venerdì 14 ottobre 2011

Opera

7
1987, Dario Argento.

Io non sono come mia madre! Io sono diversa da lei!
(Betty ad Alan, appena catturato dalla polizia)

“L'idea mi è venuta pensando a quegli spettatori che assistendo ai miei film chiudono gli occhi proprio nelle scene degli omicidi, quelle dove mi impegno di più. Allora ho pensato scherzosamente che al cinema avrebbero dovuto distribuire agli spettatori dei nastrini adesivi pieni di aghetti da applicare sotto gli occhi in modo da non farli chiudere nelle sequenze degli omicidi, in caso contrario la pena era una dolorosa puntura! Il sistema degli aghi era nato come una battuta, poi ho deciso di inserirlo nel film [“Opera”].”
Conversazione con Dario Argento dal libro Tagli il cinema di Dario Argento a cura di Domenico Monetti e Luca Pallanch Quaderni del CSC Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia Fondazione Pesaro Nuovo Cinema Onlus

I corvi scritturati per il mio film “Opera” […] sono stati bravissimi. Non soltanto si sono dimostrati “gli attori” migliori del cast (nota: ma bravo, quando invece la Marsillach è stata la migliore, più brava attrice protagonista che abbia mai avuto, a parte certo Mimsy Farmer in “4 Mosche di velluto grigio”) ma a un certo punto hanno anche organizzato un ammutinamento contro il regista e il sottoscritto si è ritrovato ferito alla bocca e “beccato” in più parti del corpo. Però avevano ragione loro: avevo chiesto troppo alle loro forze sia pure nel rispetto degli animali, da me sempre dimostrato sui miei set con vermi, mosche, topi, lumache, ragni africani etc. Così i corvi si sono ribellati: certo qualche corvo imperiale, nell'alto dei cieli, doveva aver raccontato loro la trama e le vendette degli “Uccelli” di Hitchcock! […] Cristina Marsillach, spagnola di nascita, vista nello spot pubblicitario firmato Martin Scorsese per un noto stilista, è Betty, cantante d'opera nella finzione, ingaggiata per interpretare Lady Macbeth dopo l'incidente occorso al soprano scritturato in un primo tempo. Al suo fianco appaiono e scompaiono, senza precisare chi si ritroverà cadavere e chi no, Ian Charleson, Urbano Barberini, Daria Nicolodi, Antonella Vitale (nota: al tempo era in tutti i suoi film... “Attrice” patatona come poche) e tanti altri. Posso dire, tanto per generare un po' di curiosità, che l'attrice Coralina Cataldi Tassoni farà una brutta fine nella parte della costumista d'opera. […] l'opera di Verdi gode fama “iettatoria” e, scherzi a parte, [...] mi bastava pensare alla musica della profezia delle streghe per il futuro re di Scozia per immaginare fatti e misfatti. Ho mescolato in un cocktail certamente inedito le note di Verdi e la musica ossessiva appositamente composta per il film da Brian Eno. Mick Jagger esegue il motivo del finale -sorpresa (!?). A cantare per finta è, invece, Cristina Marsillach. […] Ho girato al Teatro Regio di Parma, ma il film non ha ambientazioni precise. Tutto avviene in un imprecisato teatro, in una non identificata città. Si riconosceranno, però, le viuzze del centro storico e della Roma papale e di altri antichi “cuori” urbani, pieni di ombre e di segreti. Sono molto soddisfatto della veste tecnica del mio film: la fotografia di Ronald [Ronnie] Charles Taylor, premio oscar per “Gandhi”, è davvero splendida, senza dominanti di colore, ma con una atmosfera dura, cattiva, tagliente nella luce, nei chiaroscuri. Abbondano gli effetti speciali firmati da molte persone, tutte di prim'ordine. “Opera”, infatti, è un thriller più tecnologico che psicologico e, come sempre, rintanato nella più asettica e impersonale camera d'albergo ho inventato il soggetto ricordando alcune confidenze che mi aveva fatto Cecilia Gasdia, rammentando uno dei film che ho più amato e cioè “Il Fantasma dell'Opera”, immaginando la “valle dei corvi” del “mio” Macbeth e rivedendo in videocassetta “Gli Uccelli” e il film di Hitchcock che prediligo da sempre, “Psycho”. Isolato dal mondo, chiedendo una nuova camera d'albergo quando la prima e la seconda mi erano diventate ormai troppo familiari, mi sono convinto che l'opera lirica si sposa bene con l'eccesso e, quindi, con il mio cinema, con i miei fantasmi.”
Dario Argento, in Giovanna Grassi, Brividi d'Argento a natale, <<Corriere della Sera>>, 8 dicembre 1987.

