mercoledì 19 luglio 2006

Orwell 1984

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1984, Michael Radford.

Diciamolo senza incertezze: Radford non è Truffaut. Quello che il grande regista francese ha saputo fare con Fahrenheit 451, il romanzo di Ray Bradbury del 1951, non è riuscito all'inglese nell'anno omonimo al capolavoro di George Orwell, 1984, scritto invece nel 1948 e che sicuramente incise parecchio su Bradbury.

Senza conoscere il romanzo il film risulta sicuramente pesante, criptico e inutilmente lento. Con il romanzo sul groppone se ne apprezza invece la fedeltà al testo e al "clima ambientale" del romanzo originale, così come l'aver saputo inserire nella sceneggiatura alcuni dei passaggi più belli e significativi. Corretta l'enfasi rivolta alla parte finale della storia, utilizzata per approfondire i concetti del romanzo e per rendere più cinematograficamente interessante la vicenda.
Insomma, un film poco più che sufficiente, che però non ha distrutto il romanzo.

Non sto qui a riportarvi la storia di Winston Smith per semplici ragioni.
Il film è quasi inguardabile se non si conosce il romanzo, come detto, quindi se lo avete letto è inutile che ve ne parli, mentre se non lo avete letto... correte immediatamente in libreria ad acquistarlo!
Viviamo in un mondo in cui si sente sempre parlare, anche se spesso a sproposito, di "orwelliano" e "grande fratello". Se non volete bervi tutto come oro colato da bocche più simili a cloache che a sorgenti di saggezza, è fondamentale leggere questo romanzo, anzi aggiungo che è bene leggere a titolo propedeutico e sempre scritto da Orwell "La fattoria degli animali", del 1945.

Vi garantisco che sarà una lettura che cambierà drammaticamente il vostro modo di leggere un giornale, guardare cinema, tv, ascoltare radio e, più in generale, cambierà il vostro modo di assorbire notizie ed informazioni dai media e pure da parenti e conoscenti.

STATE ATTENTI PERO'!
Agli spiriti liberi tocca prima o poi la stanza 101...
Chi invece sceglie la strada della opinione comune, del consenso, della pace mentale, dell'anestesia intellettuale, delle tradizioni inculcate, delle verità assolute o rivelate, può star tranquillo che non corre alcun rischio...
...salvo, forse, sentirsi una merda umana in punto di morte, quando, solo con sé stesso, le finzioni crolleranno, le maschere svaniranno e il rincoglionimento dai fenomeni collettivizzanti cesserà d'agire.


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