martedì 18 dicembre 2012

Marquis de Sade's Justine - Justine, ovvero le disavventure della virtù

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1968, Jesús Franco (as Jess Franco).

Una bella porzione di trama da wiki:
Chiuso in carcere, il Marchese De Sade trascorre le giornate tra deliranti visioni che gli ispirano il manoscritto del romanzo dedicato alle avventure di Justine e Juliette, due giovani sorelle che vivono nella Francia del XVIII secolo.
Rimaste improvvisamente orfane, Justine e Juliette sono costrette ad abbandonare il collegio per procurarsi da vivere. Le loro strade a questo punto si dividono: la bionda e viziosa Juliette va a lavorare nel bordello di Madame de Buisson, a Parigi, e di lì fa fortuna passando di delitto in delitto, uccidendo senza esitare chiunque si ponga sulla sua strada, per diventare infine la mantenuta di un Conte. La mora e virtuosa Justine invece si stabilisce a casa di Monsieur de Harpin, lavorando come sguattera, ma quando rifiuta le avances di Monsieur Desroches viene accusata ingiustamente di furto, mandata in prigione e condannata a morte.
Evasa in modo avventuroso al seguito della Dubois, la più celebre delinquente di Francia, Justine deve difendersi dalla foia degli accoliti della donna che l'ha salvata. Finché, durante una fuga, ha la fortuna di imbattersi nel romantico pittore Raymond, che la ospita nella sua casa.
Ricercata dalle guardie, Justine deve abbandonare il nido d'amore e nascondersi nel palazzo del marchese di Bressac, dove lavora come cameriera personale della marchesa. Il marchese, omosessuale, uccide la moglie e si libera della cameriera, che aveva messo a parte dei suoi progetti criminali, non prima però di averle impresso a fuoco sul petto la lettera "M", che al tempo costituiva il marchio dell'infamia. A Justine non resta che cercare ricovero in un convento, dove è accolta molto affettuosamente da fratello Antonello e dai confratelli. I frati tuttavia si rivelano ben presto un manipolo di sadici e iniziano a sottoporla a torture, come fanno da tempo alle altre giovani ospiti del convento. Approfittando di un incendio, Justine riesce anche questa volta a fuggire...

La lettura del romanzo Justine di De Sade, a suo tempo, fu per me sconvolgente. Avevo grandi aspettative verso questo film, considerata la fama del regista e nonostante l'anno di produzione. Purtroppo devo dire che la delusione è stata abbastanza forte. Senza per questo non riconoscere alcune belle qualità del film, la distanza tra esso ed il romanzo in termini di violenza gratuita, cattiveria, esercizio del potere, delirio di alcuni esseri, è una distanza ENORME.

Pellicola di culto, status che non gli voglio nemmeno negare, lo è soprattutto per la giovanissima Romina Power poi Carrisi anzichenò ma chissenestracatafotte mò cos'è, che nei panni di Justine mostra un po' di sue "virginali" grazie da diciasettenne che non sono poi chissà che roba, ma insomma, il lolitismo attizza sempre e considerato poi il suo futuro destino, oggi questo film rappresenta un pezzo forte. Ai tempi fu carne a basso costo. Maria Rohm nei panni della sorella Juliette era immensamente più brava e pure molto più arrapante da ammirare.

Pregio primario del film è sottolineare l'estremismo materialista che pervade il romanzo. E' un discorso che ora però non voglio riaffrontare per intero, l'ho fatto (in parte) in occasione del Capolavoro di Pier Paolo Pasolini, "Salò o le 120 giornate di Sodoma" (1975), quello che secondo me è il solo film al mondo di tutti i tempi ad aver davvero espresso quanto De Sade ci ha raccontato, e spiegato. Sintetizzando in breve: la virtù è perdente, al mondo solo la malvagità vince e il teorema vuole che i malvagi sono necessari ai virtuosi. C'è persino un momento in cui Justine dice al suo carnefice che, se ha ben compreso, allora lo deve ringraziare... contiene tutto, molto in sintesi.


Pochi possono sostenerne la visione, parlo del citato film di PPP; una discesa con tutto il corpo e la mente nell'inferno dell'umano. Questo invece non dico che possiamo vederlo in prime time, ma poco ci manca, ha anche una bella "confezione", girato con bella fotografia e ricchezza di costumi... Peccato che nulla o quasi viene mostrato delle torture e violenze che solo De Sade poteva raccontare in quel modo e nessuno mai dopo di lui ne è stato capace. Quel che è peggio, è che per edulcorare vengono omesse alcune delle perle migliori del romanzo mentre altre vengono alterate (e ho visto la versione uncut!). Il peccato più grave viene commesso nei confronti del terribile convento sconsacrato dove 4 ripugnanti monaci custodivano un harem di donne-schiave alle quali facevano patire ogni sofferenza e lordura possibile, mentre qua diventa (pur con un formidabile Jack Palance come vate) una specie di setta. Nel libro quanto avviene nel convento è al chiuso, nel fondo di un percorso buio e labirintico, qua invece quasi tutto è in esterni. Bello, dal sapore templare, ma esterno. Visto il titolo originale del film, dico che è troppo parziale, limitante, infedele al testo quello che viene (non) mostrato. Evito ulteriori dettagli per evitare spoiler.

Troppi interessi, troppi paesi con le loro morali cattoliche e/o protestanti alle spalle, troppa gente deve aver rotto i cabasisi a Jess Franco in questo film. Non ho tempo ora d'indagare, ma sono convinto che avrebbe voluto fare di più. Magari con un cast meno stellare - ci sono anche Klaus Kinski che fa De Sade rinchiuso alla Bastiglia, Akim Tamiroff, Sylva Koscina sempre sia lodata, Rosalba Neri alta fata da ricordare - e più carne da macello per b-movie, ma avrebbe fatto di più. Io però di più, in quanto estimatore del romanzo originale, su questo film proprio non posso dire.

Nonostante tutto, una visione che consiglio, sicuramente ai cultori di genere.
Robydick



























6 commenti:

  1. Penso proprio che lo guarderò, non prima di aver letto il libro del Divino Marchese.

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  2. Giova', puoi anche guardarlo prima, tanto...

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  3. Eh sì, l'hanno un po' edulcorato. :D

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  4. bel blog...vieni su nonsoloci.blogspot.it....e intanto ti aggiungo ai preferiti

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  5. ciao Enrico, cortesia ricambiata

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