Argento porta in questo film in primo piano come mai, il design delle scenografie, le sue eleganti e stilizzate visioni. Argento ha costruito tutta la sua carriera sull'abilità di saper inventare e costruire bizzarre e stilizzate visioni di cinema dell'orrore come pochi altri. I suoi film per lo stile, come quasi tutti quelli di Cronenberg e Lynch, hanno un tale tremendo fascino visivo che i loro film, in pochi minuti o anche un solo fotogramma evidenziano chi ne sia il regista. Il suo uso di set dal nitido e immacolato bianco splendore, da “Tenebre” in poi, immacolati, come dell'illuminazione e della desolazione architettonica prima di tutto, di case sperdute e isolate, ha contribuito a creare un'atmosfera da incubo che è così, ovviamente, a là "Argento". 
 
Opera”, che è venuto alla fine del suo cinema degli "anni migliori", è anche il suo film forse più elegante e visivamente unico. Volando letteralmente sopra il pubblico in una platea, a rotta di collo come un corvo, Argento ha realizzato un film horror – compendio, con molte delle tecniche che lo hanno reso così popolare all'interno del genere del cinema thriller-horror, ma ha anche superato se stesso gettando tutto il suo know-how visivo maturato in un'intera carriera, in ogni fotogramma di questo film. Entro i primi trenta minuti-capolavoro di “Opera”, l'altissimo artigianato di Argento raggiunge un fascino quasi ipnotico come l'occhio della cinepresa nei suoi movimenti sempre più scorrevoli e fluidi (ne parleremo più avanti), la quale si muove grandiosamente per altrettanto grandi sequenze di costruzione visiva e espressiva, in modo maestoso e fantastico affinché la sanguinosa violenza di molte delle sequenze diventi ancora più stridente ai sensi. In verità, “Opera” è forse il film di Argento più vicino alla perfezione e a quel che si può dire una “scommessa sicuramente vinta”, venuto fuori dall'intera filmografia di Argento. La coreografia e i movimenti della macchina da presa si muovono talmente, troppo veloci, e la violenza è talmente sopra le righe, così come lo stile argentiano è in questo film così fitto, che è più che sufficiente per amarlo. So che certamente così è, e così fanno, i più dei fan di Argento che io conosco, siano essi tra i casuali o gli irriducibili difensori dell'Argento penoso degli ultimi anni. 

