mercoledì 12 dicembre 2012

Supēsu Batorushippu Yamato - Space Battleship Yamato

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2010, Takashi Yamazaki.

Qualche info e un po' di trama (tagliata) da wiki: "... è l'adattamento ci nematografico live action giapponese dell'originale anime del 1974 Star Blazers ideato da Leiji Matsumoto. È stato distribuito in Giappone in DVD e Blu Ray il 24 giugno 2011.

Siamo nell'anno 2199, dopo più di cinque anni di attacchi senza soluzione di continuità da parte d'una misteriosa razza aliena conosciuta solo col nome di Gamilas, la "Forza Difesa Terra" decide di lanciare una controffensiva nei pressi del pianeta Marte, cercando di prendere alla sprovvista gli extraterrestri. La forza terrestre viene però irrimediabilmente decimata dalle potentissime armi nemiche. La flotta è facilmente sbaragliata, ma prima della completa disfatta il capitano Mamoru Kodai usa la sua nave Yukikaze oramai in avaria contro le astronavi degli spaziali frapponendosi come "scudo umano" ... Sulla Terra nel frattempo il fratello di Mamoru, Susumi, attende fiducioso il ritorno del congiunto ... Okita crede fermamente che l'unica speranza per l'umanità si trovi ormai solamente sul pianeta Iskandar, un lontanissimo pianeta governato da una regina benevola che ha offerto provvidenziale aiuto ai poveri umani: si appresta una missione di volontari per dirigersi in direzione del pianeta amico... Susume e pochissimi altri riescono a far ritorno, inseguiti fino all'ultimo a loro insaputa da Deslok, l'imperatore dei Gamilonesi che cerca di annientarli; l'ultima battaglia s'approssima...
"

Ammetto di non essere "nel mio ambiente" e wiki m'ha facilitato il compito, ma questo non m'impedisce di vedere ed apprezzare un film come questo. Non siamo di fronte ad un capolavoro di originalità, la trama ha aspetti e causalità collaudate - oggi almeno, meno forse nel 1974 quando uscì l'anime originale -, eppure l'ho guardato con piacere.

Il motivo principale, complice la mia età, risiede nei personaggi. Molto "cartoonistici" m'han ricordato i primi cartoni a colori dei robot giapponesi che approdarono alla tv italiana. Quegli atteggiamenti platealmente fieri, richiamanti alti valori come onore, gloria, coraggio, spirito di gruppo; l'eroe modesto prima e decisionista poi, maltrattato prima e sugli altari poi, con ovviamente una bellissima ragazza, anche lei lo odia prima e lo ama poi. E' tutto un trasformare le sofferenze in gioia, la codardia in eroismo, il basso profilo in protagonismo. C'è una volontà formatrice in questo, unita a voler far sognare lo spettatore, a fargli pensare che tutti possiamo essere protagonisti di una grande avventura nella vita.

Detto questo, che già penso debba far venire l'acquolina (almeno ai più attempati), occorre poi sottolineare l'eccellente qualità del prodotto, tale appunto da far pensare ancora ad un cartone. Colori nitidi, immagini perfette, cura di ogni particolare negli elaborati e futuristici interni. Il fatto che l'arma più potente della nave venga azionata da un fucile stile videogame fa sorridere ma "umanizza" un contesto che, nonostante tutto e come detto prima, sottolinea maggiormente i valori umani di quelli tecnologici.

Interessante, considerato l'anno di uscita dell'anime quindi il 1974, l'esplicito richiamo (nel titolo e durante il film) alla nave da guerra Yamato, mi stupisce che wiki nella pagina del film non ne faccia menzione.
"La Yamato (大和), fu una nave da battaglia della Marina Imperiale Giapponese. Insieme alla pariclasse Musashi fu la più grande nave da battaglia mai costruita, con un dislocamento di 72.810 tonnellate ed armamento principale costituito da 9 cannoni da 457 mm.". Si tratta quindi di un colosso impressionante e la stessa forma della nave spaziale lo richiama. Leggiamo le righe di come finì la storia di questa nave:
"L'ultima missione della Yamato fu l'Operazione Ten-Go (l'ultima sortita della Marina Imperiale Giapponese), organizzata in seguito all'invasione di Okinawa (1 aprile 1945). La flotta al comando del viceammiraglio Seiichi Itō, che comprendeva oltre alla Yamato, ai comandi del viceammiraglio Yokuyama, un incrociatore leggero ed otto cacciatorpediniere, fu mandata ad attaccare la flotta americana che appoggiava lo sbarco nella parte occidentale dell'isola. Lo scopo era quello di allontanare da Okinawa le portaerei per favorire l'attacco dei kamikaze contro la flotta di invasione (circa 1.500 navi) che appoggiava lo sbarco. Se fosse riuscita a raggiungere Okinawa, la Yamato sarebbe dovuta andare ad arenarsi tra Hagushi e Yontan per combattere sino all'ultimo come batteria costiera, in appoggio ai difensori dell'isola. 
Poiché fin dall'inizio questa era stata intesa come una missione suicida, la Yamato fu rifornita del carburante sufficiente per il solo viaggio di andata verso Okinawa; comunque gli addetti al deposito di carburante di Tokiuyama, coraggiosamente, ignorarono gli ordini e fornirono molto più carburante alla squadra. La Yamato e la sua scorta lasciarono il porto di Tokuyama il pomeriggio del 6 aprile 1945. La mattina del 7 aprile la squadra fu avvistata all'uscita del Mare Interno del Giappone da due sottomarini USA e da un ricognitore della portaerei Essex.
Verso mezzogiorno, una forza di quasi 400 aerei americani della Task Force 58, in ondate successive, attaccò le unità giapponesi. Alle 12:41 la Yamato fu colpita dalle prime due bombe. Fu colpita complessivamente da almeno 13 siluri - agli aerosiluranti era stato ordinato di colpire la nave da un solo lato, in modo da causarne il capovolgimento - e 10 bombe prima che, verso le 14:20 esplodesse il deposito munizioni N.1. La nave si inclinò sul fianco sinistro ed affondò, quando mancavano circa 370 miglia a Okinawa. L'inabissamento fu rapido anche a causa del distacco quasi contemporaneo delle tre torri principali, scardinate dal ponte dal loro stesso enorme peso. Nell'affondamento persero la vita circa 2.375 uomini e ci furono 269 sopravvissuti. Delle navi della sua scorta, quattro furono affondate e cinque gravemente danneggiate e costrette a rientrare in Giappone. Le perdite americane furono 10 aerei e 12 piloti. Il relitto giace a circa 300 metri di profondità ed è stato esplorato nel 1985 e nel 1999."

E' quindi una vicenda che il Giappone ricorda bene. Anche nel film la Yamato dello Spazio parte per una missione suicida, quanto mai appropriato quindi il paragone. Stimo molto il fatto stesso di aver dedicato ad essa un anime e quindi un film. Anche se il popolo giapponese cerca di rimuovere gli orrendi ricordi di quel che fu la seconda guerra mondiale, non per questo dimentica chi perse la vita per essa. La memoria, pure di vicende come questa, è sempre un insegnamento. Onore a loro quindi.
Robydick




























2 commenti:

  1. Bei tempi. Che non ritorneranno più. Mai.

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  2. vero che è un tuffo nel passato? ho comunque sentito da appassionati del genere sci-fi nippo che è un film che mette d'accordo tutte le generazioni.

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