venerdì 6 novembre 2009

Il giardino di cemento

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1992, Andrew Birkin.

Quattro fratelli rimangono orfani prima del padre, poi della madre dopo brevissimo tempo. Quest'ultima però la tumulano in una scatola riempita di cemento, per evitare di essere divisi dai servizi sociali, e a questo punto inizia il loro folle stile di vita, chiusa in una famiglia-guscio, metafora estrema della borghesia inglese dove la casa è una sorta di carapace il cui interno è extra-lege. Jack e Julie, i due più grandi, diventano "papà e mamma" ed iniziano una morbosa relazione incestuosa, la terza con lucidità scrive un diario degli eventi, il piccolo Tom si traveste da donna e regredisce ad infante e pure lui, alla fine, partecipa alla messa in scena dal macabro sottosuolo. Il finale non dà scampo.

La casa autonoma immersa in una periferia immensa e glabra su un orizzonte di calcinacci, un parallelepipedo in cemento circondato da un muro di cemento, colori mai intensi quasi un b/n, la musica (stupenda!) dal sapore "wagneriano-mahleriano" composta appositamente da Edward Shearmur, tutto contribuisce al tono crepuscolare di questo ritratto di ragazzi innocenti quanto terribilmente cinici.

Da vedere assolutamente.

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