Durante la visione di “Opera”, uno non può non chiedersi quindi cosa debba essere successo ad Argento nel corso degli anni successivi. Dal momento che, dopo questo film, è come se la sua produzione come regista sia diventata sempre più disorientata, banalmente non incisiva, e superata dalle “mode” del momento, a dir poco, e sempre più andando avanti. E se, impietosi, si paragonasse un film come “Opera” ad uno dei più recenti come il penultimo ridicolissimo “La Terza madre” ('07), tra i due film ad accomunarli solo il più fanatico e sciocco degli esegeti non potrebbe che trovarci solo uno o forse due al massimo piccolissimi particolari di trovate stravaganti, sparsi in mezzo ad una tonnellata della violenza cruenta del secondo, per cercare con essa di sopperire a tutto il resto che gli manca. Argento è certo noto per la sua violenza sanguinaria, che in “Opera” è presente in un tasso molto elevato, senza dubbio, ma non è mai stato comunque come Lucio Fulci.
I film che ha realizzato al suo “picco”, tutti i suoi film, ma questo stranamente i “fan” molte volte non l'hanno notato o non se lo ricordano, circa la cura del dettaglio splatter, e questo è bene rimarcarlo, sono stati raramente ''cruenti'', ma puntavano invece di più allo spavento tradizionale e soprattutto alle atmosfere.
Opera” è invece uno dei film al top della forma di Argento come narratore visivo, e anche se ha alcuni passi un poco accidentati in mezzo al percorso della trama è semplicemente troppo elegante e troppo algidamente e hitchcockianamente “freddo'', per non amarlo. La bellissima sequenza con Betty/Cristina Marsillach e Marco/Ian Charleson in macchina sotto la pioggia, con gli sfondi delle strade e dei neon che scorrono visibilmente artificiali e ricostruiti in studio, cito, e non a caso, come al solito con Argento, proviene dallo script stesso. Anche se si svolgono nel mondo reale, i personaggi e le loro reazioni alle loro situazioni non sono esattamente in massimo raccordo logico con ciò che la maggior parte di noi gente normale, farebbe. Se qualche assassino sadico e psicopatico si introduce in un appartamento in cui siete a fare l'amore con il vostro/a amante, vi lega e vi attacca gli aghi sotto alle palpebre in modo da essere obbligati a guardare come il vostro psicopatico assassino macellerà sotto i vostri occhi la persona con cui avete appena passato la notte - beh, mi piace pensare che la maggior parte di noi chiamerebbe la polizia dopo che l'assassino vi ha lasciato andare- e non si metterebbe a vagare lentamente e goffamente nella notte sotto un diluvio. Per quanto sconvolti e atterriti. Però, che stupenda sequenza, che così è venuta fuori. In sostanza, lo script intero è in bilico, per cui la nostra eroina Betty è anch'essa in bilico nelle sue decisioni e azioni, forse in previsione di quell'altro finale che, come leggeremo sotto, Argento aveva considerato di utilizzare. Il modo in cui ella reagisce subito in seguito ad avere assistito a questo omicidio così brutale e efferato è completamente fuori delle emozioni umane. Dopo che il suo fidanzato / avventura di una notte viene assassinato e lei viene raccolta sul lato della strada dal suo regista, piange, o è soprattutto particolarmente infastidita quando il suo amico regista le chiede cosa è sbagliato, è problematico, in amore? Invece di dare sfogo alla carica dirompente della sua sconvolgente esperienza, o magari di dirgli tutto quello che è successo, preferisce rimanere offesa all'idea, già ribadita previamente proprio dal suo giovane “amico” di una notte, e farci noi spettatori ricadere insieme, in una piombata conversazione sull'Opera e come le donne della lirica e le soprano in particolar modo, spesso si pensa che siano puttane e che vadano con molti uomini per schiarirsi e cristallizzarsi la voce prima di una performance Qui, in questa situazione, sembra quasi come il tempo stia scindendo gli avvenimenti precedenti della trama, da questo livello di conversazione.
Per i fan di lunga data di Argento, questi piccoli passi falsi sono facili da dimenticare, a causa di come e quanto le belle e sontuose, assolutamente sorprendenti composizioni, sorreggano il film. E quante altre ce ne sono ancora, oltre a questo punto . E' davvero come se Argento e la produzione abbiano preso fotogramma per fotogramma lo storyboard e detto: "cosa posso buttare in questa inquadratura per renderla ancora più interessante?". Sia che si tratti della cinepresa che senza un vero perchè parte da un angolo di novanta gradi e girando su sé stessa e durante la rotazione fino a quando l'occhio della cinepresa è di nuovo nel senso corretto, o semplicemente per gli straordinari effetti visivi come quelli che riesce a catturare Argento durante alcune sequenze nel film, quando egli tiene la cinepresa al livello della caviglia, e quando siamo sedotti per la bellezza dei drappi rossi che adornano i corridoi all'interno del teatro. Senza dubbio, “Opera” è il film più elegante di Argento e certamente uno dei suoi migliori a livello tecnico e di realizzazione. Ha le sue cadute in termini di verosimiglianza e logica al livello di alcune situazioni e di dialoghi, ma se si può apprezzare lo stile ci si ritrova per una grande celebrazione visiva e anche uditiva, data la grande ed etereogenea colonna sonora mischiante Verdi, l'Heavy Metal, e tra gli altri, Simonetti con ancora alcune belle composizioni, e i grandi Brian e Roger Eno, come Simon Boswell. Anche per questo, non ho mai potuto non dare ad “Opera” una delle mie maggiori considerazioni, e delle classificazioni più alte, tra tutti i film di Argento. Definitivamente, un film fantastico.


