, tentando la sorte, percorrono un Golden Gate Bridge intasato di macchine accartocciate, furgoni e soprattutto tanti morti viventi nel frattempo sbucati dalle acque e arrampicatisi (!) lungo i piloni in ferro del ponte. La scena ha dell'epico, anche perché i nostri, dopo aver massacrato zombie a più non posso, ritrovano la giovane Pauline, la ragazza in stato interessante dell'incipit, che rifugiatasi nel retro di un'ambulanza aspetta che qualcuno giunga a salvarla. Peccato che proprio in quel momento, un perfido cadavere sbuchi da sotto il mezzo e la morsichi a tradimento sul polpaccio: l'infezione si propaga in pochi istanti, e poco prima di morire, la partoriente implora che almeno il suo bambino, ormai in procinto di nascere, sia salvato con un cesareo. Presto detto, la dottoressa Snyder squarta la pancia della ragazza in un momento così disgustoso da suscitare invidia anche al più irriducibile estimatore di Zombi 3, estrae l'infante dalle budella sperperate con sugosa dovizia di particolari e ne strappa il cordone ombelicale come fosse un nastro. Tutto sembra finito bene, ma purtroppo si tratta di una pia illusione, perché la misteriosa malattia del sangue, che i mostri si portano addosso e, come la tradizione insegna, diffondono morsicando le vittime, ha ormai irrimediabilmente infettato il neonato, il quale, in un impeto di raccapriccio misto a frustrazione, viene schiacciato a terra con poderose scarpate. Goduria

Non sveliamo altro, per non dissacrare il finale, basti dire che Rise of the Zombies è un capolavoro della televisione, che per certi aspetti richiama le atmosfere di The Walking Dead, una delle serie più innovative e autenticamente paurose degli ultimi anni, ma che per altri se ne distacca, fungendo piuttosto da zona d'ombra in quella che è la tv “mainstream”: l'Asylum mostra la violenza secondo criteri iperrealisti, non lesinando né in sangue né in frattaglie, ma al contrario esibendo nel modo più terribile le nefaste conseguenze di un'apocalisse a base di resuscitati. Ma non è soltanto una questione di gore, anche se un horror a decente a tematica “appestante” non può prescindere dalle sue più o meno collaudate formule, bensì di scrittura e regia: come già detto in testa di recensione, sono questi i componenti capaci di determinare lo scarto qualitativo tra un mediocrissimo tv-movie e una pellicola che, nella sostanza come nell'estetica, potremmo tranquillamente definire da cinema.

Marco Marchetti











4 commenti:

  1. Siete riuscito davvero a stuzzicare la mia fantasia!

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  2. Se ti piace il genere, questo è imprescindibile! Oltre che estremamente divertente... poi c'è Danny Trejo :-)

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  3. Mi chiedo se abbiamo visto lo stesso film. A me sinceramente ricorda solo film tipo "skeleton man"...

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  4. Ma io sono un amante del genere,e ne ho visti davverro tanti,e di tante nazionalità,ma questo film fa davvero schifo,recitato male,danny trejo muore quasi subito,e il suo personaggio oltre che un finto duro è pure stupido.Effetti speciali penosi,si potrebbero tranquillamente evitare,nel 1968 nn cerano,ma la qualità nn è mancata,quindi nn prendetevela con la scusa del basso costo(all'inizio del film una macchina rotola da una discesa percorrendo tutta la strada)personaggi messi li a cavolo, inutili colme se si dovesse riempire il tempo della pellicola,zombie che fanno a cazzotti meglio dei vivi.
    Se volete guardatevelo tanto nn costa nulla,ma mamma mia che schifo

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