mercoledì 27 marzo 2013

Psycho III

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1986, Anthony Perkins.

«Liberate il vostro terrore. Liberate la paura. Ed entrate in un incubo tutto nuovo...»
«Norman Bates è tornato alla normalità. Ma la mamma è di nuovo sulla sua sedia a dondolo!»
«Proprio quando si pensava che fosse sicuro poter tornare sotto la doccia!»
«Norman Bates è di nuovo a casa con la mamma.»
«Il più sconvolgente di tutti.»
Frasi di lancio originali del film

Era prevedibile che dopo un sequel sorprendentemente ben realizzato e valido quale fu " Psycho II" (1983), si concretizzasse la possibilità di un ulteriore follow-up della storia di "Psycho" di Alfred Hitchcock, come immancabilmente avvenne. Anche perché, lo stesso Norman Bates, Anthony Perkins, prese la sedia del regista per il terzo capitolo della saga sull'esistenza triste e temibile allo stesso tempo di Norman. Essendo stato Norman all'epoca per quasi trent'anni (e anche per aver lavorato con registi leggendari come Alfred Hitchcock, Stanley Kramer, Jules Dassin, e Orson Welles, fra gli altri), non c'era probabilmente nessuno più qualificato di lui dirigere questo nuovo episodio. Mentre Perkins non si eleveràd'accordo, alle altezze cinematografiche di questi giganti dello schermo, lui e lo sceneggiatore Charles Edward Pogue (che proprio di seguito avrebbe anche scritto la sceneggiatura de "La Mosca" di David Cronenberg, e non so se mi spiego ), avrebbero però impostato un film che anche restando sotto molti aspetti dentro alle mode del genere del periodo, offre un'esperienza horror che, pur lungi dall'essere perfetta, ispira nella memoria dello spettatore ben di più che la sua quota di brividi e salti in gola.
"Psycho III" è ambientato solo un breve periodo di tempo dopo gli orribili eventi di "Psycho II". Il film inizia con una sequenza molto bella dall'ambientazione e dalla scenografia (opera nientemeno che di Henry Bumstead, scomparso a 95 anni e attivo fino all'ultimo, uno dei più grandi scenografi americani fin dai celebri e maggiori titoli della Hollywood degli anni '40, e fino a quasi tutti i più grandi film da regista di Clint Eastwood, del quale è stato uno dei principali e più importanti collaboratori, "Gran Torino" [2008] compreso) le quali sono una fedele riproduzione-citazione del convento e del celebre campanile di Santa Mira ne " La Donna che visse due volte" (Vertigo, 1958) di Alfred Hitchcock.


Il convento citato si trova non lontano dal Bates Motel, e una novizia Maureen Coyle (Diana Scarwid) , durante il proprio tentativo di suicidio uccide accidentalmente la madre superiora, che precipita per salvarla. Maureen lascia dunque il convento in disgrazia e ancor più in stato di disperazione, e intoppa pure in un passaggio sotto la pioggia da parte di un musicista poco di buono, Duane Duke ( Jeff Fahey), che tenta invano persino di approfittarsi di lei, prostrata com'è. Ella viene dal gentiluomo quindi abbandonata con la sua valigia e buttata fuori dall'auto sotto una pioggia torrenziale, allontanatasi trova casualmente sulla sua strada il Bates Motel in cui Norman Bates (Anthony Perkins, off course)ha ingaggiato Duke come assistente. Una volta lì, lei e Norman iniziano una storia d'amore, ma lo spettro della Madre continua a ossessionare Norman e minacciare chiunque sia in grado di catturare il suo amore.


L'aspetto più notevole di "Psycho III" è la sorprendente direzione dell'adepto Anthony Perkins. Egli si è mostrato dietro alla macchina da presa fiducioso e dalla forte abilità, svolgendo molto più che il mero e semplice compito di seguire gli attori. Perkins ci ha offerto un film che come ricordato per il suo inizio, non solo inevitabilmente riconosce l'influenza e la maestria di Hitchcock, ma possiede anche alcune scene che sono propriamente in uno stile d'intrattenimento di suo “hitchcockiano”.

