sabato 21 novembre 2009

L'uomo senza passato

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2002,  Aki Kaurismaki.

Un uomo che vaga per una città viene aggredito da un trio di teppisti. Quasi morto, si rialza dal letto d'ospedale ma non ricorda più nulla di sé.

Inizia una nuova vita, prima con disincanto poi anche con una certa gioia, in un ambiente di diseredati. Sembra un automa a volte, in realtà è in continua autoanalisi, scopre sé stesso negli altri. Piano piano acquista più sicurezza, si ricostruisce un'identità cercando istintivamente di comprendere ciò in cui ha un talento che appare come spontaneo mentre risiede chiaramente nel suo passato.
S'innamorerà, ricambiato, di una timidissima donna dell'esercito della salvezza. Una dolcissima storia, come due fidanzatini.

Sarà coinvolto suo malgrado in una rapina in banca. Di seguito la polizia scoprirà chi è ma... il suo passato è stato "rinnovato" e non si può tornare indietro.
Certo che la storia si presta davvero a speculazioni filosofiche. Non avere un passato non è poi necessariamente un dramma. Il "vissuto" è spesso fonte di pregiudizi, vincoli all'espressione della propria personalità. Nei casi peggiori causa sfiducia in sé stessi. Quello che piace e diverte del protagonista è la sua massima apertura mentale, l'inesistenza in lui di ogni intolleranza, moralità becera. Vive ogni fatto, ogni esperienza con naturalezza e curiosità.

Bellissimo film, poetico, imperdibile, con non pochi momenti divertentissimi.
Un viaggio, quello dell'uomo misterioso, tra gente che sembra si muova come in un aldilà, tutto da godere ed ammirare.
Grandissimo Kaurismaki.

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