martedì 5 marzo 2013

Солярис - Solaris

14

1972, Andreij Tarkovsky.

Volgarmente definito «La risposta dell'Unione Sovietica a 2001 Odissea nello Spazio», la pellicola ha dovuto subire anche lo stupro della versione italiana, coi suoi tagli selvaggi che ci privano oltretutto dei primi 40 minuti. Oltre a questo i dialoghi vengono stravolti; conosciamo anche la colpevole: Dacia Maraini, responsabile del “riadattamento” del copione. Tutto senza chiedere il permesso ad Andreij Tarkovsky. Qualcuno noterà, nella versione italiana - non senza sorridere - quanto sia strana la voce e l'accento del padre del protagonista, infatti è stato doppiato da Pier Paolo Pasolini, che volutamente gli ha dato un misto di accenti friulano e nuorese (Sic!). Insomma – Che ve lo diciamo a fare? - Molto meglio vedersi la versione originale coi sottotitoli, che almeno rispettano gli splendidi dialoghi originali.

La sceneggiatura è un fedele riadattamento dell'omonimo romanzo di Stanislaw Lem, pubblicato nel 1961. Un gigante della fantascienza, che come i suoi pari - Asimov, e Dick - si discosta decisamente da una visione stereotipata della fantascienza, che di solito identifichiamo meglio in scene di combattimento tra astronavi, alieni invasori e quant'altro. Lem fonde meglio di tutti scienza e filosofia, in sintonia con la visione metafisica di Gregory Bateson, uno dei padri del pensiero “sistemico”, in base al quale l'Universo è una «struttura che connette», mentre gli esseri umani tendono a sentirsi come individui separati, anche dalla natura stessa. Tarkovsky in questo film non ha avuto bisogno di togliere, né aggiungere niente al genio di Lem.

La pellicola può essere divisa in tre parti. Nella prima – che nella versione italiana manca – lo psicologo Kris Kelvin (Donatas Banionis) va a trovare il padre nella dacia di famiglia, qui arriva anche Henry Berton (Vladislav Dvorzeckij) ex cosmonauta che lo mette in guardia riguardo la sua esperienza nell'Oceano Solaris. Questa sorta di nube che dall'aspetto ricorda una distesa oceanica si sospetta essere dotata di intelligenza, altri pensano – come lo stesso Kelvin – che emani delle radiazioni allucinogene. Molto interessante il montaggio di questa prima parte. Abbiamo un video-telefono dove gli ospiti della dacia osservano un filmato in bianco e nero e contemporaneamente nel filmato c'è una riunione di scienziati in cui partecipa un giovane Henry, il quale fa vedere agli ospiti un filmato di Solaris, a colori. Se vogliamo, una sorta di matriosca. Infine arriviamo alla parte on the road in cui Henry gira per le strade di una città dall'aspetto futuristico; le riprese sono state fatte in bianco e nero in un quartiere di Tokyo, qualcuno sostiene che queste siano state una scusa per permettere alla troupe di uscire dal territorio dell'Unione Sovietica, dove all'epoca le trasferte non erano cosa facile.

Nella seconda parte Kris giunge nella stazione orbitante nell'Oceano Solaris. Qui conosce i suoi compagni di viaggio e può visionare il video del suo predecessore e amico Dottor Gibarian (Sos Sargsyan), suicidatosi subito dopo la realizzazione. Presto Kris si accorge di una strana presenza di aspetto femminile che si aggira per la stazione e che turba tutto l'equipaggio; questa prende le sembianze della moglie defunta Hari (Natal'ja Bondarcuk). Ed è qui che arriva il meglio del film. Hari presto assume coscienza di essere solo una mera copia estratta dai ricordi di Kris, i due però si amano lo stesso. Cosa si intende del resto per vita? Cos'è reale e cosa non lo è? Soprattutto, cos'è Hari? Sono tutte domande radicate nei millenni, per le quali la scienza è un contorno, un pretesto per tornare a farcele.

«Tu per me sei più importante di ogni verità della scienza».
(Kris ad Hari)

L'ultima parte sprofonda sempre più nel surreale. Non mancherà un ballo in assenza di gravità tra i due innamorati ed un finale decisamente ambiguo che non vogliamo spoilerare; rispetto al finale di 2001 è comunque molto meglio, a modesto parere di chi scrive.

La fotografia di Vadim Jusov, è un piacevole fritto di mosto di scene con colori freddi che si alternano – specie negli interni, nella seconda parte – ad altre dove il rosso ed il bianco la fanno da padroni, ed in questo ci viene in mente inevitabilmente il già citato film di Kubrick; senza contare poi la scelta del bianco e nero per sottolineare la drammaticità di certe scene.

Degna di mensione anche la colonna sonora di Eduard Nikolaevic Artem'ev, con la collaborazione dell'Accademia delle Scienze Sovietica, la quale prevede anche un riadattamento del Preludio corale in Fa minore Ich ruf' zu Dir, Herr Jesu Christus di Johan Sebastian Bach.

Non c'è storia. L'omonimo remake di Steven Soderbergh del 2002, con George Clooney, non ha niente a che vedere con l'originale, ch'è giustamente considerato, assieme al romanzo, un capolavoro del genere.

