lunedì 24 dicembre 2012

Tutto tutto niente niente

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2012, Giulio Manfredonia.

Natale, bianco Natale. Pensate alle primizie che ci porta: una sfarinata di ipocrisia grattugiata su un vassoio addobbato di stelline e statuette in guisa di re Magi, un bella confezione infiocchettata di falsità a cubetti di cioccolato, e soprattutto la camaleontica e invidiabile capacità di mimetizzarsi oltre la rubiconda divisa da buono, grazie alla quale edulcorare le nostre marachelle ed evitare che i tanti misfatti dell'anno spicchino sul candore nevoso.

Ma festeggiare il bambino Gesù è anche sinonimo di tre virtù fondamentali, alle quali nessuno di noi potrebbe rinunciare: il panettone (e quindi le luculliane libagioni ad esso connesse), i cinepanettoni e qualche estemporanea ma sacrosanta riflessione a tempo perso sulla politica e sulla relativa disonestà tutta italiana. Se ai primi e ai secondi ci pensano rispettivamente i parenti e i multisala, la terza incombenza rientra piuttosto tra  gli uffici di Antonio Albanese, che pur non abbandonando l'imballaggio deluxe con tanto di nastro natalizio e paramento di retorica piallata e levigata, ci offre una commedia divertentissima e a suo modo intelligente. Il regista è Giulio Manfredonia, parente di Luigi Comencini e già collaboratore della figlia di quest'ultimo, l'intellettualistica ma competente Cristina, che dopo i successi di È già ieri (2004) e Qualunquemente (2011), recluta ancora il mattatore mezzo lecchese e mezzo palermitano per un'ulteriore satira di (mal)costume.


Tutto tutto niente niente è un film corale, che mette in scena le personalità di tre politici corrottissimi e interpretati sempre dallo stesso scoppiettante protagonista, che prima incarcerati per una pletora di reati tanto gravi da far incanutire un magistrato, vengono scagionati subito dopo da un ambiguo sottosegretario (Fabrizio Bentivoglio) e collocati, grazie alle “unzioni” di un viscido e mangione presidente del consiglio (Paolo Villaggio), sui crassi scranni del parlamento. La bella vita è assicurata, ma in cambio i nostri parvenus dovranno tenere un basso profilo e votare sempre come gli si dice. Da una parte Cetto la Qualunque, mafioso calabrese già da anni trasposto sugli schermi televisivi e cinematografici, che evita di “cantare” davanti ai giudici e che per questo motivo è lautamente ricompensato con escort e servizievoli doni di ogni genere e tipo; il baldanzoso Rodolfo Favaretto, secessionista filo-austriaco, che prepara la rivoluzione reclutando e armando un improvvisato esercito di immigrati; infine il tossicomane Frengo Stoppato, spacciatore latitante che per uno stratagemma organizzato dalla madre (Lunetta Savino), donna pia impegnata in opere di preghiera e mortificanti orazioni, sarà costretto a tornare in patria per ritrovarsi suo malgrado a Montecitorio.


Albanese è un attore geniale, un guitto debordante e satirico (nel senso etimologico che se ne dava nell'Ellade antica, ovvero satiro, creatura rustica e silvestre intrinsecamente connessa ai misteri dionisiaci e al culto della vita) che utilizza quasi la pellicola “politicamente impegnata” di Manfredonia come un chiassoso spettacolo di cabaret grottesco e caciarone. Dialoga con se stesso, si sdoppia e si triplica fino a declinarsi in una congerie di personalità folli ma complementari, che seguendo le alchimie del cinema riescono a rappresentare nel modo più belluino ma veritiero i volti altrettanto folli e complementari dei nostri deputati. Colpendo col guanto di velluto, trascinando lo spettatore nel vortice della sua sguaiata comicità, la star lanciata (paradossalmente) dalla Mediaset arrangia uno show a suo uso e consumo, per eclissare il mondo intero con il suo fisico debordante e simpatico, per primeggiare spavalda tra i tanti volti imbalsamati che per una volta non sono gli interpreti nostrani, né i loro sguardi da baccalà e i problemucci di dizione, bensì il popolino italiota: quella stessa plebaglia imborghesita (ma ormai neanche troppo) che tanto si lamenta della corruzione e dei maxi-stipendi dei parlamentari, ma che appena chiamata alle urne conferma puntualmente i numi della vecchia politica conservatrice. Per poi intabarrarsi nei cinema e ridere a crepapelle dinnanzi a questo e altri film sull'argomento, ignorando (forse) che proprio lo spettatore, più che la cattiva amministrazione, è il fulcro della pur eclatante critica istituzionale.

Marco Marchetti


12 commenti:

  1. tantissimi auguri a tutti gli amici di questo blog..ciao minatore...

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  2. grazie caro omonimo e collega... anche a te!

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  3. Mi ho innamorato vedendoti uscendoti tu della casa
    di te
    il che non vuol dire che dico troppo spesso parole un po' inutili
    però
    fra le tue braccia mi addormento uomo mi risveglio bambino stasera
    di te
    in questo mondo ti parole ognuno c'ha la sua
    io c'ho la mia
    TI AMO

    Ahahah Auguri Robbè !!!

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  4. Salve,
    augurandoti un buon Natale e un felice anno nuovo, ti invito a votare migliori film del 2012 sul mio blog. Nella pagina trovi anche il link per votare come "blogger cinematografico".

    Ovviamente, l'invito è esteso a tutti i blogger di cinema qui di passaggio che non sono ancora riuscito a contattare e a tutti i visitatori amanti del cinema!

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    1. ciao, nel sondaggio d'animazione c'è laputa.. perché?

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  5. Sta' FAVA. Il peggior natale della mia intera viita, semplicemente

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    1. vabbe' Napoleone, non sarà colpa di Albanese... ;)

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  6. Lo adoro profondamente ...Albanese è la persona più timida e modesta che abbia mai conosciuto, con un talento straordinario...Sono di parte....

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  7. ciao nella! non arrivo ad adorarlo ma mi piace parecchio. non sono ancora riuscito a vederlo però...

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  8. Ciao robydick...
    un saluto ed un sincero augurio di Buon Natale a te a a tutto il tuo splendido gruppo...

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  9. m'è piaciuto! ti lascia anche un po' sgomento, c'è un uso del grottesco esasperato, alcune scenografie sono stupefacenti, e non so perché ma in fondo si ride meno di quanto ci si aspetti. oddio, un po' lo so perché...

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