sabato 24 aprile 2010

Ostrov - L'Isola

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2006, Pavel Lungin.

Ho avuto un approccio diffidente, lo ammetto. Poi il film mi ha sorpreso subito con una scena d'azione, forte ed inattesa. Nel 1942 in Russia un peschereccio viene assalito da una motovedetta tedesca. Un giovane marinaio si vede promessa salva la vita ma deve sparare al suo comandante, e lo fa. Il comandante cade in mare. I tedeschi vanno via,
lo lasciano sulla barca, che hanno riempito però d'esplosivo. Incredibilmente il ragazzo si salverà, raccolto dai monaci di un piccolo isolotto della baia.

Passano oltre 30anni e lo ritroviamo ancora sull'isolotto. Vive nel monastero ortodosso, si occupa del carbone per la caldaia, dei lavori più umili. La sua umiltà applicata è anche ricca di un saggio sarcasmo col quale ironizza, quando ne ha occasione, sulle contraddizioni comportamentali degli altri preti rispetto a quanto dicono i testi sacri che lui conosce benissimo. Un piccolo folle che in realtà ha reso famoso il monastero.

Pellegrini da ogni dove si recano da lui, per incontrare Anatoli, in cerca di grazie, guarigioni, benedizioni. Lui si rifugia dietro al suo ruolo di addetto al carbone e parla di Anatoli come di un altro, ma è lui stesso. Non vuole apparire, non vuole seguaci, non vuole fama, ma vuole fare del bene con la forza della sua preghiera che sempre scuote e commuove chi gli è vicino o lo cerca. Una vita intera dedicata a Dio per espiare un peccato che non riesce a risolvere, in cerca di una redenzione necessaria prima di morire... finale eccezionale!

Con una fotografia ed un'ambientazione stupende, ed una interpretazione sentitissima di Petr Mamonov nella parte del santo Anatoli, assistiamo ad un percorso religioso intenso, coinvolgente, ammirevole persino da un ateo come me. Anatoli è simpatico, bizzarro, fa sempre sorridere ma poi piazza immancabilmente, con gesti o parole, stoccate fatali. Un personaggio che rompe gli schemi non con ribellioni ma con comportamenti che seguono solo e sempre l'insegnamento, mai l'organizzazione religiosa, mai le regole degli umani o gli schemi. Ha mente aperta e profonda, orecchie sempre disponibili, poi quando ha capito come stanno le cose decide con sicurezza non ostinata, la sola certezza è la fede non il metodo o la liturgia.

Dicevo della recitazione sentitissima. Petr Mamonov è un attore che non lavorava però da molto e da 10 anni è andato a vivere su un'isola da eremita con piglio molto religioso. Una scelta di vita. Quando Lungin lo ha chiamato, regista col quale aveva già lavorato, in prima istanza voleva rifiutare poi lo stesso prete del paesino dove vive lo ha spinto ad accettare. Quella che ne è venuta fuori è un'interpretazione leggendaria!
In un'intervista ha fatto un'affermazione, del suo lavoro insieme al regista, che voglio fissare: "... Uno degli appellativi del diavolo è il Separatore e quando gli uomini sono divisi su qualche cosa, ognuno pensando di possedere la verità, be’ entrambi hanno torto su ciò che li divide. E questo film, in questo lavoro non c’è questa separazione. C’è forse incertezza: ‘cosa abbiamo prodotto?’ ‘com’è il risultato?’ Ma non c’è insistenza, lo spettatore ha spazio per vagare. Mi capisce? E’ molto importante per un artista esprimere la sua posizione ma anche lasciare qualcosa da dire, di non chiudere, lasciare lo spazio allo spettatore, al lettore di modo che avanzi."

Non mi dilungo oltre. E' un film bellissimo che Deve essere visto, non lascia indifferenti.

9 commenti:

  1. tu mi fai del male, sempre film che attirano fai

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  2. sai che ti pensavo mentre lo guardavo? davvero, non dico per dire. sono sicuro che l'apprezzeresti tantissimo.

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  3. Io credo che i territori russi e tutta la zona dei balcani fino ad arrivare alle porte dell'Europa, siano intrisi di un misticismo che noi non possediamo. Natura e mistero si fondono nei volti spesso solcati dalle rughe delle persone neanche ci fosse passato sopra un aratro. E spesso i film ambientati in questiluoghi hanno una marcia in più, come Ostrov.

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  4. caro Eraserhead, parli con un consumatore di quasi tutto quanto prodotto dalla letteratura russa dell'800, fuor di modestia! :)

    eppure molto ho capito leggendo un romanzo russo del '900, "Tutto scorre..." di Grossman, l'ho finito pochi giorni fa. contiene una perfetta e razionale spiegazione, tra le altre cose, di quello che affermi e che sottoscrivo. il bello però è capire le ragioni plausibili di quella cultura ;-)
    Grossman scrive a riguardo poche cose, talmente semplici ed intelligenti che mi hanno sconvolto.
    lettura consigliatissima.

    ciao!

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  5. Wow! E la spiegazione più o meno, supper giù, quale sarebbe? Scusa eh, ma m'incuriosisce 'sta cosa (tanto il libro per pigrizia non me lo andrò a cercare ed anche se in libreria mi cadesse in testa per sbaglio, ho così tante cose da leggere - tra cui I fratelli Karamazov che proprio non mi riesce di finire mentre immagino tu abbia letto ;) - che dovrebbe mettersi in coda.
    Sconvolgi un briciolo anche me, allora :D

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  6. letto Tutto di Dostojevskij...
    aspe'... sto guardando (tu pensa la novità!) un film. ti rispondo con calma, potrei magari farci un articolo breve su Fanfare: http://robydickwritings.blogspot.com/ , il mio blog "intellettualo".
    t'informo appena scritto, ho la mail del tuo commento in evidenza ;-)

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  7. visto, bellissimo film davvero

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