sabato 17 aprile 2010

Departures

4
2008, Yojiro Takita.

Oscar 2009 come miglior film straniero, nelle sale italiane in questi giorni. Come spesso accade, non è un merito.

Daigo è un violoncellista, ma l'orchestra in cui suona chiude per mancanza d'incassi. Decide con la moglie di tornare a Yamagata nella casa dove viveva con la madre, che è morta di recente mentre il padre non lo vede da quando aveva 6 anni. Il primo lavoro che trova è di tanatoesteta, in giapponese nokanshi. Sono quelle persone che si occupano di preparare il morto prima dell'ultimo viaggio: pulitura, vestizione, rasatura, trucco. Le operazioni avvengono in una sorta di cerimonia alla presenza dei cari del defunto.

E' un lavoro che all'inizio lo spaventa ed imbarazza e lo accetta perché fa guadagnare bene. Poi ci si appassiona, scopre la bellezza della cerimonia di vestizione. E' un mestiere che tutti apprezzano quando occorre, ma che raccoglie pregiudizio, un po' come ovunque c'è per i becchini. E poi la moglie scopre che mestiere fa, se ne va offesa, ma ritorna, lo ama, poi in qualche modo rispunta il padre, ecc... ecc... 2 ore per 10 min di trama.

Su una bella tradizione giapponese, interessante, sofisticata e commovente ci hanno fatto un film strappamoccio occidentalizzato all'americana. Peccato. Storie false ed improbabili senza alcun pathos. Dialoghi e frasi ad effetto banali e scontate. Eccellente per gli oscar, indubbiamente.

Ottimo per una serata di buoni sentimenti ad minkiam.
Per me: 2 gran gonadi.

4 commenti:

  1. non l'avrei mai detto...conto di vederlo il prima possibile così ti faccio sapere anche il mio parere ;)

    RispondiElimina
  2. vai tranquillo Lorenzo, spesso le mie stroncature sono poco condivise ;-)

    RispondiElimina
  3. per una volta non sono d'accordo con te. forse è eccessivamente lungo e ogni tanto un pochino noioso, però non mi è sembrato ruffiano

    RispondiElimina
  4. ruffiano, ecco la parola che mi mancava! :-)
    ma sai, questi film di buoni sentimenti effettivamente sono più difficili da fare, nel senso che appunto possono ispirare appunto ruffianeria come a me, o altro, anche in dipendenza dello stato d'animo dello spettatore.
    io l'ho trovato molto poco giapponese, da qui la sensazione...

    RispondiElimina