domenica 7 febbraio 2010

I racconti del cuscino

2
1995, Peter Greenaway.

Comincio la mia rassegna su Greenaway, regista particolarissimo che suscita in critica e pubblico sentimenti contrapposti e mai intermedi: o piace molto o non piace per niente.

Da che parte mi troverò? Non ho bisogno di schierarmi, ma di dichiararmi, per correttezza con chi legge: a me piace, e molto!
Questo film è tra i suoi migliori a leggere in giro...

Una storia orientalissima raccontata da un inglese, che certo si è avvalso di molta consulenza giapponese, ma ha diretto e montato personalmente la storia e soprattutto le stupendissime immagini.

Nagiko è figlia di uno scrittore che è anche un artista della Calligrafia, vera forma d'arte in Giappone. Ad ogni compleanno il padre, che di fatto si prostituisce con l'editore per poter pubblicare i suoi libri, scrive col pennello sul viso e sulla schiena di Nagiko un messaggio richiamante la Genesi. La ragazza, che scoprirà la verità sul padre e sull'editore, sarà anche costretta a sposare il figlio dell'editore, ma il matrimonio fallirà in breve tempo, l'uomo è molto gretto, lei invece colta, bellissima e raffinata. Scappa ad Hong Kong dove dopo qualche lavoro umile arriverà a lavorare per uno stilista di moda, anche come modella: diventerà ricchissima.

Nagiko adora due piaceri: la carne e la scrittura. Inizialmente è alla ricerca di amanti che siano anche calligrafi, che le scrivano sul suo corpo. Poi diventa lei scrittrice di corpi. Seduce uomini, li depila e gli scrive sopra dei racconti, in particolare su un inglese che conosce l'editore del padre e ne è anche amante. Metterà in atto un incredibile piano di vendetta, per motivi che vi lascio scoprire...

Greenaway a quanto leggo è grande amante e cultore dell'arte architettonica e pittorica, e le transfonde nella Settima. In questo film ci riesce alla grandissima.
All'inizio si fatica, solo per poco, a seguire gli eventi. Poi diventa semplice. L'espediente di inserire spesso molteplici frame nell'immagine che si vede, con un effetto collage non facile da seguire, diventa poi una meraviglia, t'impegna ma t'appaga. Come in quadro importante devi cogliere tanti dettagli in tanti punti diversi, a volte asincroni nel tempo, tutti che contribuiscono ad arricchire la trama.
L'atmosfera, anche grazie a suoni e musiche particolari, è come ho detto estremamente "giapponese". Proprio com'è tipico nella loro cultura, mantiene insieme vivi sia la tradizione che la incredibile modernità. Immagini sgranate, colori stupendi, trama complessa e di difficile comprensione per gli occidentali eppure sensata in luoghi dove il rapporto col mistico è estremamente diverso dal nostro.

Bellissimo ed assolutamente da vedere.
Ho trovato un altro genio del Cinema, sono contentissimo.

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