lunedì 10 dicembre 2012

Morando's Music

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2012, Luigi M. Faccini, Morando Morandini.

Dal sito ufficiale, a parlare è lo stesso Faccini:
"Chi avrà dormito in questa bella stanza, in cui una mano femminile ha lasciato segni indelebili? Non siate impazienti. Presto farete conoscenza con un uomo speciale, al quale in molti vogliamo bene... Ed eccolo qua il nostro uomo, alle prese con il ticchettio quotidiano della sua Everest di annata e il fumo delle sue infinite sigarette, Morando Morandini, il critico che fa inviperire chi flirta senza talento con il mercato e che strappa all'anonimato gli esordienti, i filmaker e i fuori strada di ogni sorta. E che fa Morando questa mattina? Si specchia nel disagio esistenziale di un Re del Cinema: Buster Keaton. Per un articolo? Per un libro? Per decifrare il segreto della solenne malinconia di chi fu perfino più grande di Charlie Chaplin?
E' addirittura dal 1969, 43 anni fa, che ci scriviamo con Morando. In una delle mie ultime lettere gli annunciavo la conclusione del film su Rudolf Jacobs, il capitano tedesco passato alla Resistenza italiana nel 1944: una scelta che lo aveva indotto a scrivermi una lettera di dolorosa riflessione autobiografica..."

Non ho resistito alla tentazione di scrivere a caldo questa recensione, o meglio sarebbe definirla "segnalazione", di un breve documentario (poco più di 40') su un importante personaggio della cultura italiana, che ogni persona interessata di cinema Deve conoscere. Mi rivolgo a chi guarda i film come spettatore attento, portato ad andare oltre la "semplice" visione, per non parlare di chi come me ci scrive sopra qualcosa. Non mi spertico in elogi, Morando non l'apprezzerebbe. Parliamo di un uomo concreto e passionale, si autodefinisce razionale-emotivo, due aggettivi che lo rendono molto "milanese" e non solo per nascita.
Abbiamo una cosa in comune io e Morando, anche se su piani molto diversi per durata e intensità: siamo entrambi amici di Faccini. Proprio grazie a questa amicizia qualche mese fa incontrai Morando a casa sua, andai a consegnargli del materiale per il suo famoso Dizionario dei film. Un incontro breve, ma bastò per poter osservare da vicino il suo regno, calpestare ed annusare quello studio pieno di carte e libri, la macchina da scrivere, posacenere mai vuoti, trasudante lavoro e ricordi. Pochi minuti a parlare di un regista, Aldo Lado. Pochi minuti di pregio, eravamo solo io e lui, nessuna intermediazione. Quello studio è il set di questo film.

La brevità non impedisce che tutti punti salienti della vita di Morandini vengano toccati. La sua educazione priva dei lacci cattolici senza per questo essere anti-religiosa è cosa non comune per i nati nel 1924 in Italia. Le quattro donne che sono state fondamentali e fonte delle sue più grandi felicità: la madre, la moglie e le due figlie. Fonte anche di grandi sofferenze, come sempre lo sono i grandi affetti. La madre morì giovane, lui appena diciottenne. La moglie, forza trainante e ispiratrice, fattiva collaboratrice del Dizionario, è morta nel 2003. Durissima prova fu il coinvolgimento del figlio, Paolo Morandini, nell'azione della "Brigata 28 Marzo", quella che per mano di Marco Barbone uccise il giornalista del Corriere della Sera Walter Tobagi a Milano, il 28 maggio 1980. La rievocazione di questo evento, insieme alle sue spiegazioni, è particolarmente toccante. Sofferta anche la narrazione dell'adesione alla Repubblica di Salò dopo l'8 settembre 1943... Si copre una bella porzione di storia contemporanea, in un modo che m'è sempre piaciuto, seguendo il percorso di una vicenda umana che l'ha trascorsa.

