giovedì 20 maggio 2010

Paranoid Park

14
2007, Gus Van Sant.

Alex è solo un po' apatico ma abbastanza socievole. Con un amico anche se timidamente comincia a frequentare Paranoid Park, un luogo di ritrovo dei migliori skaters della città. Non è molto bravo però gli piace moltissimo guardare gli altri nelle loro evoluzioni, poi gli piace l'ambiente, i ragazzi e le ragazze che ci sono lì.

Si ritroverà coinvolto in una tragica fatalità e diventerà sempre più solitario e scostante, persino con la sua bella fidanzata. Ha un gran bisogno di confessare a qualcuno quello che è successo, ma non c'è nessuno tra i suoi amici che ritenga adeguato e in famiglia non ci sono sbocchi...

Come in Elephant, Van Sant ritrae un mondo giovanile "popolare" che trascina la sua esistenza in modo un po' meccanico, zero ideali, zero ambizioni e prospettive, zero fiducia nelle istituzioni, e lo fa riprendendo molto a spalla e spesso in stile super8 attori non professionisti, ragazzi che sostanzialmente interpretano sé stessi. La sensazione di vita sospesa è accentuata dai ralenty, bellissimi quelli di skating, accompagnati da ottima musica classica e new-age. Questo aspetto musicale del film lo vorrei sottolineare. Ci si aspetterebbe hip-hop a manetta, ed invece no, si sentono queste musiche dolci ed armoniose che ci portano a vedere la giovanile voglia di divertirsi di questi ragazzi, e di fare gruppo, come dovrebbe essere, cioè una spontanea espressione di quella età.

C'è in Alex un tormento che, anche se non sufficiente a farlo confessare, è di ottimistica speranza. Quando i suoi compagni rideranno cinicamente su delle immagini raccapriccianti lui non ne resterà indifferente e ne avrà anche i suoi buoni motivi per non esserlo.
Insomma, rispetto al citato Elephant, l'epilogo ha uno sbocco.

Bello, m'è piaciuto parecchio, non lo definirei un capolavoro come recita la locandina italiana ma se piace lo stile di Van Sant si deve vedere, per cogliere l'ennesima occasione di entrare in un "mondo".

14 commenti:

  1. Di van Sant finora ho visto solo Elephant. Quando questo uscì al cinema volevo andare a vederlo, ma poi non c'è stata l'occasione. Spero di poter rimediare un giorno perchè lo stile di regia di Elephant era grandioso. raramente ho visto un regista così attaccato ai personaggi e all'ambiente che racconta.

    RispondiElimina
  2. bello belo bello..molto bello,di suo,anche il film su kurt cobain..l'esatto contrario di quel che cim si aspetta da un film su una rockstar..brillante

    RispondiElimina
  3. mi è piaciuto parecchio
    minimale, a volte si avvicina allo stile documentaristico, ma il tocco d'autore si vede prepotente (come nella grandiosa scena con la musica di amarcord)

    RispondiElimina
  4. sì Ale, ne ha fatti molti di belli, hai descritto bene una caratteristica di Van Sant.

    concordo con Marco, rasenta il documentaristico.

    sai Brazzz che c'ho provato con Last Days ma l'ho fermato? ho anch'io i miei limiti :-)

    RispondiElimina
  5. Vedo che continui con l'esplorazione di Van Sant. Ottimo film, sempre sul tema che gli più caro, cioé storie diverse di giovani diversi, e non solo nel senso che oggi comunemente si intende per "diverso".
    Magari fra un po' allungherai la lista con "Belli e dannati", "Scoprendo Forrester" e, soprattutto, "Will hunting", il mio preferito in assoluto.
    Quante pretese abbiamo noi che le recensioni non le facciamo, eh?

    P.S.: temo che con "Last days" farei la stessa cosa... se è troppo per te figurati per me!

    RispondiElimina
  6. ammetto che ho un debole per questo regista :D
    messo tutto in ordine Prof (era un po' che non ti chiamavo così, ahah!) GRAZIE!

    RispondiElimina
  7. In questo film di Van Sunt rispetto ai precedenti si sente di piu' l'assenza dei genitori,che infatti appaiono sfocati e senza testa.Film davvero interessante,dove pero' le riprese fisse a rallenty sui volti dei ragazzi non le ho capite per niente :)

    RispondiElimina
  8. ciao Angelo! ottima osservazione, che mi fa venire in mente come Van Sant ed Haneke un po' si somiglino.
    in generale un ralenty su un primo piano enfatizza il linguaggio facciale, alcuni segnali a velocità normale si perdono. forse in questo film se ne vedono pure troppi effettivamente.

    RispondiElimina
  9. Haneke lo conosco poco.Cosa mi consigli di vedere....

    RispondiElimina
  10. quale più quale meno, mi sono piaciuti tutti quelli che ho visto. armati di pazienza, leggi il link che segue e prova a farti un'idea ;-)
    se hai domande falle pure commentando il film che ti può interessare, sempre disponibile a rispondere.
    http://robydickfilms.blogspot.com/search/label/Michael%20Haneke

    RispondiElimina
  11. Intensissimo, la descrizione dello smarrimento e del senso di colpa del ragazzino è struggente. Sembrano tutti navigare in una sorta di totale inconsapevolezza, solo lui (grazie al consiglio dell'amica) riesce ad elaborare attraverso la scrittura (letteralmente catartica)
    Se penso all'intensità di alcuni primi piani o alle riprese nelle scene degli skaters mi vengono i brividi!!!! E' il mio preferito dopo Elephant.
    Anch'io ho un evidente debole per Van Sant.

    RispondiElimina
  12. Arlene, ti sei fatta desiderare qui! :D
    ma poi come sempre sei illuminante, tu non solo hai un debole per Van Sant ma lo sai interpretare come pochi.
    grazie.

    RispondiElimina
  13. com'è svegliarsi una mattina e scoprire che il giorno prima è stato tutto vero, che non era un sogno? che ci sono le foto sul giornale e che la colpa è tua?
    un film pesantissimo. i rallenty, la storia che va un po' come le pare, le scene ripetute, i dialoghi e le musiche. tutto è estremamente pesante. esattamente come il peso che si porta dentro alex.
    l'inno della paura, dell'angoscia, del timore delle conseguenze e del bisogno di chiudere gli occhi e dimenticare tutto.

    mi è piaciuto molto.

    RispondiElimina
  14. hai grande coerenza nei gusti devo dire, caro dr.nick, tanto di cappello! :)

    RispondiElimina