Nella menzionata sequenza prima dei titoli di testa, e in cui vengono introdotti i personaggi, abbiamo la novizia Maureen, che appare dalle tenebre mentre la sentiamo urlare "Non c'è nessun Dio!". Abbiamo poi una dissolvenza che ci svela subito dopo Maureen seduta in cima a un campanile, piangendo e implorando perdono. Ben presto la sua Madre Superiora arriva da lei e inizia a urlare e afferrarla. Elle si accapigliano, e, come detto in un evidente omaggio a "Vertigo", la Madre Superiora precipita dal campanile e muore. Si è trattato di una mossa audace per Perkins, citare già al primo minuto uno dei migliori e più noti thriller di Hitchcock, ed è anche una introduzione forte ad uno dei personaggi principali dell'intero film. Detta sequenza dimostra molto graficamente che Maureen è un personaggio il quale si porterà dietro una grande quantità di dolore, e così fornendo anche un sorriso molto dark su tutti i volti degli ammiratori di "Hitch".

Mentre Perkins è ovviamente in debito con Hitchcock, egli non si limita a copiarlo però pedissequamente. Perkins ci offre, per esempio, un tocco di assoluto prestigio in occasione di una nuova interpretazione della famosa scena della doccia. Norman è infatuato di Maureen, ma la mamma decide che deve morire. Vediamo i vestiti della mamma di Norman e la sua vestizione, mentre allo stesso tempo si assiste ai preparativi di Maureen per fare il bagno. Come la Madre fa lentamente il suo ingresso nella stanza della doccia, Perkins ricrea quasi inquadratura per inquadratura le scene di Janet Leigh che si sta preparando per la doccia mortale di tanti anni prima. La Madre finalmente arriva e scosta indietro la tenda della vasca. Tuttavia, invece di Maureen accoltellata a morte, ci troviamo di fronte a Maureen sdraiata nell'acqua e che si è appena tagliata i propri polsi. Maureen guarda verso la mamma, e in uno stato delirante, la vede come la Vergine Maria. La magia di questa scena è il modo in cui Perkins fuorvia completamente noi spettatori. Ci aspettiamo di vedere la Madre attaccare Maureen allo stesso modo in cui aveva attaccato il personaggio di Janet Leigh in “Psycho”, e invece la salverà e facendola portare all'ospedale. Quando vediamo che Maureen ha tentato di uccidersi, coglie la Madre/Norman e noi spettatori, completamente alla sprovvista. Questa è stata una scena eccezionale che non solo ci mostra che l'esordiente regista Perkins aveva imparato molto da Hitchcock su come fuorviare il pubblico, ma anche che egli ha saputo adottare e bene l'umorismo nero del Maestro.


Questo è evidente anche in una scena un po' più avanti nel film. Perkins ci mostra ancora una volta una forte capacità di indurre in errore il pubblico assieme ad un umorismo ancora più dark. Norman ha ucciso una cliente e nascosto il suo corpo in un congelatore esterno. Lo Sceriffo Hunt ( Hugh Gillin) è sulla scena per indagare in merito alla scomparsa della donna. Egli ha erroneamente deciso che Norman non è responsabile per la sparizione della ragazza e, pur sostenendo una discussione con la giornalista Tracy Venable (Roberta Maxwell) che cerca di convincerlo del contrario, nel suo giro casualmente si ferma ad aprire il coperchio del congelatore e prende un po' del ghiaccio. Non vedendo il volto della donna nella ghiacciaia, si mette anche uno o due pezzi del ghiaccio insanguinato in bocca. Continuiamo nella sequenza riducendosi agli sguardi preoccupati di Norman come a quelli dello sceriffo che continua nella sua bigotta lezione alla giornalista. Sbattendo poi il coperchio per chiuderlo e andandosene via, non avendosi mai reso conto che la vittima la quale stava alacremente cercando era lì adagiata ad un metro da lui. Questa scena utilizza la famosa teoria della “bomba che non scoppia” di Hitchcock unita ad un risultato malato e disgustosamente bizzarro , ed è una delle scene che più si ricordano del film.


Per tutto di esso, Perkins evita anche di esercitare un lavoro della macchina da presa che sia appariscente o elaborato a favore di semplici e lineari movimenti della camera. Egli non vuole stupirci con la cinepresa, ma vuole invece ingannarci e manipolarci. La sua direzione in questo film ci mostra un regista che capisce molto bene come realizzarlo e anche come farci sorridere in modi totalmente dark, ma anche con una certo e ben percepibile velo di tristezza.