Il Re dei recensori di cinema è nudo? Non esageriamo. Un suo "scivolone" deontologico ci ha regalato questa testimonianza. "Un critico non dovrebbe mai essere amico dei registi che giudica". L'ha detta Morando? Può darsi, non ricordo bene. Grazie all'amicizia d'eccezione - in tutti i sensi - di Faccini, il solo che poteva girare questo film in tal modo, ne apprezziamo l'Uomo che non conta semplicemente "uno", un esempio per la cultura, l'understatement milanese scevro da spocchia ma deciso, operoso, consapevole dei suoi mezzi. E dei limiti... pare d'intravedere una lacrima quando parla della moglie. Forse era nei miei occhi. La macchina ogni tanto lo riprende di nascosto, da dietro una libreria come vi fosse immerso; altre, impietosa, conta le rughe del viso quasi fossero gli anelli di una quercia, ci fa sentire il respiro di un uomo che lotta con un dolore ancora irrisolto. Le dita pestano una macchina da scrivere che è qualcosa di più di un mezzo tecnico. Quel battere i tasti è la sua Musica. Ogni uomo ha una musica interna, che esprime all'esterno. Oliver Sachs descrisse magnificamente questo fenomeno in "Su una gamba sola". Quando si esprime apertamente, ognuno di noi innesca quel ritmo. Per coglierlo, un regista deve essere in grande empatia col soggetto, ingrediente che qua non difetta.

Sono felice di festeggiare il mio compleanno con questa segnalazione. Tempo fa per gioco ho iniziato questo "hobby" delle recensioni, solo per ricordarmi che film guardavo e condividere pareri con altri, confrontarmi. Poi le cose sono un po' cresciute, ma non sono mai uscito dal livello del diletto. Oggi mi onoro di parlare del Maestro della categoria. Si può essere o meno d'accordo con lui a seconda dei casi specifici, ma sulla professionalità e serietà nessuno si può permettere di discutere.
Gli auguro lunga vita. Le citazioni nella toponomastica possono attendere...
Robydick


10 commenti:

  1. Ciao Roby, scusa se non ho lasciato il commento qui, ci avevo pensato di farlo ma temevo non lo vedessi perché non essendoci commenti tuoi non avrei potuto risponderti, in verità non ce ne sono affatto e mi sembra anche strano considerando la valenza del post, forse gli utenti del blog sono rimasti spiazzati dalla diversità dell'argomento non essendo questa una recensione. Ecco il mio commento:

    Beh, in effetti lo hai descritto in modo così analitico/introspettivo a tal punto da rendermelo "quasi umano". Ci sono però 2 punti che non mi tornano, lo hai definito razionale ed emotivo al tempo stesso. Due aggettivi che quasi sempre fanno a cazzotti tra loro. E poi lo ha definito, mi pare di aver capito, cattolico credente ma non bigotto "rimarchevole per uno nato nel 24" (e quoto), allora a quanto pare sono stati quelli che hanno scritto dopo di lui ad essere intrisi di una certa "democristianità" che trasuda in modo neanche tanto velato da svariate recensioni che ho letto.

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  2. intanto sei una persona di grande cortesia per aver accettato di scrivere di qua. ogni singolo carattere scritto nei commenti, ovunque nel blog, viene segnalato alla redazione, quindi tranquillo che non perde nulla. perché nessun commento qui? non lo so, il web è ancora un mistero per me, ci sono molti fattori che concorrono, non solo la qualità del pezzo scritto o del film trattato. ti basti sapere che la rece più letta di Napoleone è quella su un pornaccio, e questo con tutte le cose mirabilanti che ha scritto, quindi... ho detto tutto! come diceva Peppino...

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    1. Ah immagino già quale, Bunga Bunga 3D forse? Ok non so se è quello ma ho flashato non poco a trovarlo sempre in primo piano nel blog ultimamente sto filmazzo, ho letto spesso che esistono porno d'autore ma non sono mai riuscito a comprendere quali fossero e se mai davvero esistessero.

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    2. immagini bene, ma quello non è d'autore, è solo di moda per via della Macrì... ci sono ci sono, ma non parliamone qua sotto Morando ;)

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  3. ma sai, è lo stesso Morando a definirsi razionale-emotivo, è un riportato testuale di sue parole, dovremmo chiederlo a lui.
    l'uso dell'ossimoro tradisce un certo giovanilismo, non trovi? nel contesto del film comprendi che è semplicemente un uomo che fa della ragionevolezza un impegno, ma poi ha fondamentalmente un caratteraccio (che ho sperimentato, ma rispetto la privacy...) con slanci emotivi forti. si percepisce la cosa incontrandolo, garantisco.

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    1. Si beh in effetti io con gli ossimori non sono mai andato tanto d'accordo, hai presente "bomba intelligente", "felicemente sposato" o anche, perché no "dilettante esperto"? Ecco, hanno sempre creato in me una certa confusione però non metto in dubbio che in quel caso (razionale-emotivo) sia statousato con una certa cognizione di causa.

