lunedì 19 aprile 2010

La banda Baader Meinhof

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2008, Uli Edel.

10 anni, se ho contato bene, di storia della RAF (Rote Armee Fraktion) a partire dalla cellula fondatrice, la banda Baader Meinhof appunto, fino all'ultimo omicidio del presidente della confindustria tedesca nel 1977 dopo la fine del processo.

Non me la sento di parlare della storia politica ed economica di quel periodo, discorso lunghissimo. Meglio leggersela altrove. Faccio solo qualche considerazione, a vario titolo.

Anzitutto mi ha colpito la nascita quasi casuale del gruppo terroristico tedesco. Dopo una manifestazione nel 1967, di pacifica protesta nei confronti dello scià di Persia in visita in Germania repressa dalla polizia sanguinosamente, viene arrestato Andreas Baader. Con la collaborazione della giornalista Ulrike Meinhof viene liberato. E' quello il momento in cui parte l'organizzazione. Chissà cosa sarebbe successo se invece di usare la forza per sedare il movimento giovanile si fossero cercate altre strade.

La determinazione e la convinzione di quei giovani disposti a tutto non lascia indifferenti. Indipendentemente dal condividere o meno determinate scelte, avevano una passione politica ed un senso di responsabilità nei confronti del destino del loro paese e del mondo incredibile. Chissà cosa sarebbe successo se tanta forza, grinta e rabbia avesse avuto i mezzi per sfogarsi democraticamente. Tutte le interpretazioni dei giovani attori, tutti tedeschi, sono da encomio, che diventa solenne per Moritz Bleibtreu che interpreta Baader e Alexandra Maria Lara che interpreta Gudrun Ensslin, compagna di Baader ed anch'essa leader del gruppo.

Il film, tratto da un romanzo storico, ha un andamento lineare privo di flashback, e mette in evidenza nella loro sequenza di cause ed effetti una serie di avvenimenti sia diretti che non. E' lo stesso intelligentissimo coordinatore delle forze antiterroristiche (grandissimo Bruno Ganz) a chiedersi continuamente qual'è la motivazione, la spinta morale che hanno quelli della RAF, e lo fa con lucidità. Nell'insieme degli eventi, tedeschi e non, e dei comunicati le risposte.

E' un'opera che indaga e mostra, non condanna né difende. In un certo senso il personaggio interpretato da Ganz incarna lo spirito del film.
Molto lungo, quasi 2 ore e mezza, non ci si annoia un solo istante. Eventi che si susseguono, scene d'azione fantastiche, non un attimo di tregua. Ricostruzione storica fedele e non facile, le scene di repertorio non si percepiscono quasi nel loro staccare.

Assolutamente imperdibile.

3 commenti:

  1. bruttino assai,secondo me..quel periodo lo ricordo bene..

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  2. dovrò vodermelo
    anche se per i film di argomento politico bisogna essere dell'umore giusto..

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  3. l'ho percepito più come un tentativo di film storico che politico.
    poi appunto questi film producono giudizi spesso contrastanti, non mi stupisce quello che dice brazzz anche se mi piacerebbe sapere cosa non gli è piaciuto, per capire meglio.

    la storia del terrorismo politico ancora non è stata scritta da nessuno in un modo tale da poter essere condivisa apoliticamente, inoltre differisce non poco da paese a paese. secondo me ad es. non è corretto equiparare BR e RAF, hanno avuto ed applicato programmi e metodi di lotta diversi.

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