E' una fortuna che la regia di Perkins sia stata di un livello superiore, in quanto i personaggi del film, con l'eccezione di Norman, non sono molto sviluppati come avrebbero potuto. Duane Duke (interpretato da un giovane Jeff Fahey) non è molto di più di una sorta di Han Solo dell'abbronzatura e per l'altra metà un personaggio saturo di battute deboli e dalla cattiveria per amore della cattiveria. Nel corso della storia, Duke non assurge mai a diventare molto più di un dispositivo di sceneggiatura per motivare altri personaggi. Non abbiamo mai a imparare molto di più su di lui a parte che è un vagabondo spiritoso, e che è molto protettivo della sua chitarra. La performance di Jeff Fahey non aggiunge molto alla caratterizzazione stessa da parte dello script del personaggio di Duke. Fahey è al solito competente, ma alla fine è il personaggio ad essere deludente e a non sostenerlo. Virando selvaggiamente dallo stupratore vizioso al simpatico farabutto, facendogli sgranare selvaggiamente i suoi grandi occhi azzurri,cercando così di sembrare un "duro".

Tracy Venable è anch'essa poco più dell'abbozzo di un personaggio reale. La sua funzione è quella di scoprire la verità su Norman e l'omicidio compiuto in “Psycho II”, e per cercare di proteggere Maureen da Norman. Ancora una volta, su di lei non veniamo a sapere quasi nulla. Roberta Maxwell offre poi come Tracy la performance più debole del film. Ella sorride poco convincente nella costruzione del personaggio e sembra eccessivamente preoccupata per Maureen prima ancora che davvero possiamo sapere qualcosa di lei. Come Duke purtroppo, non riesce a superare le sue funzioni nel plot, mentre le deboli battute quali le fornisce lo sceneggiatore Charles Edward Pogue, sono un sostituto alquanto povero per un personaggio reale.

Il personaggio più riuscito del film è altrimenti quello di Maureen Coyle. Il film, dalla prima battuta, mette grande impegno nel delineare con attenzione ai dettagli, la crisi spirituale di Maureen. Anche se, dopo il suo tentativo di suicidio e l'ammissione a un sacerdote che pensa di aver visto la Madonna quando in realtà era “La mamma/Norman” non proprio e sotto ogni aspetto, la Vergine Maria, questa stessa “stravaganza” è quasi completamente abbandonata.


Poi diventa in seguito solamente la donna per la quale Norman deve cadere innamorato. Si tratta del triste spreco di un aspetto visionario del personaggio che poteva essere molto interessante.
L'interpretazione di Diana Scarwid è complessa da analizzare. Ella interpreta in modo molto efficace il dubbio del personaggio e la sua confusione, spesso piangendo e urlando pateticamente. Sembra anche molto impotente di fronte a Duke. Tuttavia, dopo una notte fuori con Norman, la Scarwid dipinge Maureen come una vittima tipica dei film horror, difatti anche dopo aver appreso la verità sul passato di Norman, ella lo guarda con un sorriso luminoso, che non mostra alcun segno di apprensione.

Piuttosto quindi che offrirci caratteri forti e misteriosi, Pogue ci tratteggia invece dei sottili schizzi di personaggi stereotipati. Il film non può così spingersi per la sua strada nel territorio vero di “Psycho” (come già fu “Psycho II” anche in questo caso) con i personaggi deboli con cui si presenta.

Il culmine del film è purtroppo gestito da una risoluzione complessa che si basa su una trama già di per sé complicata. Tuttavia, nel corso della sua sceneggiatura, Pogue non fornisce al pubblico indizi sufficienti per capire che cosa c'è al fondo del mistero. Mostrandoci invece Tracy, in lacrime, la quale grida il nome Norman mentre egli si sta muovendo per uccidere. Questo momento è quasi impercettibile e il film deve essere visto più di una volta per capire veramente quanto è successo. Nel complesso, la maggior parte del copione sembra più simile a una prima bozza che doveva essere pensata in modo più chiaro. La sceneggiatura vorrebbe essere intelligente, ma è troppo imprecisa e la soluzione troppo arbitraria per renderla tale.

L'unica nota con la quale Pogue si stacca decisamente è grazie ala sua concezione di Norman Bates.. Egli vede Norman come un personaggio incredibilmente patetico che non vuole essere il mostro che è, ma è quasi incapace di aiutare se stesso. La sua storia d'amore con Maureen è dolcemente scritta, e assumiamo e sue parti quando prende una piega tragica. Pogue crea anche una simbolica decapitazione della Madre da parte di Norman, per poi poter così finalmente dichiarare che egli si è da lei liberato (però Perkins tradisce la "morte" della madre nell'ultima scena, in cui vediamo Norman tirare fuori il braccio amputato del cadavere della mamma e accarezzarlo prima di rivolgere per l'ultima volta all'obbiettivo il celebre sguardo maniacale). Se Pogue avesse avuto la stessa cura nell'infondere vita reale agli altri personaggi e alla scrittura di una trama più consistente, forse il film avrebbe potuto essere un classico degli anni '80, e non solo una voce seppur molto piacevole di un famoso franchise.

