sabato 1 maggio 2010

The Addiction

7
1994, Abel Ferrara.

Un film sui vampiri ante le mode recenti. Non so dire di Twilight o affini, ma in questo film sono certo di una cosa: quella dei vampiri è semplicemente una metafora rappresentativa.

Kathleen è laureanda, ormai prossima alla discussione della tesi, in filosofia. Pacifista, ha un bisogno profondo di riflettere sul significato di bene e male. Mentre passeggia viene aggredita da una vampira che la morde, trasformando quindi la stessa Kathleen in vampira.

A partire da questo momento ogni speculazione etico-filosofica, ogni citazione dei grandi filosofi dell'800 sui quali Kathleen prepara la tesi, assume significati diversi. L'incontro apparentemente casuale con un vampiro di lungo corso sarà determinante per la presa di coscienza definitiva del proprio "vampirismo". E' il male che deve essere esplicitamente rifiutato: non si è peccatori perché si commette dei peccati ma si commettono peccati perché si è peccatori.

E' un film piuttosto sconvolgente anche per la modalità di esposizione. Bianco e nero sgranato, diverse scene in spalla, musiche originali curate, nell'insieme fornisce un'ambientazione particolarmente cupe e tenebrosa senza rappresentare gironi danteschi ma una città normalissima. L'Inferno è su questa terra, non aldilà o aldiqua, un aldiQui presente e costante, occorre farci i conti.

Il vampirismo è sete di sangue, potere che non può essere evitato pena la morte del vampiro stesso che non ha alternative. Parimenti le guerre, i genocidi, che ogni tanto compaiono con immagini di repertorio. Questo parallelismo così esplicito l'avevo visto fare già da Haneke, soprattutto in "Benny's Video" ma anche in altri suoi film.

Non un horror quindi. Poco sangue, tra l'altro color nero, anche se c'è una scena nel finale davvero fenomenale.
Un film che vuole far pensare con una giusta dose d'ansia e terrore, usata come un alcolico per disinibirti. A mio parere: bellissimo ed imperdibile.

Un doveroso grazie ad Arlene Machiavelli per il prezioso consiglio.

7 commenti:

  1. grandissimo film..in quel periodo ferrara era splendido.(vedasi il cattivo tenente..re di new york)

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  2. Le righe iniziali sulla trama ti fanno magari pensare "du palle, 'sti vampiri", ma poi andando avanti a leggere capisci di trovarti al cospetto di quella sempre più rara cosa che si chiama "film d'Autore"... Il parallelismo con guerre e genocidi testimonia di intelligenza eccelsa. Cercherò senz'altro di vederlo, perché finora me lo sono perso.

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  3. eh sì, il cattivo tenente è una cosa...

    ero restio anch'io Nicola, e poi... me lo ha consigliato qualcuno/a che non ricordo (forse Arlene) e ci ho provato.

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  4. Sì ero stata proprio io a consigliartelo!
    Grandiosa la tua analisi del film, sei riuscito a sintetizzarne i concetti fondamentali e l'atmosfera che lo pervade, così come il messaggio che porta con sè: al male occorre rispondere con un no deciso.
    nel titolo italiano hanno aggiunto ahimé "Vampiri a New York" che svilisce notevolmente e non rende giustizia allo spessore metaforico della pellicola.

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  5. grazie Arlene, molto gentile. ho anche provveduto a correggere il finale della rece. :)
    sì, il titolo italiano, che dovrebbe "attirare" secondo i distributori a me produce l'effetto contrario, non l'ho nemmeno citato.

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  6. Ma per curiosità, roby, ce l'hai con De Palma??
    Non mi pare tu abbia recensito alcun suo film :D

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  7. urca No! è che quelli che mi piacciono li ho visti tutti prima di iniziare a recensire :)
    prima o poi qualcuno lo riguarderò di sicuro. il fantasma del palcoscenico in particolare ogni tanto me lo rivedo.Carlito's way e Scarface tra i preferiti.

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