venerdì 21 maggio 2010

Blood and Bones

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2004, Yoichi Sai.

1923. Una nave dalla Corea (protettorato del Giappone, frutto della spartizione dopo la guerra russo-giapponese del 1905) trasporta emigranti in cerca di lavoro verso Osaka.

Raccontata da Maseo, primo figlio maschio della prima donna, la moglie, seguiremo le vicende di Kim Shun-Pei, che sulla nave è solo un ragazzo, ma ha le idee chiare. In un quartiere periferico popolato esclusivamente da nippocoreani (così li definiscono i giapponesi) Kim comincerà, appena adulto e poco prima della guerra, ad impiantare una fabbrica di kamaboko che darà lavoro a moltissimi. Duro e spietato, sia in famiglia con moglie e figli quanto con i suoi operai, diventa un uomo temuto e riverito, dalla violenza incontrastata.

Quella di Kim è una escalation di spietatezza e brutalità. Appena la fabbrica avrà difficoltà la chiuderà e con i grandi capitali accumulati presterà denaro ad usura, lavoro che non gli riesce per nulla difficile. Nel frattempo avrà una prima concubina che però non riuscirà a dargli figli, poi quando questa si ammalerà ne avrà una seconda, sempre abitando a pochi passi dalla casa della moglie. Rapporti coi figli inesistenti o quasi, sempre violenti. Una cosa inaudita.

Sullo sfondo quello che potremmo definire il ghetto nordcoreano. Convivenza storicamente difficile, i coreani pur emigrando in Giappone continuano a sognare la nascita della loro repubblica, rifiutano l'integrazione forzata persino durante le campagne di arruolamento per la seconda guerra mondiale. Dopo la Guerra di Corea molti cominceranno a coronare il sogno di rientrare in patria, relativamente pochi in realtà.

Sangue ed Ossa è un titolo carnalmente esplicito. C'è tanta violenza e dolore, una specie di condanna che i figli di Kim cominciano a pensare si trasmetta col sangue. Il destino della sorella di Masao dopo sposata, che pare ricalcare quello della madre, conferma la teoria.

Continui avvenimenti, una vita durissima, raccontata come in un grande romanzo che si chiuderà nel 1984, senza alcuna redenzione.

Filmone, pluripremiato in Giappone e che in Italia non s'è manco intravisto.
Interpretazione di Kim da parte di Takeshi Kitano semplicemente leggendaria, il film è Lui. Non so più dire se è più bravo come attore o come regista, in entrambi i ruoli a prodotto cose d'eccellenza, uno dei Grandi del Cinema tra i viventi.


3 commenti:

  1. Accidenti, questo devo proprio vederlo, adoro Kitano! Sottotitoli inglesi suppongo.

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  2. no no Ale, ci sono i sub ita ed anche perfetti ;-)

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