lunedì 10 luglio 2006

Il ragazzo selvaggio

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1969, François Truffaut.

Siamo nel 1798.
Victor (questo sarà il nome che poi avrà nella vita "civile") è un ragazzo vissuto selvaggiamente nei boschi dell'Aveyron fino all'età (più o meno) di 11-12 anni, quando venne casualmente scoperto, catturato (è proprio il caso di dirlo) e condotto a Parigi in un istituto per sordomuti. Victor non parla, non comprende nulla, cammina a 4 zampe, ha artigli al posto delle unghie, morde per difendersi, un uomo allo stato animale in tutto e per tutto.
Il dr Itard, educatore dell'istituto e appassionato studioso delle scienze educative, lo prenderà in affido per insegnargli tutto, dal camminare al leggere e scrivere, proprio tutto, e la sua governante collaborerà con lui con vero amore materno. Il richiamo del mondo selvaggio sembrerà non scomparire mai ma... gustatevi il finale.

Se ne sono visti diversi di film sul genere, però questo ha una particolarità: è una storia vera, verissima, e riportata in quanto tale senza alcuna sdolcinatura o spettacolarizzazione retorica.

A chiunque abbia letto l'Emilio di Rousseau questo film non può che riportare alla mente diversi punti cardine dell'opera del grande filosofo francese, vero fondatore della Pedagogia. Se dal punto di vista "tecnico" molte opinioni di Rousseau sono ad oggi estremamente opinabili, altrettanto non si può dire dal punto di vista dell'etica dell'educatore in quanto sola persona responsabile dei risultati ottenuti.
Il dr Itard, interpretato dallo stesso Truffaut, è scientifico ed amorevole, premia e punisce, ma soprattutto è in costante autocritica sul metodo seguito, assume su di sé la causa degli insuccessi e continuamente corregge l'approccio a Victor.

QUANTO VORREI CONOSCERE DEGLI INSEGNANTI COME ITARD, AH QUANTO VORREI!
Vorrei leggere sulle pagelle dei bambini in difficoltà "... scusateci, cari genitori, vostro figlio fatica ad ottenere buoni risultati perché noi ancora non siamo in grado di trovare il giusto metodo per lui ... non è problema di risultati assoluti, ogni individuo ha talento in alcune cose e meno in altre, ma di progresso nelle singole componenti della sua personalità e della sua intelligenza ... c'impegniamo sin d'ora a mettere maggior attenzione e a collaborare con voi genitori per migliorare il più possibile il nostro atteggiamento ... ecc..." .
E' un vizio diffuso degli adulti scaricare sui figli le colpe dei loro insuccessi, siano essi reali o apparentemente tali.

Un film da "visione obbligata" per chi s'interessa dell'educazione.

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