domenica 8 novembre 2009

Ti do i miei occhi

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2003, Iciar Bollain.

Toledo. Pilàr fugge nella notte, col figlio, a casa della sorella dopo l'ennesima sfuriata violenta del marito Antonio. Sono una coppia ancora giovane. Lei rifiuta di tornare allora Antonio si mette in cura, una terapia di gruppo dedicata a mariti/compagni violenti. Sembra funzionare e
Pilàr, che nel frattempo s'è messa a lavorare, decide di tornare. Purtroppo però Antonio, dopo un breve periodo di calma, ricomincia a perdere il controllo...

Ho trovato questo film straordinario! Su un'unica trama tocca diversi punti, in modo profondo.

Anzitutto certamente quello della violenza che le donne, a volte e troppo spesso, subiscono tra le mura domestiche. Anche senza che venisse mostrato nulla di cruento ho provato sensazioni terrificanti e qui devo fare un encomio solenne a Laia Marull che interpreta Pilàr: le sue posture, il terrore che esprimono le sue labbra tremanti, gli occhi, le espressioni di panico, le tensioni quando percepisce che qualcosa sta per accadere. Ottima anche la regia: la scena dell'ultima violenza è da archiviare come storica, perfetta, d'una drammaticità unica. Si percepisce senza che nulla venga tralasciato tutta l'angoscia che può provare una donna in quelle situazioni, il modo in cui cerca aiuto all'esterno con totale imbarazzo, la difficoltà di farsi aiutare anche dalle forze dell'ordine. Nonostante tutto nella donna permane un senso di colpa, ingiustificabile ma grazie al film diventa comprensibile, nel senso che lo si capisce, se ne colgono le cause.

Poi l'attitudine alla violenza come condizione vitale. Antonio vuole sinceramente uscire dal tunnel, il suo impegno dallo psichiatra è serio e sincero. Quando però gli sale il sangue alla testa non c'è più verso di controllarsi e viene da pensare che fuori di casa non sia molto diverso. La gelosia, la volontà di possesso esclusivo della vita di Pilàr, sono sentimenti errati che non possono portare a nulla di buono. Anche qui una grande interpretazione da parte di Luis Tosar. Con grande semplicità, le scene delle terapie di gruppo e gli incontri individuali di Antonio sono momenti di grande interesse, fanno riflettere moltissimo.

Infine il rapporto di Pilàr con la madre e la sorella. Rispettivamente rappresentano colei che col padre ha passato esperienze simili alle sue e lo ha fatto con rassegnazione, quindi non è un esempio da seguire, mentre l'altra, la sorella, fuggì in passato da quel problema abbandonando la madre e Pilàr al loro destino ed anche con lei il rapporto non può produrre aiuto concreto.
A Pilàr il sostegno definitivo arriverà da delle amiche molto in gamba e coraggiose.

Basta, mi fermo qui. Film, mi ripeto, fantastico e da non perdere.

6 commenti:

  1. WOW...Lo devo vedere! Da quello che scrivi è veramente emozionante, mi pare di viverlo. Comunque mi volevo complimentare per il gran Blog. E' un compendio di film sconosciuti e minori, o comunque non facilmente reperibili, e mostra la tua conoscenza onnivora del cinema. Grazie e Ciao. Francesco

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  2. è un illustre sconosciuto questo film, veramente!
    grazie francesco, i complimenti fanno sempre piacere. ciao :)

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  3. Interessante, ora lo metto in lista :)

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  4. uh arwen, questo è un gioiello davvero, passato inosservato! amo questo film, aspetto con molta curiosità il tuo giudizio

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  5. eh certo ormai sono più libera e ho deciso di recensire tutto ciò che vedo, quindi non mancherà il mio giudizio su questo film :)

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  6. cara arwen, dev'esserci in giro un'epidemia di "liberazioni", è capitato di recente anche a me e finalmente potrò regolarmente frequentare i cinema, quelli col grande schermo ;-)
    tempo di sistemare ancora 2 o 3 cose e si parte.

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