Da IMDB:


Disponibile in entrambe le versioni R e Unrated.
Una recente uscita della Anchor Bay è la versione priva di rating, che contiene tutte le sequenze di gore e violenza. Nel Regno Unito, sono stati tagliati 47 secondi per l'uscita originale nei cinema e le successive uscite video con sono modificate nella scena dell'accoltellamento di Santini e quando l'assassino introduce le forbici nella bocca di Coralina Cataldi Tassoni. I tagli sono stati completamente reinseriti per la versione uscita nel 2002 in DVD.

Brani Colonna Sonora

"White darkness"
di Brian Eno e Roger Eno
Su licenza della Opal Ltd, London

"From the Beginning"
di Brian Eno e Roger Eno
Su licenza della Opal Ltd, London

"Opera"
di Claudio Simonetti
In accordo con la BMG Ariola-Walkman SRL

"Craws"
di Claudio Simonetti
In accordo con la BMG Ariola-Walkman SRL

"Confusion"
di Claudio Simonetti
In accordo con la BMG Ariola-Walkman SRL

"Opera Theme"
di Bill Wyman e Terry Taylor
Arrangiata dalla Ripple Music Ltd.

"Black Notes" "Note Nere"
di Bill Wyman e Terry Taylor
Arrangiata dalla Ripple Music Ltd.

"Knights of the Night"
by The Group Steel Grave
Su licenza della Franton Music / Walkman SRL

"Steel Grave"
by The Group Steel Grave
Su licenza della Franton Music / Walkman SRL

"No Escape"
by The Group Norden Light
Su licenza Sonet

"Lady Macbeth (" Vieni t'afretti ")
dall'opera lirica "Macbeth"
Composta da Giuseppe Verdi
Cantata da Maria Callas
Su licenza della Fonit Cetra

"Casta Diva"
dalla "Norma"
Composta da Vincenzo Bellini
Cantata da Maria Callas
Su licenza della Fonit Cetra

"Amami Alfredo"
da "La Traviata”Composta da Giuseppe Verdi
Cantata da Maria Callas
Su licenza della Fonit Cetra

"Sempre libera"
da "La Traviata”Composta da Giuseppe Verdi
Cantata da Maria Callas
Su licenza della Fonit Cetra

"Un bel dì vedremo"
dalla "Madama Butterfly"
Composta da Giacomo Puccini
Cantata da Mirella Freni
Su licenza della PolyGram (come Poligram)

"Macbeth"
(Estratto)
Composta da Giuseppe Verdi
Soprano, Interpretata da Elizabeth Norberg -Schulz (come Elisabetta Norberg Schulz) soprano, Paola Leolini Soprano, Andrea Piccinni (come Andrea Piccini) Tenore, Michele Pertusi Baritono, con "Arturo Toscanini", Orchestra Sinfonica dell'Emilia e della Romagna il primo film di Argento ispirato all'ambiente dell'Opera: seguirà, sullo stesso tema, l'orrendo "Il Fantasma dell'opera”, rivisitazione del classico letterario di Gaston Leroux, Michele Soavi aiuta Argento nella regia del film come regista della seconda unità.

Riprese

Le riprese cominciarono il 25 maggio 1987 e terminarono il 14 ottobre. La pellicola fu girata fra Lugano, Svizzera, Parma, (dove è situato il Teatro Regio) e Roma. La protagonista del film doveva essere, prima ancora che le riprese iniziassero, Giuliana De Sio , poi rimossa per la scelta di Argento e lo sceneggiatore Ferrini di dare un'età più "verde" al personaggio principale e venne sostituita dalla meno nota Cristina Marsillach, che si rivelò però altrettanto valida. Durante le riprese avvennero sul set fatti strani, che convinsero Argento del fatto che il suo film fosse stato preso di mira dalla cosiddetta "maledizione del “Macbeth” (in realtà esistente solo nel teatro di prosa per il dramma di Shakespeare, detto scaramanticamente "dramma scozzese", mentre l'opera di Verdi non gode di nessuna fama infausta nell'ambiente lirico).