La fantascienza di Tarkovsky è decisamente concettuale. Utilizzando esclusivamente oggetti, costumi e scenografie attuali, riesce comunque a creare l'idea di futuro. Questo è ben visibile soprattutto nella seconda parte, negli interni della stazione orbitante. Pochi sono i momenti in cui si vede lo spazio esterno, tutto è retto dagli attori. La lentezza di certe scene da anche modo di meditare sui quesiti che lo spettatore può trarre dalla pellicola, senza accorgersi – forse – che sta assimilando importanti questioni ancora aperte della filosofia teoretica attuale e che saranno parte delle sfide future dell'umanità. Come ci insegna Lem, in questa storia, non importa quante cose scopriremo o fin dove ci spingeremo; l'uomo crede di scoprire nuovi mondi, ma in realtà sta solo espandendo ed esplorando se stesso.

L'Universo, nella penna di Lem e nella cinepresa di Tarkovsky è visto come uno specchio infinito della nostra anima, che ci unisce tutti.

Giovanni Pili


14 commenti:

  1. Uno dei piu' grandi capolavori non solo del cinema di fantascienza, ma del cinema in generale. L'idea pubblicistica della "risposta sovietica a 2001" fu del distributore De Laurentiis, fu lui che lo sconcio' per la distribuzione occidentale, di oltre 40'. Recentemente, sono state scoperte altre e ulteriori, si credeva perse, sequenze inedite, per la edizione portentosa in dvd e Blu-ray Usa, della Criterion, e chi senno'. Le sequenze tagliate dall'edizione italiana, con i lunghissimi salliscendi in camera-car per un strabiliante dedalo autostradale di svincoli, sopraelevate, a Tokyo, sono semplicemente entusiasmanti, l'unica volta che ho visto anticipare di "Koyaanisqatsi".

    RispondiElimina
  2. è uno dei film migliori che abbia mai visto, ne ho parlato anche da me, immenso, unico, non ci sono altre parole per descriverlo :)

    RispondiElimina
  3. Mi ha colpito molto il modo in cui, usando elementi attuali riesce a costruire l'idea di futuro.

    RispondiElimina
  4. oltre il capolavoro,il grande cinema sovietico,russo,non trovo le parole per definirlo eh!

    RispondiElimina
  5. La poesia, la vera altissima poesia di questo film. Il finale con la colonna sonora di Artem'ev,e la "lievitazione", bellissimo,indimenticabile, la struggente visione della Dacia che si allontana fra le nubi del cielo. Unico appunto alla tua ottima rece Giovà, il criminale remake del 2002 dell'altrimenti anche buon cineasta-puramente mercantile-, Soderbergh, non andava neppure menzionato. Solo un notorio bietolone veltroniano potremmo dire, come Clooney, poteva crederci. Come si fa come si fa, a fare una versione hollywoodita e patinata di un film di Tarkovskij!!!?? Opera d'arte il manifesto originale sovietico.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La mia più che una citazione era una denuncia.

      Elimina
  6. Non so se i film cambiano la vita, ma nel mio caso ci è andato molto vicino... e continua a seguirmi.

    http://solaris-film.blogspot.it/p/perche-solaris_22.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come no! La Cultura cambia la vita, e il Cinema ne fa parte alla grande.

      Elimina
  7. Eh si', te non potevi mancare proprio, in questa occasione. Tra l'altro eccellente interprete del cinema sovietico, il lituano Batanaudas, scomparso mi pare pochi anni fa.
    Giornata finita con una notizia veramente infausta e scioccante. Anche qui, ONORE E IMPERITURA GRATITUDINE ALLA GRANDIOSA BATTAGLIA ANTIIMPERIALISTA DEL COMANDANTE PRESIDENTE
    HUGO CHAVEZ!!!! CHE IL SUO ESEMPIO E LA SUA
    BANDIERA SIA CONTINUATO E PORTATO SEMPRE
    IN ALTO A SVENTOLARE DI ESEMPIO PER L'EREDITA' E IL PROGETTO LASCIATO AI COMPAGNI!!! QUE VIVA CHAVEZ!!!!

    RispondiElimina
  8. dormito malissimo dopo la notizia di Chavez... mi unisco al grido di Napoleone.

    grazie per la rece. il film è uno dei capolavori - ne sono convintissimo - che mi manca, ho lì il dvd da anni.

    RispondiElimina
  9. Hasta Siempre Compay Chavez!

    P.s
    C'è un documentario di Stone dove analizza la situazione latino-americana e ovviamente c'è anche un'intervista a Chavez ... che faccio, recensisco?

    RispondiElimina
  10. Bello, "South of the Border"...Ecco sì, direi per la infausta giornata, se non ora quando...? Anche "The Revolution is not be televised" è bellissimo, documentario sul golpe fallito a furor di popolo del 2002, appoggiato dalla CIA, dal DPT di Stato americano, Bush, e dagli industriali venezuelani della PVSA.
    Non vedo l'ora di poter vedere il doc-intervista che Stone ha realizzato ad Ahmadinejad.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "South of the Border", esatto. Non mi veniva il titolo. Me lo riguardo e faccio la rece.

      Un doc su Ahmadinejad? non me lo perderò di certo!

      Elimina