Ciò che dà veramente vita alla concezione da parte di Pogue del personaggio di Norman è senza dubbio l'eccellente interpretazione di Anthony Perkin.

Impersonando questo personaggio per la terza volta, Perkins sa già molto bene come usare la sua voce dolce e le sue inimitabili capacità per l'interpretazione di un comportamento nervoso, e per illustrare la guerra interiore in cui è invischiato Norman. Egli appare sempre come un personaggio patetico, piuttosto che spaventoso, il quale è guidato da forze fuori del suo controllo. C'è un preciso momento del film in cui siamo in grado di vedere la sua faccia che s'illumina brevemente, ed è quando una ragazza che sta trascorrendo la notte con Duke lo invita alla festa con loro, quasi subito Perkins posticipa il suo caratteristico sguardo di orrore e di vergogna al solo pensiero. Vediamo anche come Norman sia pieno di rimorsi e attenzioni per le sue vittime come quando bacia un cadavere appena prima di occultarlo. Forse lo fa andare appena un po' troppo sopra le righe il finale, (che comunque è un bel finale e venne rifatto da Perkins su richiesta della Universal) quando lo vediamo parlare con la voce della mamma, ma quasi subito come redimendosi, onestamente mostrandoci tutta la sua angoscia e la rabbia quando "uccide" la mamma e ne decapita il corpo impagliato. Perkins offre da par suo quindi la migliore prova del film e, insieme con la sua regia sorprendente, fa sì che “Psycho III “ sia stata nel complesso un'esperienza molto riuscita.

In definitiva, “Psycho III” pur se non eccezionale, è certamente un buon film. I suoi personaggi non sono molto più di stereotipi, e la sua trama è troppo complessa per cogliere con piena lucidità i suoi obiettivi, ma tuttavia, è da rimarcarne come Anthony Perkins abbia offerto una direzione dinamica e l'ennesima prestazione eccezionale nei panni di Norman Bates. Questo film può infatti occupare un proprio posto preminente nella serie di “Psycho” come il migliore dei sequel, ed è una degna continuazione della saga del Bates Motel.

La versione televisiva ha un inizio completamente diverso con i titoli che compaiono prima che appaia Maureen. Inoltre, la prima battuta sentita nella versione televisiva non è "Dio non esiste". Quando Maureen lascia il convento, la versione televisiva attraverso una narrazione fuori campo ci fornisce delle informazioni su Maureen. I titoli di testa in questa versione non vengono visualizzati mentre ella si sta incamminando per la strada.

Nella versione televisiva, la puttana non è in topless, ma indossa un asciugamano.
La versione TV offre spunti musicali diversi durante la prima inquadratura della casa e del Motel Bates. E' la stessa musica che compare alla fine del film quando Norman si trova nella macchina della polizia e viene portato via.


"Cry Of Love"
Musica di Carter Burwell
Scritta da Steve Bray & David Sanborn
eseguita da Carter Burwell , Steve Bray, e David Sanborn
MCA Records

"Mary Catherine"
Musica di Carter Burwell & Steve Bray
Scritta da Stanton-Miranda
Eseguita da Stanton-Miranda

"Dirty Street"
Musica di Carter Burwell & Steve Bray
Scritta da Steve Bray & Stanton-Miranda
Cantata da Stanton-Miranda
Academy of Science Fiction, Fantasy and Horror, Stati Uniti d'America Anno 1987 Nominato al Saturn Award per il Miglior Attore
Anthony Perkins
Miglior Film Horror

Il libro di Mary che compare nel film (intitolato "Nel ventre della bestia") è visto nella sporcizia, dalla casa di Norman.

Lo script originale aveva Duane come killer “copycat” degli omicidi di Norman Bates.

Come regista Anthony Perkins aveva originariamente voluto che Jeff Fahey fosse completamente nudo nella scena dei preliminari tra lei e Red, ma Fahey si sentiva troppo a disagio nell'essere completamente nudo davanti alla macchina da presa, per cui gli è stato permesso di tenere frapposte due lampade per coprire parzialmente se stesso.

Esordio registico di Anthony Perkins.

Perkins suggerì originariamente che il film venisse girato in bianco e nero come un omaggio all'originale Hitchcockiano del 1960, ma alla Universal si opposero .

