venerdì 27 novembre 2009

Dans ma peau

4
2002, Marina De Van.

E' stato necessario, al termine della visione, documentarmi un po', non sul film, ma su quello che rappresenta.
Esiste una patologia psicologica/psichiatrica poco nota, molto rara e che nonostante ciò, ho letto in giro, ha almeno 3 livelli di gravità.
E' nota come Automutilazione. Colpisce soprattutto le donne.

Nella forma più cruenta, chi ne soffre s'infligge, con strumenti da taglio anche improvvisati se occorre, ferite al limite del letale, senza per questo provare dolore, o meglio, il piacere emotivo che provano supera di gran lunga il dolore. La persona ne diventa dipendente, un po' come i dipendenti da adrenalina (praticanti di sport estremi i più tipici) e quando scatta "il bisogno", se non saziato, normali funzionalità fisiche come la vista, l'udito, i sensi in generale, ne risultano compromessi. Quando la lucidità invece domina il bisogno, le mutilazioni assurgono la precisione chirurgica, vengono persino progettate. Queste ultime diventano spesso asportazioni di brandelli di pelle.
La pelle rappresenta l'interfaccia tra il sé e l'esterno, qualche trauma infantile (violenze fisiche o sessuali subite, mancanza di contatto fisico post-natale coi genitori) ha generato un rapporto con la propria pelle anomalo e l'automutilante, per renderla più sensibile, la violenta per meglio percepirla e percepirsi.
Lo scopo non è infliggersi dolore, non ha nulla a che fare col masochismo. Non è nemmeno desiderio di deturparsi, cosa che per altro avviene. Al contrario: i brandelli di pelle vengono conservati; il sangue bevuto per quanto possibile.
E' una patologia Allucinante, aggettivo abusato che qua è d'obbligo e non iperbolico.

Parliamo del Film? E' PERFETTO!
Lo sarebbe già di per sé, ma alla luce di quanto ho potuto verificare, la descrizione della donna che ne emerge è perfetta, non esagero. Ogni singolo dettaglio della patologia emerge.
E allora della trama non vi racconto nulla, non serve. La vicenda della donna che viene raccontata è pretesto.

Aggiungo la grandissima qualità delle immagini e della regia, che unite all'assenza o quasi di musiche, fanno respirare, vivere con la protagonista la sua esperienza con straordinario realismo.
Al di là, appunto, di effetti speciali o espedienti cinematografici, il film è di realismo assoluto.

Assolutamente imperdibile!
Scritto da Marina De Van. Diretto da Marina De Van. Attrice protagonista? Sempre lei, Marina De Van. Bravissima in tutti e 3 i ruoli.

Note per il consumatore: ci sono scene che richiedono uno stomaco di ferro. Sangue ne scorre parecchio. Ho fatto fatica in certi momenti, non sono abituato. Se al contrario di me siete divoratori di horror (genere che io "aborror", è un mio limite) sarà per voi una passeggiata.

4 commenti:

  1. quindi , da come mi dicevi , dev'essere proprio interessante , mi raccomando , domani voglio un fa recensione capolavoro , dato che sarà il mio compleanno!

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  2. sul mostrato a livello di autolesionismo ci siamo ma la donna che ci viene presentata non è per niente uguale anzi tutt'altro al profilo psicologico dell'autolesionista inteso come affetto da patologia.

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  3. se si prende in considerazione l'aspetto psicologico allora secondo me il film barcolla, se invece è pura performance e esercizio di stile ok, filosofeggiante (Nietzsche) ci puo stare, ma finisce li.

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  4. ciao Manuele. visto tempo fa, anche la rece è "dei tempi", non so bene cosa risponderti, non sono addentro alla materia. la visione fu certamente entusiasmante

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