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    2. a parte quello sul dilettante, gli altri più che ossimori sono balle colossali, ahah! e anche qua siamo irriverenti, perché Morando venerava la moglie, compagna di lavoro oltre che madre dei figli

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  4. quella nota sul suo essere particolare tra i nati in quel periodo è una mia osservazione, e la ribadisco. guarda che la democristianità è un male italiano che colpisce ovunque ad ampio spettro.
    non mi piace che spesso lui ed altri vengano definiti "parrucconi". Morando è uno che lavora, e passami il termine, si fa il mazzo tuttora ad ottantanni suonati con una costanza impressionante e qualità culturale. quindi rispetto anzitutto, non so se sei d'accordo. poi chiaro, ognuno ha i suoi gusti e impossibile trovarsi d'accordo sempre, ma con quale critico lo saresti sempre? pure io e Napoleone spesso discordiamo, e non poco eh! ma la passione ci accomuna e ci accomuna anche a Morando, questo è ciò che conta.

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    1. Ti spiego il motivo per il quale ho usato quel termine "democristianità" riferito al morandini. E' tutto nato dalla rece che lessi di "La Mala Educacion", cito testualmente

      "Più melodramma di così si muore sebbene Almodóvar lo definisca un noir. Non gli bastano un protagonista come Juan con doppia identità e quadrupla personalità e un racconto a scatole cinesi con un flashback dentro l'altro: lo complica con il film nel film in un giuoco di specchi".

      Ecco, forse avrò esagerato io, forse mi sarò lasciato trasportare dal fatto che mi sono innamorato di questo film proprio per la sua struttura, fatto sta che io prima vidi il film e poi lessi la recensione e ci rimasi così di merda che proprio non hai idea, ci ero andato a cuor leggero convinto che avrei letto quello che speravo (ci credevo davvero in una recensione positiva) invece mi sono ritrovato tra le mani 4 righe che sembravano buttate li per caso da una persona che aveva visto il film solo una volta e quasi in maniera se non distratta, assai distaccata. Dicasi lo stesso per Lo sguardo dell'altro, cito ancora testualmente "Aranda, in ansia da prestazione, inanella un ovvietà dopo l'altra..." ma perché??? Cos'avrebbe di ovvio quel film? E'un ritratto di donna tormentata,spigolosa "malata dell'anima" come lei stessa si definisce nel film, è semplice, intenso, scorrevole, assolutamente non banale, dove sarebbero queste ovvietà??? Ripeto, massimo rispetto per la persona, io non sono nessuno per giudicare né uno come Morandini, né un film, magari se mi piace mi lascio trasportare fino a non coglierne i limiti ma in questi casi francamente (e non solo questi 2, avrei altri esempi da fare), mi sembra che ci sia stato particolare accanimento, non so, forse per via dei contenuti sessuali? Ma io quelli,sia nell'uno che nell'altro, neanche li avevo notati, per esempio, ne Lo sguardo dell'altro, il sesso non è neppure mostrato, è un film fortemente evocativo per un motivo in particolare,almeno a mio avviso: IL POTERE DELLA PAROLA, DELLA SUGGESTIONE.Perché definirlo "un film sulle nudità della Morante"? Ma di certo tu potrai recensirlo come merita. Comunque non ci sarà nulla di male se me lo distruggerai, io spesso, da appassionato di auto, sono stato addirittura bannato molteplici volte da svariati blog di auto per le mie diciamo così "accanite/colorite" discussioni in materia di auto quindi capisco bene che anche in ambito cinematografico così come in quello musicale possa accadere lo stesso :D

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  5. nel dizionario spesso sono semplici schede più che recensioni, è raro leggerne di lunghe. quando scrivi poche righe sottolinei l'aspetto che ritieni dominante. La mala educacion è evidente che non gli è piaciuto, a me invece sì. Lo sguardo dell'altro è un film particolare, non al livello di quello di Almodovar ma non male, tra l'altro mi sono ricordato poi che lo avevo visto tempo fa e me lo sono rivisto intero. poi ne parleremo...

    riconosciamo comunque che sempre nelle recensioni, perlomeno sul fronte "giudizio del film", la soggettività la fa da padrone. penso che una buona rece dimostra di essere tale quando è perlomeno argomentata, in questo modo se anche non rispecchia il tuo parere fornisce spunti di riflessione

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