lunedì 3 dicembre 2012

La bella vita

4
1994, Paolo Virzì.

Primo film di Paolo Virzì, vinse 2 Nastri d'Argento (miglior attrice a Sabrina Ferilli e miglior regista esordiente) e il Premio speciale Ciak d'oro a Venezia. Dopo quasi vent'anni ed alla luce di quanto fatto in seguito dal bravo regista livornese, oggi appare come una dichiarazione d'intenti: fare cinema mostrando gente di ogni classe e censo, nelle piccole cose e negli eventi sociali, mai dimenticando che la vita è dramma e commedia. Fatti recenti che riguardano Taranto rendono poi quanto mai attuale questo film, per certi aspetti.
Bruno (Claudio Bigagli) è operaio all'ILVA di Piombino, figlio di un ex operaio della stessa. Sposa Mirella (Sabrina Ferilli), e tutto procede bene per un po', tranne per un piccolo dettaglio: non riescono ad avere figli. In fondo hanno una loro "bella vita", la casa di proprietà, lavori a posto fisso sicuri, amici... sembra non mancare niente. E' il periodo del boom delle tv private, dove spesso ci puoi vedere parenti e conoscenti partecipare alle trasmissioni. Gerry (Massimo Ghini), noto conduttore di una di queste, conoscerà Mirella e riuscirà a conquistarla, proprio nel periodo che partirà la crisi dello stabilimento, con scioperi, licenziamenti, e tra i licenziati uno è Bruno. Mentre Bruno cerca alternative professionali, Mirella ne trova di sentimentali e comincia ad immagine un altro tipo di "bella vita"... finale romanzesco.

Quella capacità che stimo in Paolo Virzì, di proporre assieme momenti anche molto drammatici con altri di commedia - caratteristica "storica" del grande cinema italiano - emerge in tanti piccoli episodi che lui riesce a cucire su una trama in fondo molto semplice e mi concedo qualche spoiler.
Sul dramma dei licenziamenti si sovrappone un gruppo familiare e di amici che guarda alla televisione se compare o meno la sua faccia nel servizio al telegiornale e su quello si concentra: "mi si vede in tv?"; anche se per un attimo, ha un sapore grottesco.
Esilarante, ancora grottesca, l'idea di costruire uno stabilimento balneare, come alternativa di lavoro, in prossimità dell'acciaieria.
Semplice e duramente efficace l'affermazione del padre di Bruno, che dopo aver ceduto alle insistenze del figlio per ipotecare la casa conclude, prima di schiacciare il suo pisolino pomeridiano, dicendo che quasi non vede l'ora di morire per smettere di sentire la puzza di quella orrenda fabbrica di puzza, e proprio non si può fare a meno di pensare a Taranto, che grazie all'ILVA - meglio, grazie a quei topi di fogna che l'hanno gestita come peggio non si poteva - è tra le città del mondo più inquinate e insalubri.
La punta del dramma è il suicidio di un operaio che non riuscirà più a riciclarsi. Qua bisognerebbe parlare di cosa vuol dire il lavoro nella vita di un uomo, del fatto che una volta dire "sono un operaio" era motivo d'orgoglio...

Senza farla troppo lunga, è un film bello, piacevole da vedere, con Massimo Ghini che fa un'interpretazione centrata ma soprattutto ottimi sono Claudio Bigagli Sabrina Ferilli, quest'ultima da me sempre sottovalutata. Ai tempi era ancora molto "nature" e devo proprio dire che sfoggia doti fisiche che non lasciano indifferenti pur senza concedere troppo a noi voyeur, ma senza scadere troppo bisogna riconoscerle il ruolo più complesso di questo film, portato a termine con professionalità e credibilità. Giustamente la bella locandina originale è dedicata proprio a lei, in una posa sexy molto a là ciociara forse non proprio in tema, certamente intrigante da vedere.
Robydick



























4 commenti:

  1. aaaah bellissimo, mi è piaciuto un sacco questo film, lo vidi prima in televisione, poi me lo feci e lo rividi un altra volta, bravissima la ferilli :)

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  2. in che senso "me lo feci" Arwen, te lo sei rifatto te questo film? ahah! scherzo... ciao :)

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  3. aaaaaaaah aspetta, non in quel senso hahaha scusa e che su internet non si può dire che te lo sei preso sul mulo hahaha

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  4. ecco, brava... adesso l'hai detto e siamo a posto ;)

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