sabato 27 febbraio 2010

Don Chisciotte

4
1957, Orson Welles.
(vedi anche review #2)

L'edizione che ho visto è quella curata da Jess Franco, amico e collaboratore del grandissimo regista. E' un lavoro postumo, uscito in dvd nel 1992 quindi 7 anni dopo la morte di Orson Welles. Da alcuni criticata per certi aspetti, è di fatto la sola versione disponibile da vedere. Ed è davvero DA VEDERE!


20000 metri di pellicola girata da una troupe di 6 persone più i 2 attori protagonisti, opera nata per la televisione (anche la RAI tra i produttori) che mai riuscì ad avere termine, che come lo stesso Welles disse, fece la fine dell'opera di Cervantes, che iniziò volendo scrivere una novella e finì per produrre un monumentale capolavoro.

Prendo da QUI alcune citazioni che desidero rimangano nel mio blog...

"Come ho deciso di girare Don Chisciotte? Avevo cominciato a fare un programma per la televisione di mezz'ora, avevo il denaro giusto per farlo; ma sono caduto così perdutamente innamorato del mio soggetto che l'ho ingrandito via via e ho continuato a girarlo man mano che guadagnavo dei soldi. Si può dire che il film si è ingrandito mentre lo facevo.[...] Il film, nella sua prima forma, era troppo commerciale; esso era concepito per la televisione e io ho dovuto cambiare certe cose per farlo più duro. La cosa più folle è che Don Chisciotte è stato girato da una troupe di sei persone. Mia moglie era sceneggiatrice, l'autista piazzava le lampade, io dirigevo, ero direttore della fotografia e operatore in seconda. E' soltanto attraverso la camera che si può anche avere l'occhio a tutto. [...] Ora il film è veramente terminato. Non mancano che tre settimane circa, per le riprese di qualche piccola cosa. Quello che mi preoccupa è il suo lancio: io so che questo film non piacerà a nessuno. Sarà un film esecrato. Io ho bisogno di ottenere un grande successo prima di metterlo in circolazione. Se The Trial avesse avuto un successo di pubblico come di critica, allora avrei il coraggio di fare uscire il mio Don Chisciotte. Essendo le cose quelle che sono, io non so cosa fare: tutti si metteranno in collera contro questo film". (Orson Welles, 1964)

"Don Chisciotte, le cui riprese sono durate più di venti anni, è stato lasciato volutamente incompiuto da Orson Welles che l'ha girato e fotografato da solo un po' in tutto il mondo, forse in 16 mm, forse in 35 mm (forse alternando il 16 al 35). Il film è interpretato dallo stesso Welles, nel suo proprio ruolo, dalla giovane Patty Mac Cormack (che è forse diventata una madre di famiglia nel frattempo) e soprattutto da Akim Tamiroff che è morto da qualche anno, verosimilmente senza aver terminato il suo ruolo. La ragione che Orson Welles offre per spiegare l'incompletezza del film è la necessità di filmare, per la scena finale, l'esplosione della bomba H che distruggerà tutto e tutti, eccetto Don Chisciotte e Sancho Panza. Si è creato attorno a questo film, attraverso gli anni, una specie di leggenda che non sarebbe sorprendente immaginare che Welles preferisca restarne l'unico spettatore". (François Truffaut, 1978)

In ultimo, cito le parole di Uno al quale noi cinefili italiani dobbiamo molto.
"Se anche i film finiti di Welles sono provvisori e cambiano di copia in copia di paese in paese di censura in censura (come tutti i film, ma Welles ci permette per sempre di dirlo), quasi logicamente i frammenti, i ripensamenti, gli abbozzi e i resti wellesiani, il non-finito per definizione, sembrano invece da anni cristallizzarsi, monumentalizzarsi, riproposti in modo insieme identico e clandestino da festival e convegni grandi e piccoli.
Per il cineasta che ha lasciato la più evidente delle 'code di cometa' ci è parso allora giusto proporre alcuni reperti, assolutizzando un provino muto o la 'sua' voce che esce da una schiena solo intravista, facendo vedere grande , per una sera, ciò che a volte è ormai patrimonio di cassette più o meno degradate amate rubate in giro per il mondo in attesa di improbabili e non si sa quanto auspicabili 'montaggi finali'. E in sala, al buio, per la vostra/nostra moviola mentale, ore di riprese, di prove, di ciak (da Don Chisciotte), con le quali Welles ci manda a dire che - se il last cut è quello del proiezionista - il first cut è o potrà essere un giorno quello dello spettatore."
(Enrico Ghezzi)

