lunedì 15 febbraio 2010

Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante

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1989, Peter Greenaway.

Vedere un film di Greenaway significa entrare in un mondo diverso, in una visione artistica delle situazioni umane, persino quelle estremamente grottesche.

Una specie di boss della mala è proprietario di un raffinato ristorante in inghilterra. Il cuoco è un francese che mal lo tollera se non perché lo finanzia. Meno ancora lo tollera la moglie, anch'essa raffinata ed elegante. Tutte le sere, e ne vedremo parecchie di serate visto che il film è ambientato quasi esclusivamente dentro il ristorante, il boss va lì a cena con moglie e bravacci al seguito.

Lui è quanto di peggio si possa pensare di un uomo. Prepotente, violento nei modi e nel linguaggio, i soldi pensa gli permettono tutto, amorale, urla sempre, racconta aneddoti e storielle squallide ritenendosi spiritoso. Mi ricorda qualcuno...

La donna troverà un amante, col quale amoreggerà proprio nel ristorante. Il "ladro" se ne accorgerà, e lo ucciderà. La donna, con complicità adeguate, riuscirà a vendicarsi con modalità particolarmente macabre.

Il film è in realtà comicamente drammatico, tutta la situazione è un eccesso, nel mangiare, nella truculenza, sicuramente anche nel sesso disperato dei due amanti.
Nonostante la trama, grazie anche alle musiche di Michael Nyman (Greenaway è un cultore di musica, non c'è che dire), sono sempre rimasto ipnotizzato dalle immagini. Sarebbe fantastico se esistesse davvero un ristorante come quello disegnato qui. Le cucine poi, sembrano quelle di un antico castello, con gli animali interi appesi. Tutto sembra un teatro, persino il sipario si chiude alla fine.

Un piacere da vedere, bellissimo.
Nonostante il fastidiosissimo e macchiettistico ladro, che continua a ricordarmi qualcuno.

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