martedì 4 dicembre 2012

The Dalì Dimension

8
2004, Joan Ubeda, Susi Marques, Eli Pons.

«Gli intellettuali e i letterati non possono darmi nulla. Gli scienziati mi danno tutto, perfino l'immortalità dell'anima».
Salvador Dalì (1904-1989)

"The Dalì Dimension" (2004), regia di Susi Marques, è un documentario (sito del film) tanto eccellente quanto raro. Ne ho cercato, invano, i sottotitoli in italiano per anni. La Marques in appena 53 minuti immerge lo spettatore nelle trame che legano strettamente l'eccentrico artista catalano con la scienza moderna e i suoi protagonisti. Dalla Relatività alla psicoanalisi, dalle geometrie non-euclidee alla genetica, dalla fisica nucleare alla meccanica quantistica fino ai sistemi complessi: queste discipline tanto hanno influito sull'opera del pittore e alimentato gli scambi intellettuali con illustri scienziati. James Watson gli chiese perfino di illustrare il suo celebre libro "La doppia elica". Dalì tenne libri di Hawking e Schroedinger sul comodino fino agli ultimi giorni di vita.

Per due anni di seguito, nel 2008 e nel 2009 venne presentato al Festival di Cannes e al MPTV della Croisette ( il Marchè ovvero il mercato degli acquisti una sorta di “appendice” a questo splendido documentario sopracitato, un altro dal titolo “Dalì:the 4th Dimension” diretto dal greco Paul Bessanos e incentrato maggiormente sui rapporti e le fascinazioni dell'artista spagnolo oltre che per le scienze rispetto alle parascienze, la parapsicologia, la radioestesia ecc., dimostrate nella famosa sequenza onirica e allucinogena realizzata da Dalì per la sequenza del sogno in “Io ti salverò” (1945) di Alfred Hitchcock.

Una curiosità che pochi conoscono dell'ipertrofica attività di Dalì in tutti i campi, compreso e con molta lungimiranza commerciale il design e l'arredamento, è che in campo cinematografico oltre alle famose collaborazioni con Luis Bunuel e Walt Disney, egli diresse già settantenne un film in prima persona, “Impressions of Upper Mongolia” (Impression de Haute Mongolia) (1976) . Un auto-omaggio veramente alla Dalì nel quale il poeta Raymond Roussel conferisce forma ad un allucinogeno “mockumentary”. Dalí descrive il background degli speciali effetti allucinogeni derivanti da enormi funghi coltivati in Mongolia e provando attentamente a recuperarne in una spedizione messa su da egli stesso. Questa ha fatto sì di creare colorate immagini ispirate agli effetti dell 'LSD, e convertendole in un fantastico viaggio narrativo,i l quale coinvolge tutti in un qualcosa di completamente inaspettato. Oltre questo, vi sono assai e sorprendenti immagini sovrapposte e giustapposte nella migliore tradizione di Dalì, alcune meditazioni dai celati messaggi, classicamente nascosti nei dipinti, un bel lavoro astratto che si trasforma nel volto di Hitler, e varie altre “porte della percezione” attraverso le quali Dalì stesso entra e ci fa entrare nella sua mente e nei suoi ricordi.
Beppe Coscienza
(curatore del Festival Cinema & Energia dell'Enel di Pisa)


8 commenti:

  1. dev'essere proprio una meraviglia... è almeno in inglese?

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  2. Mi piacerebbe vederlo. Peccato che avrei assoluto bisogno dell'italiano.

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  3. che domanda Napoleone... per capirci qualcosa no? o è un film muto?

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  4. WOW!
    Devo averlo assolutamente.
    mi va bene anche in inglese

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  5. Essì, se è un documentario necessito assolutamente dell'italiano per capirci qualcosa ;)

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  6. Io necessito dell'italiano anche con i film muti.. :)
    "Il gabinetto del dottor caligari" lo dovetti spegnere perché non ci capivo nulla.. hehe :D

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  7. Guarda, si capisce poco anche in italiano secondo me. :D

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