E' un Don Chisciotte che vive il tempo della Spagna in cui Welles girava. Il film però è stato girato, per le gesta dell'idalgo, el caballero andante, in Messico.
In questa versione lo possiamo dividere in 3 parti: la prima di pure gesta, più fedele al testo anche nelle situazioni, con la scena in cui lotta contro i mulini a vento talmente bella e drammatica da commuovere per la bellezza; la seconda si svolge in Spagna (Siviglia e/o Pamplona direi) dove Sancio Panza cerca il suo cavaliere, travolto dalla modernità, e lo troverà imprigionato su un carro; la terza è il finale, e non si racconta, bello e bravissimo Jess Franco ad essere riuscito, solo col montaggio, a realizzarlo.

Nella parte centrale c'è un momento in cui Welles narratore ci spiega precisamente il perché il suo Don Chisciotte è ambientato in tempi moderni e quanto, sia l'idalgo che il suo scudiero, siano importanti rappresentanti dello spirito di quel paese, la Spagna, che lui ha amato talmente tanto da volere che le sue ceneri vi fossero sparse.

Il film è non solo bellissimo ed interessante, ma molto spesso divertente, a tratti da piegarsi. I 2 attori sono state scelte felicissime: Francisco Reiguera è davvero l'icona dell'idalgo, perfetto fisicamente e nella lirica dizione; Akim Tamiroff un irripetibile e simpaticissimo Sancio Panza, persino più protagonista del suo padrone.

Il Don Chisciotte, del quale ho colpevolmente letto solo un'antologia, merita una lettura completa che prima o poi affronterò e sono grato a Welles d'avermi instillato questa ambizione.
Perché la sua figura di Cavaliere Errante fra i cavalieri erranti mi ispira tanto fascino? Perché è così senza tempo e la sento valida ancora oggi? Forse vorrei vederne di persone così, Pazze e Pure, occuparsi dei pericoli che affliggono la gente sia nelle piccole che nelle grandi cose (i Giganti inquinamento e guerre, i Mulini disoccupazione e povertà, le Macchine Infernali dell'economia che uccide il terzo mondo, ...). Se ce ne fossero mi farei piccolo piccolo come Sancio Panza, pragmatico ed ironico ma devoto, seguirei uno di loro per proteggerlo da un mondo nel quale i nobili sentimenti non trovano più spazio. Saremmo almeno in 2 ad avere un nobile motivo per cui vivere.

Un caloroso abbraccio a Michele, sostenitore recente del blog, che mi ha stimolato l'approfondimento di questo regista da Olimpo.

4 commenti:

  1. Ho letto la tua recensione nel buio e nel silenzio della mia cucina.
    Mentre leggevo pensavo alla soddisfazione che si prova quando senti una persona che si entusiasma per qualcosa che ti entusiasma.
    Non siamo soli nell'universo viene da pensare (ok Grazia lo so che è un'iperbole forse esagerata ma è un'iperbole).
    La tua recensione mi ha confermato che Welles è un grande e mi fa piacere ricordarlo.

    Pamplona.
    Ricordo di aver visto da giovane (bambino) un documentario a puntate di un viaggio in Spagna con commento Italiano di Arnoldo Foà (voce degna di Welles).
    Ovviamente allora non sapevo.
    Riscoperto qualche anno fa a Fuori Orario (San Ghezzi aiutaci tu).
    Penso sia reperibile sulla rete.
    Lo sai che esiste anche un film con Totò?
    L'uomo, la bestia e la virtù.
    http://www.antoniodecurtis.org/virtu.htm
    Trasmesso solo due volte dalla Rai.
    L'olimpo proprio non si vede ma c'è Totò e Welles.
    ciao Michele

    P.S. Sam Peckinpah "Pat Garrett & Billy the Kid" non sarà da olimpo ma la colonna sonora e Bob Dylan che conta le scatole dei fagioli sono grande cosa.

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  2. Quello con Totò e Welles è proprio una chicca, tra l'altro quel sito trasmette tutti i film di Totò in streaming, ottima segnalazione!

    Welles nel 2002 è stato votato dal British Film Institute come il più grande regista di tutti i tempi. Per gli inglesi votare un americano...

    annotato anche il P.S.
    ciao. :)

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  3. Penso che con tutto quello che ha portato in scena (teatro e cinema) di William Shakespeare abbia parecchie porte aperte con gli Inglesi.

    ciao michele

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  4. pubblicata rece #2
    http://robydickfilms.blogspot.com/2012/10/don-chisciotte-review-2.html
    eventuali commenti fateli di là, grazie

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