giovedì 24 giugno 2010

Doro no kawa - Muddy River

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1981, Kohei Oguri.

Una storia semplice di gente umile, ambientata ad Osaka 10 anni dopo la fine della guerra, sulle rive di un "fiume fangoso" (il titolo) nel tratto che scorre in una zona industriale.

Nobuo è un bambino che vive coi genitori nella sola casa di quella riva, utilizzata anche come rosticceria. Non ricchi, ma non manca da mangiare e la buona compagnia degli avventori, lavoratori della zona, molti dei quali reduci di guerra che ne portano nel corpo e nel cuore i segni. Un giorno sulla riva opposta alla loro casa compare una barca, una di quelle usate come abitazione e con essa un nuovo amico per Nobuo, il coetaneo Kiichan.

Su quella strana e silenziosa barca vivono oltre a Kiichan la sorella di poco più grande e la madre, quest'ultima in un vano completamente separato, con una diversa passerella per entrarci. Alla fine Nobuo scoprirà il perché di quella divisione, intanto fa amicizia coi 2 bambini, li prende a cuore, li invita a casa dove i generosi genitori, con le loro "belle" storie alle spalle li accoglieranno affettuosamente...

Non voglio approfondire ulteriormente la trama, che altro non è che uno spaccato di vita di gente umile, piena di compassione ed empatia, che esce da una guerra devastante in tutti i sensi e da un periodo di occupazione estremamente umiliante. Il film pur essendo dell'81 è girato in un bellissimo bianco e nero volutamente retrò, come se fosse un film del primo dopoguerra, girato negli anni stessi in cui è collocato. Sembra di vedere un film del neorealismo italiano, uno dei momenti irripetibili del nostro Cinema, ma quello che appunto cominciò ad occuparsi della gente comune, dei loro piccoli ma grandi drammi, come "Il Grido" di Antonioni, della loro umanità spesso nascosta, celata dalle difficoltà di vivere.

Piccolo romanzo di formazione pieno di splendida gente, difficilissimo fare un film con questa trama senza scadere nel patetico, banale, eppure Oguri ci riesce, una regia come la fotografia perfetta, serie di piani sequenza mai ostinatamente lunghi di grande eleganza, a tratti negli interni direi alla Ozu, semplici metafore sempre riuscite di vite prive di agi ma cariche di dignità e amore per il prossimo, musiche classiche scelte con cura, attori, qua calco la mano, bravissimi! Anche il cinefilo più sensibili all'uso della telecamera, della tecnica in generale troverà di che saziarsi, tantissime le scene da imprimere nella memoria e molti i fermo-immagine da incorniciare come opere d'arte.

Bellissimo ed imperdibile. Io amo questo tipo di film.

Un caldo ringraziamento a Giulia, lettrice del blog ed amica, che mi sta aiutando molto nella ricerca di una serie di film asiatici di grandissimo valore.

Uno dei momenti più strazianti merita un frame di memoria, un quadro impressionista.


1 commento:

  1. Grazie Roby, ma non l'ho tradotto io,te l'ho solo segnalato, dato che cerchiamo quelle rarità che si perdono nel tempo.....io sono rimasta incantata da questo film e lo consiglio a tutti voi che amate un certo cinema inedito.

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