venerdì 7 maggio 2010

Revanche

10
2008, Götz Spielmann

Il titolo italiano "Ti ucciderò" non merita nemmeno menzione nel titolo del post. Il film è austriaco ma il titolo è in francese, significa "Vendetta", che bisogno c'è di cambiarlo? Mha...

Trama semplice, verrebbe da definirla di prussiano rigore. Alex è factotum in un bordello di Vienna ed innamorato di una giovane prostituta ucraina. Amore da tenere segreto, si complica nel momento in cui il "pappa" della ragazza le propone il salto di qualità: appartamento personale, incontri con vip. Lei rifiuta, lui la perseguita e Alex decide di fuggire insieme. Non ci sono soldi. Organizza una rapina in banca nel paese dove può vivere con l'anziano zio, in macchina la ragazza che l'aspetta. Quando esce uno zelante poliziotto spara mentre fugge con la macchina, la ragazza colpita muore.

Nessuno sospetta di lui. Casualmente scopre che il poliziotto che ha sparato, con una difficile situazione personale e familiare, vive vicino la sua fattoria. Iniziano propositi di vendetta...

Un film diviso quasi nettamente in 2 parti. La prima che ritrae il mondo dei bordelli è quasi noir, molto cruda. Alex è un pregiudicato, ma non ama la disumanità dell'ambiente che frequenta che per questo lo riconosce come un perdente. Nella seconda, dopo la tragica rapina, si trasforma in un uomo cupo, introverso.
C'è un ritmo lento quando deciso e preciso, una trama a maglie larghe e dense, che tiene sempre sospesi sugli eventi, con numerosi colpi di scena che arrivano inattesi, con poche e misurate parole. Molta la tensione che viene ricavata da gesti e situazioni, impossibile non pensare ad Haneke anche se Spielmann è meno duro pur mantenendo critica netta all'ipocrisia borghese, fredda ed indifferente ai drammi che accetta e cerca di stigmatizzare, sempre pronta ad autogiustificarsi, che ammanta tutta la storia.

Uno stile originale, bello ed intenso, assolutamente da vedere.


10 commenti:

  1. Ma Irina Palm non lo recensisci? Sapessi che pubblicità gli ho fatto io!
    Roby...(mica sono offesa perchè non passa più..no no...IO? Mavalà...Mica me la prendo perchè non mi dice più nemmeno ciao..maFFiguriamoci!)dicevo...Roby..tanti saluti dalla Val Gina,eh!
    :-(

    RispondiElimina
  2. Mi unisco anch'io al suggerimento di Grace, anzi, ricordo di avertelo già segnalato un po' di tempo fa: una piccola strana storia e una grande Marianne Faithfull. Dovrebbe piacerti.

    RispondiElimina
  3. avete ragione, ce lo già anche, lo guardo a breve e non dimenticherò anche una galante dedica. :)

    scusa grace, ho solo problemi di tempo ultimamente, ma faccio ammenda lo stesso :P

    RispondiElimina
  4. Voto anch'io Irina Palm, però a occhio e croce pure 'sto Revanche dev'essere un gran film. Hai straragionissima sull'idiozia di certe traduzioni di titoli: un giorno che hai voglia potresti dedicare un post ai più cretini e ai più goffi e ingiustificati, e ce ne sono a bizzeffe. A volte sembrano fatti per dispetto, per tener lontano il pubblico dalle sale...

    RispondiElimina
  5. entro maggio prometto irina palm! :D
    bravo nik, questo film è proprio bello. sui titoli per fare un articolo degno ci vorrebbero 6 mesi di ricerche...

    RispondiElimina
  6. La cosa interessante di questo film è che prosegue là dove spesso molte storie si concludono (quando l'azione finisce9; qui invece il regista ne approffitta per approfondire e dare spessore ai personaggi.

    RispondiElimina
  7. bravo Lucien, grazie, ottima osservazione.

    RispondiElimina
  8. interessante il colpo di scena che divide in due il film. per il resto mi è sembrato valido ma non mi ha entusiasmato. haneke ha una marcia in +

    RispondiElimina
  9. Molto buono, l'ho appena visto e ti ringrazio della segnalazione.
    Racconta bene il dolore, con le immagini più che con le parole, peraltro rarissime. Ha anche il pregio di girare alla larga dai clichè, e non è cosa da poco. Bravi gli attori, titolo (originale) azzeccatissimo.

    RispondiElimina
  10. ciao Roberto
    mi fa piacere trovi estimatori questo film e relativo regista, merita, e ha un senso misurato, non eccede appunto dove sarebbe facile farlo, penso alle scene al postribolo ad esempio.

    RispondiElimina