Colonna sonora (altre info)

Le musiche sono di Claudio Simonetti. Da sottolineare i brani Opera (magniloquente) e Crows (neoclassica e piena di tensione). Nella colonna sonora fanno parte anche il gruppo Heavy Metal degli Steel Grave (GOW) con i brani “Steel Grave” e “Knight of the Night”. Durante il film si sente anche la canzone No Escape del gruppo Hravy Metal svedese Norden Light, che però non è contenuta nel disco. Questa canzone però è presente nel full lenght della band svedese chiamato “Shadows from the Wilderness”.

Curiosità

  • Nella scena dell'assalto dei corvi al killer, l'occhio reciso è il destro. Nelle successive scene il killer appare con l'occhio destro ristabilito ed il sinistro offeso.
  • Nella scena in cui la costumista sta cercando la lente di ingrandimento, pochi minuti prima di essere uccisa, in uno specchio sulla destra si nota il passaggio della troupe, vedendosi chiaramente la telecamera passare davanti ad esso.

Uscita

Il film venne distribuito in Italia il 19 dicembre 1987 e negli Stati Uniti solo il 6 settembre 1991. L'edizione DVD della pellicola è stata distribuita in Italia dalla Cecchi Gori nel 2000.

Censura

All'uscita “Opera” fu vietato ai minori di 18 anni sia in Italia - dove poi il divieto venne ridotto ai minori di 14 anni - che all'estero. Negli USA ebbe la classificazione "R", vietato ai minori di 17 anni non accompagnati.

Trivia

  • Vanessa Redgrave era stata ingaggiata per interpretare la parte di Mara Czekova, ma abbandonò il film poco prima dell'inizio delle riprese. Il ruolo è stato poi ridotto ad una semplice comparsata del personaggio di spalle, e del quale si sente solamente la voce.
  • Molti incidenti sul set, tra cui la morte di uno degli attori, indussero Dario Argento molto “pubblicisticamente” come suo solito, a credere che la “maledizione del Macbeth" avesse colpito anche durante le riprese di questo film.
  • La fine del film si ispira alla fine del famoso libro di Thomas Harris, “Red Dragon”. In un'intervista a Luca M. Palmerini per lo stupendo libro "Spaghetti Nightmares", Dario Argento afferma che non gli piaceva il capolavoro “Manhunter” ('86) di Michael Mann (soltanto idiozia e nemmeno tanto malcelata invidia, tipicamente argentiane), il primo adattamento cinematografico di "Red Dragon", che ha usato un finale completamente diverso da quello nel romanzo, ma Argento si dichiara comunque un fan di Harris. La sceneggiatura di Ted Tally per il banale e inerte "Red Dragon” ('03) di Brett Ratner, ha successivamente adattato più fedelmente questo finale. E chi se ne fregava.
  • In origine, la Columbia Pictures intendeva far uscire il film nelle sale in Germania nel 1988, ma dopo che la FSK (la censura ufficiale tedesca) ha chiesto di tagliare dal film quasi 25 minuti, per lo più di violenza (tra gli altri, le due scene con Betty che ha gli aghi sotto agli occhi), è stato fatto uscire subito in VHS, anche se una versione cinematografica era già stata annunciata.
  • L'ultimo film cinematografico del bravo attore britannico di “Momenti di gloria” (Chariots of fire) (G.B.'81) di Hugh Hudson, Ian Charleson nel personaggio del regista Marco, scomparso di AIDS nel 1990 .
  • Nel libro “Profondo Argento” Argento ha citato l'attrice Cristina Marsillach come l'attrice più difficile con cui abbia mai lavorato.
  • Il personaggio di Marco, il regista di film dell'orrore e regista d'opera, è basato sul personaggio stesso di Argento.
  • Secondo l'attore Urbano Barberini, ci vollero delle ore a ricatturare i corvi dopo che erano stati lasciati liberi nel teatro d'opera per le riprese della famosa scena dell'identificazione dell'assassino. Sono stati utilizzati circa 140 corvi, ma solo 60 ne sono stati recuperati. Gli altri mai, e a quanto pare sono fuggiti dal teatro durante le riprese.
  • L'idea dello strumento di tortura con gli aghi sotto agli occhi viene da una battuta di Argento. Argento ha detto che è un po' infastidito quando le persone distolgono lo sguardo durante le scene di paura nei suoi film. Avrebbe scherzosamente suggerito dei pezzi di nastro con degli aghi appiccicati con adesivo sotto gli occhi degli spettatori in modo che non potessero distogliere lo sguardo dal film. Ciò si sarebbe più tardi materializzato sullo schermo per questo film.
  • La famosa e oramai defunta Orion, il distributore americano del film, voleva che Argento tagliasse la scena finale nella campagna svizzera, dal film. Argento giustamente rifiutò.
  • C'è stata spesso polemica circa le proporzioni corrette del formato del film in quanto venne girato in Super 35 e processato per l'uscita cinematografica in 2,35:1, che in 1,85:1 per l'uscita su DVD con la conclusione generale che è stato il rapporto 2,35:1 quello previsto da Dario Argento da quando aveva mostrato il film in quel modo ai vari festival e, ovviamente, ha scelto di utilizzare il Super 35 per lo stesso film. 