Dopo il completamento, la Universal sentì che il film aveva bisogno di un finale migliore, con un tocco in più, in modo che Perkins fu richiamato per rigirare la scena finale

Lo stuntman Kurt Paul impersonò la "Madre", ad eccezione di quando alla fine effettivamente vediamo Perkins vestito come "Madre"(era la seconda volta che Perkins si vestì come la madre dal film originale). Ecco perché non si arriva a vedere il viso della mamma sullo schermo - il "suo" volto è volutamente sempre oscurato o nascosto nelle ombre.

La Universal pianificò l'uscita del film per il 14 febbraio 1986.

L'abito indossato dalla Madre nel film è lo stesso utilizzato in “Psycho IV”.

In un'intervista con la American Movie Classics appena prima della sua morte, Anthony Perkins ha ammesso che non era all'altezza del compito di dirigere questo film, sentendo essere la sua conoscenza tecnica troppo limitata.

Nel numero 57 della rivista Fangoria, lo sceneggiatore Charles Edward Pogue ha rivelato la trama del suo script originale. In questa versione, era Duane ad essere l'assassino ed era intenzionalmente venuto al Bates Motel perché era ossessionato da Norman. Maureen era una psicologa nevrotica che era venuta al motel come sostituta del dottor Raymond dal film precedente - Pogue aveva avuto l'intenzione di lanciare l'originale vittima Janet Leigh nel ruolo. La Universal respinse queste idee, sostenendo che Bates doveva essere l'assassino e che la Leigh sarebbe stata sbagliata per il film. Tuttavia, le azioni di Maureen sono rimaste praticamente invariate, il suo personaggio è stato semplicemente cambiato in una giovane suora.

Nella scena di nudo inferiore di Diana Scarwid è stata utilizzata la “Body DoubleBrinke Stevens.

Proprio durante le riprese di questo film, a Perkins venne diagnosticata la sieropositività all''HIV, quando andò in una clinica per una visita medica di routine.

Perkins originariamente voleva usare una donna controfigura per la scena in cui Duane getta Red fuori dalla stanza del motel. Juliette Cummins convinse Perkins a non usare una controfigura e fece da sé quella scena.

Il cadavere di Patsy nel contenitore del ghiaccio, si trovava veramente nel ghiaccio. L'attrice Kathy Shea aveva la pelle oramai blu e non era per il make-up, ma era davvero per il freddo patito durante le riprese di questa scena.

La giornalista Tracy Venable doveva originariamente essere più giovane. Tuttavia, quando Roberta Maxwell è stata lanciata nel personaggio, il personaggio è diventato più vecchio.

Quando riprese la scena in cui Norman sta colpendo Duke con la chitarra, Anthony Perkins ha effettivamente colpito Jeff Fahey così duramente che gli aprì la testa con un taglio che dovette essere richiuso con sei punti.

La famosa battuta di apertura "Dio non esiste!" è stata improvvisata sul set dall'attrice Diana Scarwid.

L'attrice Juliette Cummins venne quasi licenziata da Perkins dopo aver fatto una battuta involontaria sulla sua omosessualità.

Il film della saga di "Psycho" dal più basso incasso al botteghino con 14'481'606 di $ in tutto il mondo.

L'attrice Katt Shea ha ottenuto la parte di Patsy, perchè era stata sentita per come ha letto le sue battute di fronte ad un gruppo in attesa fuori dai provini.

Quando il film è andato in pre- produzione, Perkins ha chiesto che il regista di "Psycho II" Richard Franklin co- dirigesse il film con lui, ma Franklin rifiutò.

Il produttore Hilton A. Green ha detto di questo film che è il suo preferito almeno di tutti i sequel. Seppur gli è rimasta la sensazione che ci sia ancora troppa violenza grafica e nudità.

La principale ispirazione di Perkins per lo stile da imprimere a questo film è nata dal film "Blood Simple -Sangue facile", diretto dai fratelli Coen. Prima che la produzione fosse iniziata egli ha anche preso l'intero cast e la troupe per la proiezione del suddetto film.

Nonostante questo sia stato il debutto alla regia di Perkins, il cast e la troupe hanno dichiarato che è davvero stato un piacere lavorare con lui per tutta la produzione.

Lo sceneggiatore Charles Edward Pogue sostiene che Perkins aveva così tante idee da scrivere per il film fuori dalla lavorazione che lo avrebbe spesso chiamato a tarda notte per raccontargliele.

Napoleone Wilson


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