Spoiler

  • Originariamente non vuole giocare il ruolo di Mira. Dario Argento si sentiva il personaggio è stato sottilmente-scritto e in aggiunta ha concluso il suo lungo tempo rapporti con Dario Argento due anni prima. Che finalmente convinta a prendere il ruolo è stato il fatto che lei amava scena della morte elaborata e scioccante Mira. Dirà più tardi che le riprese la scena della morte era tremendamente spaventoso come ha richiesto di avere una piccola quantità di esplosivo collocato sulla parte posteriore della testa.
  • Il film ha avuto un finale alternativo, nel quale dopo che Marco è stato ucciso, Betty si rende conto che era sadicamente innamorata dell'assassino del film. I due sarebbero poi fuggiti insieme nella campagna svizzera e il film sarebbe finito.


Napoleone Wilson

Robydick: Avrei dovuto metterne troppe... poche immagini invece, giusto della parte iniziale

















7 commenti:

  1. bellissimo, uno degli ultimi capolavori di Argento da avere assolutamente :)

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  2. Argento è deceduto dopo questo film, al suo posto c'è un clone.

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  3. veramente fantastica soprattutto la prima mezzora, come dice Napoleona, e pronti via appena partiti il piano di sequenza "a ritroso" nel teatro m'ha riportato subito alla mente l'inizio (ma lì era "in avanti") di "Profondo rosso".
    concordo in toto con la rece.

    di quelli che ha fatto dopo non ne ho visto uno che sia uno, ma se Harmo dice così...

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  4. Eccolo! Capolavoro del Darione de noiartri...film cult, eccezionale. Beh, io gli occhi non li ho mai chiusi...anzi ben aperti e vigili. Caspita complimenti anche per la recensione, mi sembra di ritornare sui banchi dell'università!

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  5. Non so quanti ma soprattutto quante, avranno riconosciuto un'allora ancora poco noto Sebastiano Somma, fra i poliziotti nel finale sulle colline svizzere all'inseguimento e all'arresto di Alan/Urbano Barberini. ***SPOILER*** Che è a proposito uno dei pochi se non l'unico assassino argentiano non soprannaturale che viene alla fine arrestato, e non (spesso auto)annientato/si. E una nota per rimarcare che Barberini, aiutato certo anche dalla sua notevole presenza e fotogenia, e aitanza fisica, è stato molto bravo nel ruolo, e all'epoca non gli venne minimamente riconosciuo, tra l'altro in un personaggio certo non molto credibile e verosimigliante, di suo. Comunque, provenendo dalle palestre e soprattutto dal mondo della moda -era un fotomodello noto negli anni'80- e da une delle famiglie -i Barberini, non ci sarebbe nemmeno bisogno di rimarcarlo- tra le più antiche e patrizie della nobiltà e dell'aristocrazia romana (anche se piuttosto decaduta), oggi è un'attivo e affermato attore di prosa. L'ho conosciuto personalmente a Teatro.

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  6. ragazzi io questi spilli me li sono sognati per anni... ahhhhhhhhhhhhhhhh

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  7. ernest, a me quegli spilli servirebbero per resistere ad un prime-time di raiuno.... quello sì che è orrooorreeeee! :D

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